Un periodo di elevato inquinamento ha coinciso con l'esplosione delle ospedalizzazioni
Un periodo di elevato inquinamento ha coinciso con l'esplosione delle ospedalizzazioni (tipress)

Polveri fini "complici" del COVID-19

Lo suggerisce uno studio condotto da ricercatori ginevrini e zurighesi. L'esempio arriva dal Ticino

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Una forte concentrazione di polveri fini nell'aria è un fattore aggravante del COVID-19, con effetti sulla trasmissione e sulla gravità della malattia, secondo quanto suggeriscono gli studi di ricercatori dell'Università di Ginevra e del Politecnico federale di Zurigo.

Si sa ormai che il coronavirus circolava in Europa già a fine 2019. Il netto aumento della mortalità è stato osservato però solo in primavera. Qui entra in gioco il Ticino, dove l'inquinamento da polveri fini è cresciuto dopo un periodo di foschia sul Piano di Magadino e nel Sottoceneri, a fine febbraio. In seguito si è assistito a un'esplosione delle ospedalizzazioni per coronavirus, sottolinea la ricerca, pur precisando che in concomitanza si svolgeva il carnevale, che ha facilitato la propagazione.

 

Non si esclude quindi che il coronavirus sia trasportato (anche) dalle polveri fini. Uno studio italiano aveva già scoperto l'RNA del virus su queste particelle. Esperti delle università di Aarhus e Siena avevano inoltre sottolineato una correlazione fra mortalità per COVID-19 e inquinamento.

ATS/pon
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