«In questo momento la persona più egoriferita che conosci si sta sentendo dire dal proprio psicoterapeuta che deve pensare di più a sé stessa». La frase, diventata trend sui social, ha dato vita a video ironici e reel che giocano sull’apparente contraddizione tra l’egocentrismo di certi individui e l’invito (ormai onnipresente) a “volersi più bene”, “mettere confini”, “allontanare le persone tossiche”. In effetti, dentro questo apparente fiume di positività, possono nascondersi alcune insidie…
Negli ultimi anni si è diffusa un’estetica della self-care che ha colonizzato feed, scaffali delle librerie e persino un certo linguaggio terapeutico mass market. Nulla di problematico, sia chiaro. Il rischio, però, è che questa retorica spinga verso un io ipertrofico, dove il miglioramento personale smette di essere un semplice obiettivo e diventa un’ideologia dell’auto-ottimizzazione e dell’individualismo.
Uno studio sociologico sulla self-optimisation in Occidente mostra come l’imperativo a migliorare sé stessi sia ormai un vero paradigma culturale: ottimizzare le relazioni, ridurre la “negatività”, diventare la “migliore versione di sé”. Una trasformazione che si intreccia con l’evoluzione del concetto di identità nelle società neoliberali, dove il benessere diventa un progetto personale – e, talvolta, una prestazione da dimostrare.
Narcisismo e altruismo. Equilibri e contrasti
Le tre Case 14.06.2025, 10:05
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La parodia social del trend “pensa più a te stesso” mette a fuoco proprio questo punto: un messaggio nato per proteggere le persone può, se ripetuto all’infinito, alimentare un narcisismo involontario.
Da tempo la psicologia e le scienze sociali segnalano una deriva individualistica nelle società occidentali, spesso accompagnata da un calo del benessere soggettivo, soprattutto tra i più giovani. Quando l’individuo diventa l’unico responsabile del proprio successo e della propria felicità, si creano contesti di vulnerabilità. E molti contenuti self-help finiscono per rafforzare questa visione: se soffri, cambia te stesso; se il mondo è difficile, taglia via ciò che disturba; se le relazioni pesano, sei tu che devi “mettere confini”. Un approccio che, se portato all’estremo, erode la dimensione comunitaria (proprio quella che ricerche psicologiche e sociologiche indicano come fondamentale per il benessere collettivo e individuale).
Narcisismo e sogni, dal mito alle neuroscienze
Millevoci 05.05.2023, 11:05
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Naturalmente, da un punto di vista clinico, un lavoro su di sé è necessario, soprattutto per chi vive immerso nell’autocritica o fatica a riconoscere i propri bisogni. Studi longitudinali mostrano che pratiche come la self-compassion possono ridurre ansia, rigidità psicologica e autocritica, migliorando la salute mentale. Il problema, dunque, non è il lavoro interiore in sé, ma ciò che accade quando viene svuotato della sua complessità terapeutica e trasformato in slogan: “allontana chi non ti capisce”, “taglia i rami secchi”, “prima tu”. Frasi che, decontestualizzate, non insegnano la regolazione emotiva, ma offrono scorciatoie semplicistiche a un mondo che semplice non è.
E allora, cosa ci dicono davvero quei video virali “anti-egocentrismo”? Forse che stiamo riconoscendo un eccesso: la cultura dell’io sta raggiungendo un punto di saturazione tale da diventare persino comica. Che “pensare prima a sé stessi” può trasformarsi in autoindulgenza, in evitamento dell’altro, in una forma aggiornata di ego smisurato. Forse, a volte, pensare anche agli altri non è poi così male...





