Ticino e Grigioni

Val Morobbia, il Cantone smuove le acque

Alla diga di Carmena raddoppiato il rilascio di acqua - I pescatori, riuniti a Olivone, ora guardano con preoccupazione allo svuotamento del bacino della Val Malvaglia

  • 2 ore fa
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Federazione dei pescatori ticinesi riunita

Il Quotidiano 07.03.2026, 19:00

Di: Quotidiano-Sharon Bernardi/sdr 

Qualcosa, finalmente, si muove in Val Morobbia. Dopo polemiche e una denuncia di illegalità risalente a circa un anno fa, alla diga di Carmena il rilascio d’acqua è stato raddoppiato negli ultimi giorni. Un passo accolto con soddisfazione sia dal Cantone sia dai pescatori ticinesi, che però restano in allerta su un altro fronte caldo, ossia lo svuotamento del bacino della Val Malvaglia.

I deflussi minimi e la gestione degli svuotamenti delle dighe continuano infatti a essere le principali preoccupazioni del mondo della pesca cantonale. Il tema è tornato al centro nel tardo pomeriggio a Olivone, durante una riunione della Federazione ticinese acquicoltura e pesca. E proprio da lì è emersa la sensazione che una soluzione, attesa da ormai un decennio, per la questione dei deflussi della Morobbia possa essere vicina, anche grazie alla pressione esercitata dal Cantone. Come ha spiegato il consigliere di Stato Claudio Zali, la nuova legge sulla gestione delle acque ha fornito al Governo strumenti più incisivi, tra cui la possibilità di impartire un ordine di risanamento, elemento che con ogni probabilità ha contribuito a “smuovere le acque”.

Il cambiamento si è tradotto in un aumento concreto del rilascio d’acqua, quasi raddoppiato rispetto al passato nel tratto finale della Morobbia. Secondo Mauro Suà, direttore dell’Azienda multiservizi di Bellinzona, l’azienda ha fatto tutto ciò che era tecnicamente possibile nell’immediato: oltre ad aumentare i deflussi a valle della centrale, è stato anche deviato un torrente. Tuttavia, il livello previsto dalla legge – 330 litri al secondo – non è ancora stato raggiunto. Per una soluzione definitiva, ha spiegato Suà, serviranno i lavori anticipati sostenuti da Cantone e Confederazione.

L’Azienda multiservizi stima che saranno necessari circa nove mesi per riportare i deflussi minimi entro i parametri regolari. Nel frattempo resta aperto anche il nodo della concessione, scaduta da una decina d’anni nonostante l’acqua continui a essere turbinata.

Tra i pescatori prevale una soddisfazione prudente. Il presidente della Federazione ticinese acquicoltura e pesca, Urs Luchinger, ha sottolineato che dopo oltre dieci anni di attesa “finalmente qualcosa si è mosso”. Ma il giudizio definitivo arriverà soltanto tra nove mesi, quando si vedrà se quanto progettato sarà davvero realizzato. Archiviato, almeno in parte, un fronte, se ne apre però subito un altro. A preoccupare la federazione è ora lo svuotamento della diga di Malvaglia, di proprietà di Ofible. In ballo ci sono circa 220 mila metri cubi di melma, e i pescatori temono uno svuotamento troppo brusco, con ripercussioni su Brenno e Ticino.

Secondo Luchinger, i contraccolpi potrebbero estendersi fino al Verbano: i sedimenti fini trascinati lungo i corsi d’acqua resterebbero in sospensione per anni, alterando l’habitat acquatico. Più che provocare una moria immediata, il rischio – osserva – è quello di spingere i pesci ad allontanarsi, fino a sconfinare verso l’Italia. Sul tavolo vi è una variante di compromesso che permetterebbe di ridurre la concentrazione dei sedimenti. Una decisione potrebbe arrivare prima di Pasqua, ma solo dopo ulteriori approfondimenti tecnici.

Il quadro, ha ricordato ancora Claudio Zali, impone al Consiglio di Stato di cercare continuamente un equilibrio complesso: da una parte le esigenze della produzione idroelettrica e i rilevanti interessi economici collegati, dall’altra il rispetto delle concessioni e la tutela dell’ecosistema. Un equilibrio che, guardando avanti, dovrà essere trovato anche per altri bacini ticinesi, come quelli di Carassina e Palagnedra, anch’essi destinati a entrare nella delicata fase dello svuotamento.

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