Non è una fotografia “di paesaggio” nel senso consueto e non è un diario di viaggio. Altitudine, il nuovo progetto del fotografo ticinese Gian Paolo Minelli, nasce da due attraversamenti delle Ande – nel 2020 e nel 2024 – lungo un itinerario che sfiora i 4000 metri tra Argentina, Bolivia e Cile. Due viaggi che diventano un’unica lunga immersione in uno dei territori più estremi e aridi del pianeta, trasformata dall’autore in un libro e in una riflessione sulle emergenze geologiche e climatiche del nostro tempo,
Minelli, ticinese ma da anni residente a Buenos Aires e storicamente legato alla fotografia sociale e urbana più che a quella naturalistica, si confronta qui con un territorio che sorprende a ogni svolta: rocce ferrose, strati geologici capovolti, crepe modellate dal vento e letti di fiumi che si riempiono solo una volta l’anno. Uno scenario spettacolare ma anche insidioso per chi vuole sottrarsi alla cartolina e alla tentazione del puro sublime. Al centro delle sue creazioni appaiono piuttosto forme, gesti, possibilità di costruzione. La scelta dell’analogico di grande formato, con appena 16 scatti al giorno, obbliga a rallentare, ad ascoltare il paesaggio prima di decidere dove posare il cavalletto.

Ne nasce una fotografia che dialoga con la storia dell’arte più che con la tradizione del reportage: tagli che ricordano Fontana, superfici che sembrano sculture contemporanee, composizioni quasi astratte. E spesso senza cielo, per annullare la scala, trasformare l’immenso in una sorta di miniatura.
Nelle immagini a colori domina il vuoto: nessun umano, pochissimi animali. Eppure, qua e là, affiora la vita. Un ciuffo verde a 4000 metri, licheni che resistono, piccole vene d’acqua che interrompono l’aridità. Un atto di resistenza, dice Minelli, che vede in questi dettagli un’eco della sua ricerca urbana: non lo sguardo sulla ferita, ma la ricerca di un riscatto possibile. Anche la sezione in bianco e nero, che si apre con alcune pitture rupestri, riporta la presenza umana in forma di memoria millenaria.

Altitudine è anche il frutto di incontri e circostanze: un primo viaggio nato come invito-amicizia, una mostra negli spazi industriali Polus a Chiasso, poi la proposta di un libro per celebrare un anniversario aziendale. Un input esterno può essere decisivo – ammette Minelli – perché non sempre da soli si trovano i temi o i mezzi per affrontarli.
Dalle Ande Minelli non riporta soltanto immagini, ma un cambio di prospettiva: lavorare con pochi scatti, in solitudine, lo costringe a rivedere il proprio modo di osservare. Altitudine racconta questa disciplina dello sguardo, più che la grandiosità del paesaggio. È il risultato di un confronto diretto con un territorio che non concede scorci facili. E che proprio per questo obbliga a guardare meglio.

Sì, viaggiare
Voci dipinte 22.03.2026, 10:35
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