Norman Gobbi, presidente del Governo (TI-Press)

Il virus e le tensioni sociali

Il Ticino apre la classifica dei Cantoni più colpiti, dal punto di vista economica, dalla crisi. Il presidente del Governo Norman Gobbi: "Sul mercato del lavoro ci saranno persone che vivono sul territorio e che saranno disponibili"

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Il Ticino apre la classifica dei Cantoni più colpiti, dal punto di vista economico, dalla crisi. Una crisi che rischia di esasperare le tensioni sociali. E allora si impone una domanda: a quali scenari, la politica, si sta preparando?

"Se dopo una crisi di questo tipo, nella quale le persone sono state limitate nelle libertà, molte persone si dovessero anche trovare senza lavoro, evidentemente dovremmo pensare a tutti gli scenari possibili. In questo momento stiamo ancora analizzando la situazione. Le misure già messe in atto sono comunque volte a garantire liquidità, lavoro e soprattutto una ripartenza. Certo il freno a mano è ancora tirato. Ma vediamo un buon tasso di riassunzione delle persone che prima della crisi lavoravano", afferma il presidente del Governo Norman Gobbi.

Secondo i dati della SECO, più di un lavoratore su due, in Ticino (che è il Cantone che ha avuto le misure più restrittive del Paese) è stato toccato dalle misure anti coronavirus. A Lugano, per fare un esempio, sono quadruplicate le persone che mangiano alla mensa sociale. E allora il Ticino è un osservato speciale per una possibile esplosione, appunto, delle tensioni sociali. "Sul mercato del lavoro - ricorda però Gobbi - ci saranno persone che vivono sul territorio e che saranno disponibili. Questo elemento sarà da valutare nelle attività economiche".

Tensioni sociali vuol dire anche manifestazioni di piazza. Un diritto che in questo momento è frenato dall'ordinanza federale che vieta gli assembramenti. Più in generale, e veniamo allo stato di necessità che in Ticino è prorogato fino al 30 giugno, ci si può chiedere se diritti e doveri dei cittadini sono equilibrati? "Credo di si", afferma Gobbi. "Poi naturalmente - aggiunge - si può discutere sulle varie situazioni. Anche per questo abbiamo fatto una campagna di dialogo. Si tratta di gestire situazioni difficili, anche dal punto di vista psicologico; ci vuole prudenza e dialogo. Ma se ci sono comportamenti completamente contrari ai principi della tutela della salute pubblica bisogna intervenire", prosegue Gobbi.

Lo stato di necessità - secondo la legge - è dato quando non è più possibile garantire con i mezzi ordinari una situazione di pericolo per la popolazione. I dati epidemiologici però sono positivi, il sistema sanitario è tornato a funzionare nella norma, e allora - lo stato di necessità - appare più (in questo momento) come uno strumento decisionale nelle mani del Governo. "E' una libertà che ci manteniamo cosi da poter reagire immediatamente, senza smobilitare lo stato di necessità, che nemmeno a livello federale è stato smobilitato. L'intenzione è quella di usare questi cosiddetti poteri assoluti, che comunque non lo sono, con prudenza: bisogna sempre rendere conto sia alla popolazione che al Parlamento".  

CSI/joe.p

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