Ora la scuola è in presenza, ma in caso di emergenza sono pronti altri due scenari (tipress)

Scuola e pandemia: le pagelle

Pubblicata l'indagine commissionata dal DECS per indagare il vissuto di scolari, famiglie e docenti durante l’emergenza sanitaria

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Il nuovo coronavirus ha scompaginato in molti modi la quotidianità. Come lo ha fatto la scorsa primavera all'interno della scuola dell'obbligo ticinese lo rivela un sondaggio voluto dal Dipartimento dell’educazione (DECS) pubblicato oggi, martedì, e che ha preso in considerazione l'opinione di alunni, genitori, docenti e direzioni.

 

Sono state interpellate più di 40'000 persone: il 50 per cento delle famiglie ha risposto e lo ha fatto anche il 70 per cento dei quadri scolastici e del corpo docenti. In sintesi, si è cercato di capire come è stato vissuto e messo in pratica l'insegnamento a distanza e in parziale presenza, in questa inaspettata situazione.

A mancare di più ai ragazzi - lo dico nelle loro risposte - sono stati i compagni di scuola e i maestri, ma malgrado questo secondo l'80 per cento dei genitori i giovani hanno dimostrato un grande impegno così come i docenti che hanno dovuto riprogettarsi e reinventare nuove metodologie, anche se questo (lo leggiamo fra i dati) per loro ha comportato un notevole aumento del carico di lavoro. Con la scuola a distanza, rivela l’indagine, il 57% dei docenti di scuola media ha infatti dichiarato di essersi sentito spesso o sempre sotto pressione e il 30% ha affermato di essersi sentito spesso o sempre ansioso. Con il passaggio alla scuola parzialmente in presenza, la situazione è generalmente migliorata.

La barriera della digitalizzazione

Ma la vera barriera è risultata essere la digitalizzazione: ovvero avere o non avere a casa un computer, saperlo usare, avere genitori disponibili e capaci di sostenere anche le sfide tecnologiche conciliando lavoro e accudimento. I genitori si legge in un comunicato del DECS, hanno segnalato soprattutto difficoltà associate all’accudimento dei figli (per il 30% dei rispondenti) e alla necessità di accompagnare gli stessi nelle attività scolastiche fornendo spiegazioni o alimentando la motivazione allo studio (con solo il 3% dei bambini di scuola dell’infanzia e il 5% dei bambini di scuola elementare che ha lavorato da solo; la percentuale nella scuola media sale tuttavia al 40%).

L'indagine va nel dettaglio su molti aspetti e ha sottolineato, oltre le debolezze, anche punti di forza e buone pratiche che il DECS farà suo in questo delicato momento di ripresa, perché se è vero che oggi la scuola è ripartita in presenza, ancora nessuno può escludere che in futuro (in caso di nuova emergenza) vengano riattivati gli altri due scenari: quello misto della scuola in parte a distanza e in parte in sede, e quello dell’insegnamento completamente online.

CSI-Daniela Giannini/ludoC
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