C’è un mondo sonoro che ci circonda e che quasi nessuno ascolta. È il mondo delle piante, che attraverso la loro attività elettrica generano impulsi traducibili in suoni. Un linguaggio invisibile, fatto di variazioni minime, ritmi imprevedibili e vibrazioni che raccontano la vita vegetale in modo sorprendente. È questo universo nascosto che Serena Visentin esplora e fa conoscere attraverso le sue «passeggiate sonore», esperienze in cui gli alberi diventano veri e propri strumenti viventi.
La tecnica è semplice nella forma ma affascinante nel risultato: sensori applicati alle foglie o alla corteccia registrano l’attività elettrica della pianta, trasformandola in frequenze udibili. Ne nasce quello che molti definiscono il «canto degli alberi», una melodia che non imita la musica umana, ma la ricorda per la sua capacità di emozionare. Ogni specie, ogni stagione, ogni singolo albero produce un suono diverso, come se la natura avesse una voce propria, mutevole e irripetibile.
Visentin racconta a Tempo dello Spirito come questa pratica sia diventata parte della sua quotidianità: «Io ho tre bambine, Mi, Rea, Gemma e Fiorella, e noi andiamo per boschi oppure per parchi giochi e facciamo suonare le piante. E da qui nascono delle cose carine, perché ad esempio ci sono delle betulle un po’ dispettose. Ecco perché suonano solo in un certo periodo della primavera, prima non lo fanno mai. Oppure abbiamo scoperto con i bambini che alcuni alberi suonano solo se vengono toccati oppure abbracciati».
Queste scoperte, nate quasi per gioco, aprono però interrogativi profondi: cosa ci dicono davvero questi suoni? Sono semplici variazioni elettriche o un modo per ricordarci che il mondo vegetale è vivo, reattivo, sensibile? Per Visentin, il punto non è trovare una risposta scientifica definitiva, ma imparare a guardare le piante con occhi diversi. «Noi non potremmo essere qui. Non ci sarebbe vita sulla terra senza gli alberi», ricorda. «Quello che a me a volte colpisce o fa male è che li consideriamo proprio oggetti, non li vediamo per niente».
Il suono diventa così un ponte: un modo per restituire presenza a ciò che spesso ignoriamo. Non è un caso che Visentin citi il libro «Flower Power» di Alessandra Viola, che invita a riconoscere alle piante una dignità giuridica e morale. Ascoltare un albero che “canta” significa anche riconoscere che non è un elemento decorativo, ma un essere vivente con un suo ritmo, una sua storia, una sua forma di esistenza.
In questo contesto si inserisce anche la passeggiata prevista il 19 aprile 2026 nell’ambito del festival «Confini – Festival del contrabbando culturale», patrocinato dai Riformati Valposchiavo. L’iniziativa, che partirà dal viadotto della Ferrovia Retica e si concluderà alla Chiesa riformata di Poschiavo, offrirà ai partecipanti l’occasione di ascoltare castagni, betulle e soprattutto il grande cedro che domina la piazza antistante la chiesa. «Proprio davanti alla chiesa c’è un bellissimo cedro che proveremo a far suonare. Vediamo che cosa accadrà, anche perché, appunto, le piante poi decideranno loro che cosa fare quel giorno», sorride Visentin.
Più che un evento, sarà un invito, dunque, a rallentare, ascoltare, lasciarsi sorprendere da un mondo che parla senza parole. Un modo per riscoprire la natura non come sfondo, ma come presenza viva, capace di emozionare e di farci riflettere.







