Una vita in pensione

In Ticino il Cantone ricorre ancora alle pensioni per alloggiare persone con gravi difficoltà. Intanto cresce il numero di giovani senza casa

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Viganello, Pensione La Santa, sera del 17 dicembre 2019: in una delle stanze viene trovato il corpo senza vita del 35enne Matteo Cantoreggi, vittima di un pestaggio per il quale vengono in seguito arrestati un 43enne e un 34enne. Quest'ultimo andrà a processo in maggio per assassinio, mentre il primo è nel frattempo deceduto. Il delitto portò alla luce del sole la situazione nelle pensioni, dove trovano alloggio persone in difficoltà come i protagonisti di quella vicenda. La politica reagì, arrivarono due interrogazioni sull'opportunità di questi "collocamenti". All'epoca dei fatti le pensioni alle quali ricorreva il Cantone erano 13, si leggeva nelle due risposte governative arrivate nel giugno 2020. Oggi sono ancora 9 e 18 (erano 37) le persone che vi risiedono beneficiarie di un aiuto da parte dell'Ufficio cantonale del sostegno sociale.

 

Dovrebbero essere soluzioni temporanee, ma non è sempre così. Giovanni - nome di fantasia -  ci ha trascorso 20 anni della sua vita. Non vede l'ora di un appartamento suo - ne avrà uno molto presto - e di avere un'indipendenza che non ha mai avuto. Ora si trova a Casa Astra, un centro di accoglienza per persone con difficoltà di alloggio (per i più disparati motivi) e dove trascorse un breve periodo anche il giovane che sarà presto giudicato per il delitto de La Santa. Marco D'Erchie, che a Casa Astra ci lavora, sottolinea le criticità del sistema delle pensioni: "Il fatto che vi si ritrovino persone con problematiche, che vengono messe negli stessi spazi senza nessuna forma di controllo e senza la possibilità di lavorare o comunque di svolgere mansioni che possano servir loro in seguito". All'interno "si ricreano le medesime dinamiche che c'erano all'esterno".

Casa Astra - e da poco anche Casa Martini aperta a Locarno - ha una convenzione con il cantone. Le farebbe comodo qualche risorsa in più: "Servirebbe più personale che non possiamo permetterci", afferma il responsabile Donato Di Blasi. "Talvolta è complicato perché la persona non vuole recarsi presso il servizio che le serve. Sarebbe utile se per esempio medici psichiatri o psicologi potessero di tanto in tanto passare loro".

C'è anche chi, va detto, rifiuta una soluzione come la struttura di Mendrisio, perché fatica a rispettarne le regole. "Sono relativamente poche persone, ma molto difficili da agganciare", sottolinea Cristina Oberholzer Casartelli, caposezione del sostegno sociale. Anche in pensione, tuttavia, "attraverso i servizi di prossimità si potrebbe monitorare meglio la situazione", afferma D'Erchie.

CSI 18.00 del 05.03.21: il parere degli operatori del settore
CSI 18.00 del 05.03.21: il parere degli operatori del settore
 

Un altro fenomeno si interseca con la questione delle pensioni e preoccupa chi opera sul terreno: nel 2020 il 30% del centinaio di ospiti transitati da Casa Astra aveva fra i 18 e i 25 anni, un dato inedito. "Ragazzi e ragazze già con difficoltà pregresse, passati in altre strutture anche in età più giovane, con problemi con le famiglie, consumi sempre più variegati, difficoltà scolastiche, apprendistati andati male. Insomma, diversi fallimenti uno in fila all’altro", spiega Di Blasi.

Luca - lo chiameremo così - ha 21 anni ed è uno di loro. Nel suo passato brutte compagnie, difficoltà a casa, un percorso formativo interrotto. Ha trovato un aiuto e scrive musica, raccontando "le cavolate che ho fatto e che i giovani fanno ancora". "Chiunque è recuperabile, non è mai troppo tardi", afferma.

CSI 18.00 del 05.03.21: la testimonianza di Luca
CSI 18.00 del 05.03.21: la testimonianza di Luca
 

Il timore degli operatori sul campo è però che l'ingresso sempre più precoce in una struttura d'accoglienza sia l'inizio di una spirale in discesa. "Dal momento in cui vivi in un contesto di marginalizzazione, anche reale, perché non hai nulla ma solo la valigia, vuol dire che sei sganciato da una realtà che ti permette ancora di rientrare", spiega Edo Carrasco, che alla Fondazione Gabbiano accompagna sia minorenni che giovani adulti. La sua ricetta: intervenire il prima possibile già in famiglia, risolvendo i problemi dove nascono, prima che esplodano.

Le dimensioni da considerare sono molteplici: non basta il reinserimento professionale, anche il cantone se ne sta rendendo conto: "Vediamo che c'è più necessità di fare prima un altro tipo di lavoro", afferma Cristina Oberholzer Casartelli, "cerchiamo di lavorare sempre di più a 360°".

Francesca Calcagno, Stefano Pongan, Alberto Dagnino
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