Aristotele affermava che «la femmina è tale in virtù di una certa carenza di qualità», Freud (se possibile) rincarava la dose definendo la donna come un «uomo mutilato». Con sguardo contemporaneo è difficile contraddire Simone de Beauvoir quando, negli anni Quaranta, affermava che la rappresentazione del mondo era puro appannaggio degli uomini. In questo solco tracciato per difetto si inserisce l’opera della scrittrice e filosofa che ha saputo suggerire alla storia del pensiero occidentale un necessario cambio di prospettiva.
Un femminismo esistenzialista
Per molti aspetti il pensiero di Simone de Beauvoir è figlio dei suoi tempi: passa per l’adesione dell’autrice all’esistenzialismo francese e l’incontro con il suo esponente principale, Jean-Paul Sartre, a cui si legherà intellettualmente e sentimentalmente. Insieme all’autore di La nausea perfezionerà l’idea heideggeriana secondo cui tutti dovrebbero vivere «autenticamente» e «in base ai propri principi». Sarà però con la pubblicazione della sua opera più ricordata e citata, Il secondo sesso (1949), che Simone de Beauvoir darà il proprio contributo più influente al pensiero del Novecento. L’autrice compie infatti un’operazione inedita: utilizza le idee esistenzialiste sulla libertà ed esamina la coscienza umana da una prospettiva fenomenologica per affrontare la questione della differenza tra uomini e donne.

L’essere e il nulla. Sartre e l’esistenzialismo
Alphaville 19.09.2023, 11:05
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L’«altro»
Per farlo, de Beauvoir parte dalla premessa che il sesso, determinato biologicamente, e il genere, frutto di una costruzione sociale, debbano essere trattati separatamente. Solo così ci si può rendere conto di come gli uomini si siano serviti del genere per rendere le donne il loro «altro», giustificando una visione tradizionale che le rappresenta come inferiori. L’«altro» è inessenziale, la sua utilità contingente, le caratteristiche che lo contraddistinguono devianti e imperfette. È la lente percettiva di Aristotele quando attribuisce alla donna delle «carenze di qualità», di Freud quando le vede come «uomini mutilati». Impossibilitate per nascita ad aspirare agli ideali dell’essere umano (che corrispondono a quelli del maschile) le donne sono obbligate a una resa passiva, al ruolo di figure di accudimento interessate solo al proprio aspetto esteriore. De Beauvoir dal canto suo non intende eliminare le differenze sessuali, ma afferma che queste - quali che siano - non debbano essere usate per subordinare le donne. La loro libertà non poteva essere limitata o compromessa.
«Donna non si nasce, lo si diventa»
Secondo la pensatrice è necessario superare il determinismo biologico della sua epoca, che vede il compimento del destino femminile nella maternità. Basandosi sul precetto sartriano che l’«esistenza precede l’essenza», pone l’accento su come le donne non nascano tali, ma lo diventino a seguito del condizionamento sociale.
De Beauvoir osserva come le neonate si comportino nello stesso modo dei neonati, e nessuno se ne stupisca. Tuttavia, le bambine durante la crescita sono indotte a comportarsi in società con attributi “femminili”, costruiti sulla base di aspettative culturali e sociali. In particolare, ci si aspetta da loro che siano passive e dedite alla cura. Una volta divenute adulte, le donne hanno ormai interiorizzato il ruolo sociale di madri e di membri della comunità inferiori agli uomini. L’appello di Simone de Beauvoir è quello di vedere al di là di questo condizionamento, di autodeterminarsi per poter abbracciare il proprio destino - non attraverso l’imitazione delle caratteristiche tradizionalmente attribuite al maschile, ma costruendo la propria esistenza secondo i propri bisogni.

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Una fredda accoglienza
Il secondo sesso si è attirato fin dalla sua prima pubblicazione un ampio ventaglio di critiche politiche, sia da destra che da sinistra, ed è stato inserito dal Vaticano nell’Indice dei libri proibiti. Solo il tempo ha dato all’opera di Simone de Beauvoir il posto che meritava nella storia del XX secolo, riconoscendola come un punto di riferimento filosofico e per gli studi di genere. Un’opera capitale, che ha contribuito a plasmare il pensiero occidentale fino ai nostri giorni.






