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Khan rimosso dalla CPI: cosa significa

Il procuratore della Corte penale internazionale è stato destituito con 82 voti favorevoli. Sullo sfondo, le pressioni USA (che non fanno parte della CPI) e i mandati contro Netanyahu e Putin - L’analisi

  • Un'ora fa
Karim Khan
06:41

SEIDISERA del 25.07.2026 Destituito il procuratore capo della CPI Karim Khan - L’intervista all’esperto Andrea Bianchi

RSI Info 25.07.2026, 19:57

  • Keystone/EPA
Di: SEIDISERA - Nicola Lüönd / M. Ang. 

Sta facendo discutere la rimozione dell’avvocato britannico Karim Ahmad Khan dal ruolo di procuratore capo della Corte penale internazionale. La decisione - lo ricordiamo - è stata dettata da una schiacciante maggioranza degli Stati membri della CPI: 82 si sono espressi a favore del suo allontanamento, 13 contro e 15 si sono astenuti.

Le accuse e il contesto

All’origine della decisione ci sono le accuse, rivolte a Khan, di molestie sessuali nei confronti di una collaboratrice, accuse che Khan ha sempre respinto e anche nelle ultime ore ha fatto sapere di volere contestare la scelta degli Stati membri.

La rimozione di Karim Khan fa discutere, perché innanzitutto cade in un momento particolare, con la Corte penale internazionale sempre più sotto pressione. Gli Stati Uniti - che non fanno parte della CPI - stanno portando avanti una campagna contro Khan. In più Khan è il promotore dei mandati di arresto per il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e per l’ex ministro della difesa israeliano Yoav Gallant, ma anche per il presidente russo Vladimir Putin.

L’analisi dell’esperto

La trasmissione radiofonica SEIDISERA della RSI ha intervistato sulla questione Andrea Bianchi, professore di diritto internazionale al Graduate Institute di Ginevra.

Che idea si è fatto di questa vicenda? È sorpreso dell’esito?

“Credo che sia difficile essere sorpresi dall’esito della votazione. Chiunque avesse un minimo di familiarità con questa vicenda si aspettava che il procuratore Khan fosse rimosso dall’incarico. E questo è avvenuto con una maggioranza piuttosto significativa. Credo che sia difficile, di fronte a quello che è successo, mantenere una lucidità che permetta di distinguere due aspetti che, a mio avviso, sono separati e distinti. Il primo è quello della condotta individuale del procuratore, che rileva del diritto penale e che quindi sarà oggetto di un accertamento anche giudiziario. Fino a quell’accertamento giudiziario si deve ritenere che la presunzione di innocenza debba prevalere. Nello stesso tempo si deve prendere atto del fatto che le indagini svolte dalle Nazioni Unite e anche all’interno della Corte penale internazionale hanno accertato che ci siano sufficienti elementi per ritenere necessaria la rimozione dall’incarico. L’altro aspetto della vicenda è la valutazione politica delle conseguenze di quello che è successo e su questo possiamo discutere”.

Il tempismo della decisione

Pensando al contesto che abbiamo ricostruito, possiamo dire che non è casuale il tempismo di questa decisione?

“Credo che la decisione avesse i suoi tempi. Quello che sorprende è che penso sia difficile qualificare come una mera coincidenza la campagna lanciata dagli Stati Uniti - e in particolare dal Segretario di Stato Marco Rubio - una decina di giorni fa, volta a denigrare la Corte penale internazionale e a fare pressione su tutti i Paesi che godono, in qualche modo, di una garanzia di sicurezza da parte degli Stati Uniti, di denunciare la propria partecipazione alla Corte penale internazionale. Gli effetti si sono visti subito. Il Venezuela credo che ieri abbia annunciato il suo desiderio di ritirarsi dallo Statuto di Roma. Quindi credo che sia piuttosto la campagna degli Stati Uniti che ha deciso di coincidere con quella che era la decisione che si aspettava dalla Conferenza delle parti, che ha deciso la destituzione di Khan”.

Le implicazioni per il diritto internazionale

Ribadiamo che gli Stati Uniti non fanno parte della CPI. Si possono prevedere anche collegamenti con un ambito più allargato? Il concetto di diritto internazionale negli ultimi mesi, ma anche negli ultimi anni, è stato sempre più messo in discussione. Questa vicenda va a confermare questa tendenza?

“Sì, assolutamente. Questo fa parte di una strategia che gli Stati Uniti hanno messo in piedi. È una strategia chiaramente volta a denigrare il diritto internazionale e a dichiarare l’irrilevanza del diritto nelle sue varie manifestazioni. È una strategia a largo spettro che parte dalla mancanza di finanziamento delle istituzioni internazionali e che arriva fino alle conseguenze che abbiamo visto in questi giorni di denigrare un’istituzione internazionale. E c’è un aspetto che mi sembra doveroso sottolineare: la Corte penale, per quanto imperfetta, per quanto selettive siano state le sue scelte per lungo tempo, è anche la Corte che ha prodotto, sotto la guida del procuratore attuale (destituito qualche ora fa), l’incriminazione di capi di Stato e di primi ministri come Putin, come Netanyahu, come l’ex capo di Stato delle Filippine, Rodrigo Duterte, e che quindi aveva manifestato un certo attivismo e un certo coraggio nelle proprie scelte. È chiaro che sbarazzarsi dell’idea della giustizia internazionale è un prezzo molto alto da pagare, perché in fondo è quello in cui non solo gli Stati, ma noi tutti credevamo. È il sogno che era nato a Norimberga e a Tokyo, immediatamente dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, quando in fondo questi due processi sembravano lanciare questo messaggio di speranza: che nel futuro dell’umanità certe atrocità non sarebbero state commesse o comunque, se fossero state commesse, sarebbero state punite”.

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Corte dell'Aia, destituito il procuratore capo Karim Khan

Telegiornale 25.07.2026, 12:30

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