Cristianesimo

Cattolici “buoni” ed evangelici “cattivi”? Un cortocircuito da capire

Dallo scontro Trump-Papa alla teologizzazione della politica americana: Paolo Naso analizza divisioni interne, semplificazioni mediatiche e il rischio di ridurre la fede a ideologia

  • 2 ore fa
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Tensione tra Vaticano e Casa Bianca

RSI Cultura 19.04.2026, 17:21

  • Chiese in diretta 19.04.2026 - Gaëlle Courtens
Di: Rod 

L’attacco di Trump al Papa sui temi della guerra e della pace scatena una tempesta diplomatica e teologica. Ne emerge una percezione tanto diffusa quanto fuorviante: i cattolici sarebbero “i buoni” e gli evangelici “i cattivi”. Come rispondere a questo cortocircuito? Chiese in diretta ne discute con Paolo Naso (intervistato da Gaëlle Courtens), esperto del mondo evangelico statunitense, che ragiona su questo nuovo scenario di “teologizzazione” del discorso pubblico.

La tensione esplode l’11 aprile 2026, quando Leone XIV, durante una veglia di preghiera per la pace, critica duramente i conflitti in corso, inclusa la guerra in Iran. Parla di «idolatria di sé e del denaro» e invita con forza a dire «basta alla guerra».

La reazione di Trump è immediata e veemente. Sui suoi social definisce il Papa «un uomo debole e pessimo in politica estera», accusandolo di «interferire nella politica degli Stati Uniti». Arriva persino a suggerire che il Pontefice debba la sua posizione alla Casa Bianca. Rilancia poi l’attacco affermando di «non essere fan di un Papa che non si preoccupa delle bombe nucleari degli ayatollah». Il culmine dello scontro si raggiunge con la diffusione di un’immagine generata dall’AI che ritrae Trump come un Messia, gesto che scandalizza ampi settori dello stesso movimento MAGA.

Tra i cattolici statunitensi prevalgono disorientamento e sconcerto. Massimiliano Herber della RSI parla di «una soglia che non si pensava si potesse oltrepassare». Dopo l’attacco, i sondaggi CNN registrano un aumento dei cattolici contrari alla guerra in Iran e un calo del consenso verso Trump. La Conferenza episcopale si compatta attorno al Papa: diversi cardinali difendono apertamente le posizioni della Chiesa e di Leone XIV.

Naso respinge con decisione la semplificazione «cattolici buoni, evangelici cattivi», definendola «inaccettabile» e sottolineando come «anche il mondo cattolico sia profondamente diviso». Spiega che negli Stati Uniti il termine “evangelical” indica cristiani di tradizione riformata che hanno aderito a movimenti carismatici e fondamentalisti, spesso legati alla destra religiosa. Esiste dunque «una frattura anche nel mondo della Riforma, del tutto analoga e speculare a quella del mondo cattolico».

Nel suo libro Dio benedica l’America, Naso analizza proprio questi movimenti evangelici fondamentalisti. L’immagine di Trump come Messia crea imbarazzo e apre interrogativi nella sua stessa base di «cristiani conservatori», sempre più dubbiosi sulla «sostenibilità e sull’efficacia di una presidenza così caratterizzata».

Naso richiama anche il caso del ministro della Guerra Pete Hegseth, che con il tatuaggio “Deus vult” (“Dio lo vuole”) incoraggia i cappellani militari a «motivare religiosamente le truppe», usando il Vangelo come giustificazione della guerra anziché come messaggio di pace: un fatto «sconcertante» sia dal punto di vista evangelico sia costituzionale.

Pur senza parlare di teocrazia, Naso avverte che «l’America trumpiana invoca le radici di una tradizione religiosa e il ritorno a un’America mitizzata, una presunta America cristiana». Definisce questo progetto «regressivo» e «fondamentalista», una «china pericolosissima» per la democrazia.

Di fronte alla crescente “teologizzazione del discorso pubblico”, Naso evidenzia infine un «deficit di teologia». Si interroga su come «tesi bizzarre, come quelle della teologia della prosperità o del millenarismo legato al sionismo cristiano», possano diventare mainstream. La risposta, afferma, sta nella mancanza di «chiavi teologiche solide». Serve recuperare categorie interpretative capaci di restituire la complessità dei testi sacri, evitando derive semplificatorie, populiste o nazionaliste.

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