Un utente seguito dall'OTAF in un'immagine d'archivio
Un utente seguito dall'OTAF in un'immagine d'archivio (ti-press)

"Mia figlia ha delle crisi"

Lo stravolgimento della routine è particolarmente duro per le persone con disabilità e autistiche. Parola agli enti di assistenza

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Scuole chiuse, ritrovi chiusi... isolamento. Una sofferenza per molti, e per alcuni un vero e proprio dramma, come avviene nelle famiglie di bambini, ragazzi e adulti con disabilità o autistici normalmente seguiti costantemente da educatori e professionisti del settore. Costrette all’isolamento, le famiglie di queste persone oggi si ritrovano a dover gestire da sole situazioni che potrebbe aggravarsi ulteriormente se il lockdown dovesse perdurare.

"Mia figlia ha cominciato ad avere delle crisi molto forti: non capisce perché cambiano le regole", racconta Patrizia Berger, mamma e presidente dell'Associazione autismo Svizzera italiana. "In seguito, sono andata nei boschi di Cademario, dove ho trovato una farfalla, e questa le ha ridato un sorriso che per me è stata una cosa impressionante, e che mi ha fatto pensare che forse sarà proprio la natura e questi spazi grandi che ci verranno in aiuto".

La chiusura delle scuole terapeutiche e dei centri diurni che si occupano di sua figlia, ma anche semplicemente di parchi e zone pubbliche legate alla routine, la preoccupa molto. Patrizia Berger ci ricorda con altri esempi la pesantezza e la sofferenza di questo momento per le persone che assiste con il suo ente: "C'è questo signore, una persona veramente straordinaria, che è riuscita a rispondere alle esigenze della sua bambina. Ma ora con questa emergenza non possiamo andare a dare una mano, come ente, nella case delle persone. E in molti ci chiedono: ma se i medici dicono che i protocolli e la routine (per le persone autistiche ndr) è molto importante, ora come facciamo?"

La drammaticità della situazione emerge anche dalle parole del presidente della Fondazione OTAF, Roberto Roncoroni, il cui lavoro non può permettersi interruzioni: "Abbiamo stravolto la nostra organizzazione proprio perché la nostra preoccupazione è quella di non lasciare da solo nessun famigliare. Tenga conto che noi assistiamo una sessantina di persone e di famiglie. Abbiamo dovuto sospendere molte terapie e progetti educativi. Anche i volontari li dobbiamo lasciare a casa. Una cosa molto commovente e da tener presente. Se la situazione dovesse perdurare ancora per settimane, questo ci preoccupa molto".

CSI/Bleff
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