Svizzeri vittime di fake sextortion

Organizzazioni prendono di mira chi naviga sul web: “Abbiamo filmati di te che guardi porno. Pagaci o li pubblichiamo”. Ma è una truffa

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“Abbiamo accesso al tuo computer e alla tua webcam: ti abbiamo registrato mentre guardavi un filmato pornografico e se non paghi un riscatto pubblicheremo foto e video online”. È il tenore delle e-mail che hanno ricevuto molti svizzeri che negli ultimi mesi si sono imbattuti nella cosiddetta “fake sextortion”. “Fake”, ovvero valsa, poiché chi sta dietro a questo raggiro non ha in realtà tra le mani materiale piccante: si tratta quindi di una vera e propria truffa che, conferma MELANI, la Centrale d’annuncio e d’analisi per la sicurezza dell’informazione, ha subito una recrudescenza dall’inizio dell’anno.

Negli ultimi mesi, si legge giovedì in un comunicato, alcuni delinquenti sono riusciti ad incassare illecitamente bitcoin per un valore di circa 360'000 franchi. Secondo l’organizzazione di sicurezza SANS ISC, a livello mondiale sono stati raccolti circa 22 milioni di dollari in tutto il mondo con questo raggiro.

Un meccanismo semplice

Come funziona? I truffatori inviano e-mail di massa: in sostanza è come se pescassero a strascico. Il meccanismo del raggiro è piuttosto semplice e MELANI lo riassume così: “Se l’importo richiesto in bitcoin non viene pagato entro un certo termine, i truffatori minacciano di inviare il materiale compromettente a tutti i contatti del destinatario. Per fingere che il computer sia stato compromesso, spesso indicano una password proveniente da una fuga di dati. Nella maggior parte dei casi la password è obsoleta e non viene più utilizzata. Esistono altre varianti: si ricorre ad esempio al numero di cellulare per far credere alla vittima che il suo telefonino sia stato compromesso. In un’altra variante ancora, la cosiddetta prova che l’account di posta elettronica sia stato pregiudicato è fornita con un messaggio apparentemente inviato dall’indirizzo dell’utente stesso. In realtà, in questi casi i truffatori hanno falsificato il mittente”.

A inizio 2019 come detto c’è stata una nuova ondata di “fake sextortion” in lingua tedesca. Melani ha ricevuto centinaia di segnalazioni ed è probabile che il bersaglio di questa campagna fossero i paesi germanofoni.

RG delle 12.30 del 07.02.2019 - Il servizio di Elisa Raggi
RG delle 12.30 del 07.02.2019 - Il servizio di Elisa Raggi

Non pagate il riscatto

Le autorità mettono dunque in guardia: è una truffa, non pagate riscatti! Molte persone tuttavia lo pagano – si parla di somme esigue ma che diventano ingenti se moltiplicate per il gran numero di persone che abboccano – probabilmente perché si vergognano di aver consumato pornografia. Fintanto che verseranno soldi a questi truffatori gli stessi saranno però incoraggiati a perpetrare l’imbroglio.

Per sensibilizzare maggiormente sul tema, è stato dunque lanciato oggi il sito www.stop-sextortion.ch.

ludoC

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