Il processo si svolge a porte chiuse al Palazzo dei congressi (© Ti-Press / Francesca Agosta)

Commercio, si temeva un suicidio

L'inchiesta sulla tentata strage nata dalla segnalazione di una compagna dell'imputato che temeva potesse togliersi la vita

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Quella che è diventata l'inchiesta sulla tentata strage alla Scuola cantonale di commercio di Bellinzona è nata dalla segnalazione di una compagna di classe dell'oggi 21enne che compare mercoledì di fronte alla Corte delle Assise criminali. La giovane temeva che potesse togliersi la vita e quindi aveva avvertito la direzione che, a sua volta, aveva coinvolto gli inquirenti. Ma nessuno immaginava che l'allora 19enne stesse pensando a fare una carneficina nell'istituto, come invece sostenuto dall'accusa che lo ha rinviato a giudizio per atti preparatori punibili di assassinio plurimo.

Inghippo procedurale

Il retroscena è emerso nella tarda mattina di lunedì, dopo che il dibattimento era stato sospeso per circa un'ora per consentire alla Corte di sciogliere un inghippo procedurale. I giudici hanno dovuto stabilire se il procedimento potesse continuare, nonostante l’allora procuratore pubblico incaricato dell’inchiesta, Antonio Perugini, avesse emanato un decreto d’abbandono per il reato di minacce. Una sentenza del Tribunale federale stabilisce infatti che se un procuratore al termine di un’indagine abbandona un’ipotesi di reato, l’imputato non può venire condannato per gli stessi fatti con un’altra ipotesi di reato.

La questione è stata sollevata anche dal legale dell’imputato, Luigi Mattei, che ha però anche dichiarato che il suo cliente, non vuole fuggire al processo e anzi vuole essere giudicato. Ne ha bisogno, ha sottolineato, come tappa di un percorso necessario.

Alla ripresa del dibattimento, il presidente della Corte, il giudice Mauro Ermani, ha interrogato il 21enne sui momenti precedenti all'arresto. Il suo licenziamento come apprendista, dopo aver commesso un piccolo furto sul posto di lavoro, il suo avvicinamento alla Commercio di Bellinzona, su "forti pressioni del padre". E la sua passione per le armi.

"Le armi mi davano un senso di potere"

Al momento dell'arresto, nella casa del giovane era stato trovato un arsenale: pistole, fucili, carabine, migliaia di cartucce, baionette, pugnali, e altro ancora tra cui un puntatore laser. Il 21enne che soffre di disagi psichici, sollecitato dal giudice, ha dichiarato: "le armi mi davano adrenalina e un senso di potere, forse perché mi sentivo impotente". 

CSI/FrCa/Diem
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