Asilanti: "Salasso per i comuni"

Il picco di arrivi di richiedenti l’asilo del 2015 comporterà nei prossimi tre anni per comuni e cantoni un aumento dei costi di 1 miliardo di franchi

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In Svizzera le richieste d'asilo sono in diminuzione, ma l'ondata di arrivi del 2015 causerà a partire dal prossimo anno - nei comuni e nei cantoni - costi extra per un miliardo di franchi tra il 2020 e il 2022. E questo perché per molti profughi i finanziamenti della Confederazione volgeranno al termine. Una proiezione anticipata domenica dalla SonntagsZeitung e confermata anche dagli esperti della Conferenza svizzera delle istituzioni dell'aiuto sociale.

Il meccanismo è presto spiegato: a ogni persona a cui viene concesso l'asilo, la Confederazione paga il grosso delle spese per 5 anni, mentre se la persona è accolta solo provvisoriamente, gli anni sono 7. Dopodiché la responsabilità passa ai cantoni e appunto soprattutto ai comuni.

Per questo molti comuni, che in queste settimane stanno preparando i preventivi per il prossimo anno, ammettono di pensare anche a un aumento delle imposte. “Un aumento è possibile – esordisce ai microfoni della RSI il presidente dell’Associazione dei comuni svizzeri Hannes Germann –, e anche sostanzioso, inoltre alcuni progetti saranno bloccati. Il problema insomma persiste, anzi, aumenterà. Queste persone, anche quando saranno integrate, resteranno comunque a carico dell'aiuto sociale e a carico dei comuni. È una bomba a orologeria.”

La pressione si farà sentire anche sui cantoni: Berna ad esempio si prepara a spendere 140 milioni in più nei prossimi 3 anni. Per questo a Palazzo federale cresce la pressione, da destra a sinistra, affinché Berna paghi più a lungo. il Governo è però convinto che la soluzione migliore sia integrare e far lavorare queste persone e preferisce dunque puntare sulla cosiddetta "Agenda integrazione svizzera", per la quale ha già triplicato i finanziamenti e intensificato la collaborazione con i cantoni.

“Si calcola sempre quanto si spende – spiega da parte sua il presidente Conferenza direttori cantonali opere sociali Martin Klöti –, ma mai quanto si guadagna. Se facciamo bene i conti, queste persone, una volta integrate e inserite nel mondo del lavoro, sull'arco di più anni e di più generazioni, porteranno nelle casse dello Stato miliardi.”

C'è però chi solleva più di un dubbio e si chiede se non sia un po' illusorio pensare che - per esempio - un eritreo dopo 5/7 anni sia perfettamente integrato, indipendente e non necessiti dell'aiuto sociale.

TG/Red.MM
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