Arte

Villa dei Cedri è casa

Con la mostra “Casa mia” Zilla Leutenegger trasforma la villa-museo di Bellinzona in un percorso sospeso nel tempo, invitando i visitatori a sentirsi davvero nella propria dimora

  • Oggi, 17:00
3239_1400_0_0cf0b95c3d.jpeg
  • museovilladeicedri.ch
Di: Voci dipinte/gapo 

Villa dei Cedri torna ad abitare sé stessa. Con Casa mia, la nuova mostra di Zilla Leutenegger, la villa di Bellinzona torna a evocare ciò che è stata per decenni: una casa. L’artista svizzera rilegge gli ambienti della dimora ottocentesca trasformandoli in spazi intimi e sospesi tra passato e presente, grazie a disegni murali, giochi di ombre proiettate e arredi dal gusto modernista. La villa non è nata come museo – ricorda la direttrice Carole Haensler a Voci dipinte – e ogni mostra è anche l’occasione per ripensarne la storia.

Il progetto si inserisce in una riflessione più ampia sul fenomeno delle case-gallerie, spazi domestici che diventano luoghi espositivi. Un modello con una lunga tradizione anche in Ticino e che affonda le radici nelle prime esperienze curatoriali di figure come Szeemann o Obrist. Oggi i musei cercano di essere più accoglienti, meno distanti. La casa è uno spazio dove tutti possono riconoscersi: crea un rapporto immediato con l’arte, osserva Haensler.

Immagine 2026-03-17 144607.png
  • 4.ti.ch

Leutenegger, nota per il suo linguaggio fondato sul disegno che si espande nello spazio tra installazioni, pareti e proiezioni, ha scelto di far entrare subito il pubblico nelle zone più private della villa: camere, studioli, luoghi di vita quotidiana. Ambienti un tempo regolati da rigide gerarchie domestiche vengono trasformati in spazi meditativi. Emblematico lo studiolo, che diventa una sorta di Herren Zimmer contemporaneo, dove un bar-specchio riflette il visitatore rendendolo parte dell’opera.

La mostra rilegge e ribalta codici della casa borghese senza ricorrere a dichiarazioni politiche dirette. Leutenegger lavora per sottrazione, con figure anche androgine e atmosfere che sfuggono a classificazioni rigide. Zilla non vuole essere la protagonista del racconto – sottolinea Haensler – ma invitare ognuno di noi a proiettare le proprie storie. Casa mia significa anche: qui posso sentirmi a casa.

Tra arredi degli anni ’50 scelti dall’artista e le ultime lampade Art Déco originali della villa, gli spazi acquistano una nuova tridimensionalità. Le luci calde rompono la freddezza museale e accompagnano un percorso che non accumula opere, ma permette di respirarle una ad una, come fossero stanze realmente abitate.

Immagine 2026-03-17 144644.png
  • 4.ti.ch

Un ruolo particolare lo assume la cucina, luogo di sospensione temporale che diventa chiave di lettura dell’intero progetto. Qui, come in altre sale, gli anni ’30 si mescolano agli anni ’50 e all’oggi. Un viaggio nel tempo che invita a rallentare. In un mondo che corre – dice Haensler – i musei possono offrire spazi di sosta mentale, momenti di respiro.

Casa mia è dunque anche una riflessione sul ruolo del museo nella società contemporanea. Non luogo neutro, ma attore culturale capace di costruire intimità e nuove forme di relazione con il pubblico. E Villa dei Cedri, con il suo passato domestico, diventa il luogo ideale per questa esperienza.

Appena inaugurata e visitabile fino al 2 agosto, la mostra invita i visitatori a esplorare stanze note eppure nuove, e a scoprire, per un momento, la possibilità di dire davvero: “questa è casa mia”.

56:34
Zilla Leutenegger ( *1968, Zurigo) Telecomondo , 2026 Video a canale singolo colore, senza audio, 2 min, loop, unico Olio su carta di cotone (monotipo) © Courtesy of the artist & Galerie Peter Kilchmann, Zurigo / Parigi

Abitare il museo

Voci dipinte 15.03.2026, 10:35

  • © Courtesy of the artist & Galerie Peter Kilchmann, Zurigo / Parigi
  • Emanuela Burgazzoli

Correlati

Ti potrebbe interessare