Una Torre di Babele formata da 30.mila libri in lingue differenti, esposta a Buenos Aires lo scorso mese di maggio.
Una Torre di Babele formata da 30.mila libri in lingue differenti, esposta a Buenos Aires lo scorso mese di maggio. (archivio Keystone)

Ecco la vera Torre di Babele

Facebook non capisce centinaia di milioni di suoi utenti: un problema che ci riguarda direttamente

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Quasi i due terzi degli svizzeri ritengono che i social media siano i principali vettori di disinformazione e notizie false. Per la precisione, si tratta del 62% degli interpellati nell’ambito dell'annuario 2021 dell’Università di Zurigo sulla qualità dei media.

Al dato pubblicato il 25 ottobre fa eco l’inchiesta giornalistica internazionale “Facebook files” che lancia un allarme: i contenuti pubblicati sul popolare social media creato da Mark Zuckerberg sono troppo spesso privi di controllo. O meglio, sono sotto la lente di sistemi di verifica automatica che ben poco possono, di fronte alle lingue e ai dialetti di quasi 3 miliardi di utenti sparsi in oltre un centinaio di Paesi del mondo. Si stima che 15'000 verificatori siano impiegati per far fronte a mezzo milione di commenti pubblicati ogni minuto su Facebook e alle conseguenti segnalazioni che richiedono di rimuovere post violenti, razzisti o, appunto, falsi. Peraltro, il numero esatto di moderatori e la loro distribuzione per Paese, nonché le loro competenze linguistiche, non sono informazioni divulgate dalla società.

Difficoltà nel gestire lingue diverse dall'inglese

Come rivelano i documenti interni di Facebook consultati dai giornalisti di Le Monde e altre testate, le difficoltà di comprensione di ciò che viene postato, così da poterne valutare l’eliminazione, sono molto grandi in diverse regioni. In un documento datato giugno 2020, per esempio, si legge che mancano addetti in grado di gestire la disinformazione in Birmania, Pakistan, Etiopia, Siria e Yemen. Difficile individuare contenuti fasulli sulla pandemia, per esempio, se solo uno scarso controllo umano può essere effettuato in indi (lingua usata da 600 milioni di persone) oppure se il sistema che si occupa dell’arabo (200 milioni di utenti) è inefficace.
Morale: l'importante lotta all’odio, alla propaganda terroristica e alle notizie false si concentra sull'inglese, lo spagnolo e il portoghese secondo un documento sugli investimenti consacrati alla lotta contro i post problematici, citato sempre da Le Monde.

Quali sono le conseguenze e perché ci riguardano tutti?

Diecimila pagine di allarmi ignorati dalla società: i "Facebook files" sarebbero stati usati per “dipingere una falsa immagine della nostra compagnia”. Così ha reagito oggi Mark Zuckerberg; “La realtà è che abbiamo una cultura aperta che incoraggia la discussione e la ricerca sul nostro lavoro, in modo che possiamo fare progressi su molte questioni complesse che non sono specifiche solo per noi”, ha aggiunto. Facebook si difende e afferma di concentrare i suoi sforzi di moderazione fuori dagli Stati Uniti.

Mark Zuckerberg.
Mark Zuckerberg. (Keystone)

Ma la libera diffusione di messaggi di propaganda e odio in lingue che sono poco conosciute o gestite da Facebook rappresenta un problema per tutti, in modo geograficamente indifferente. Perché le “bolle” nelle quali gli utenti di un social di un determinato Paese si ritrovano, potrebbero influenzare le scelte politiche, elettorali, sociali ed economiche di quell’area. Perché paradossalmente anche i contenuti equilibrati e corretti rischiano di essere male interpretati e cancellati, impedendo di fatto un equilibrio delle fonti. Nonostante gli sforzi intrapresi dagli editori di contenuti giornalistici, come RSI.

Non è un quindi un caso, tornando alla considerazione iniziale, se la maggior parte degli svizzeri pensa che i social media siano fonte di disinformazione. E i “Facebook files” confermano che la società statunitense è pienamente consapevole dei problemi che la affliggono. Non opera però in un contesto di servizio pubblico; le falle nei sistemi di verifica che comporterebbero interventi economicamente ed editorialmente importanti, non rientrano quindi nelle reali priorità.

I Facebook papers

I Facebook papers

TG 20 di martedì 26.10.2021

 
Antonio Civile
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