Zucchero amaro

I coltivatori chiedono la reintroduzione di un pesticida, ma i verdi sono contrari: "I neinicotinoidi finiscono anche nel sangue dei bimbi e nel miele"

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Un'amara constatazione per chi produce barbabietole da zucchero: da quando certi pesticidi sono stati vietati perché dannosi all'ambiente e alla nostra salute, le coltivazioni deperiscono. Un problema in cerca di soluzioni. Conciliare, infatti, da una parte la necessità di rispettare sempre di più l'ambiente e dall'altra i bisogni dell'economia, non sempre è cosa facile.

La Svizzera produce zucchero industrialmente dall'inizio del Novecento. Oggi nel nostro Paese sono attive due fabbriche, che impiegano oltre 200 persone. In tutto, la produzione sfiora le 200'000 tonnellate all'anno, e copre i tre quarti del fabbisogno interno: fra consumatori e, soprattutto, industria alimentare (dal cioccolato, alle bibite, passando per i latticini).

Il settore però è in allarme. Il motivo è "microscopico": un virus, infatti, colpisce le barbabietole da zucchero. Da quando, lo scorso anno, un efficace pesticida è stato vietato, i contadini lamentano cali nel raccolto. Molti coltivatori pensano di cambiare coltura, e questo potrebbe comportare la fine di un'industria attiva da oltre un secolo.

Un campo di barbabietole da zucchero sane si presenterebbe verde. Invece oggi a dominare è il giallo, come nel canton Berna, dove quasi tutte le piante sono malate e hanno le foglie marce. Sono state colpite da un virus trasmesso dai pidocchi delle piante. Joel Rösch guarda disperato i suoi campi. Gli mancano quasi le parole: "In giugno ho notato che le prime piante erano malate, ho dovuto spruzzare due volte il campo con altri prodotti, ma non è servito a niente".

Fino a due anni fa i coltivatori, prima di piantare le barbabietole, trattavano le semenze con un pesticida, un neonicotinoide, che proteggeva la pianta durante la crescita, ma ora è vietato. "Nove piante su 10 sono malate. Lo si vede subito, non crescono bene, pesano meno della metà", spiega Rösch.

Il presidente dei coltivatori svizzeri vuole evitare che i contadini abbandonino le barbabietole. Un permesso temporaneo di riutilizzare il pesticida vietato salverebbe il settore, dice. "Non è una rivendicazione che ci fa piacere, preferiremmo non dover chiedere questa misura. Ma dobbiamo agire subito. Altrimenti c'è il rischio che l'anno prossimo perderemo migliaia di ettari coltivati con barbabietole. Sarebbe l'inizio della fine per tutto il settore".

Un appello che a Palazzo federale Pierre André Page ha trasformato in una mozione. Per il deputato UDC sarebbe assurdo penalizzare la produzione interna, per poi importare zucchero da Paesi che hanno reintrodotto l'uso dei neinicotinoidi. "Permettere di nuovo l'uso di questi prodotti può sembrare un passo indietro. Chiediamo un'eccezione di pochi anni, nel frattempo i ricercatori possono trovare delle barbabietole resistenti a queste malattie".

Per la Consigliera agli Stati verde Celine Vara, invece, gli aspetti economici sono meno importanti di quelli sanitari. Questo prodotto è tossico, non deve essere utilizzato. Vari esperti indipendenti sono stati molto chiari. "Sappiamo che le tracce di neonicotinoidi si trovano nella placenta, quindi nel sangue dei bebè, oppure nel miele. Non possiamo paragonare gli interessi di un settore agricolo, oltretutto piccolo, ai rischi per la salute per 8 milioni di Svizzeri".

Intanto per quest'anno Joel Röschi si aspetta un calo del raccolto del 50%. Aiutare temporaneamente i coltivatori, o no? Per la politica e per le autorità agricole federali, la decisione non è delle più facili.

F. Storni/M. Ang.
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