Arte e Spettacoli
Arte

Inferno e paradiso: Alfredo Jaar in mostra a Losanna

Al Musée de l’Elysée quaranta immagini di fotografi di guerra dialogano in un percorso immersivo che interroga il rapporto tra conflitto, umanità e memoria visiva

  • 2 ore fa
South Africa. Johannesburg, Thokoza, Sanele riposa in un campo. 2021

South Africa. Johannesburg, Thokoza, Sanele riposa in un campo. 2021

  • Lindokuhle Sobekwa
Di: Alphaville/gapo 

Una mostra nata dall’incontro tra il fotogiornalismo di guerra e la ricerca artistica approda al Musée de l’Elysée. Si tratta di Inferno e Paradiso, grande installazione immersiva dell’artista cileno Alfredo Jaar, concepita a partire dalle immagini raccolte da fotografi che documentano i conflitti e le crisi del mondo contemporaneo. Il progetto, presentato inizialmente nell’ambito del festival Cortona On The Move, trova oggi una nuova dimensione nello spazio museale losannese.

A raccontarne la genesi è il fotografo e curatore Paolo Woods ai microfoni di Alphaville. Durante la sua esperienza come direttore artistico del festival toscano, aveva scelto di lavorare attorno al tema della riconciliazione. In quel contesto ha coinvolto Alfredo Jaar, artista da sempre interessato al ruolo delle immagini e alla loro capacità di interrogare la realtà. Secondo Woods, Jaar ha accolto con entusiasmo la proposta, sviluppando un progetto che, per dimensioni e ambizione, ha richiesto il sostegno di un’istituzione museale come l’Eliseo.

La mostra riflette anche il percorso personale dell’artista. Jaar si definisce infatti un architetto che produce arte contemporanea e considera l’architettura un metodo di lavoro fondato su spazio, proporzioni, luce e disposizione degli elementi. L’installazione si articola in tre grandi sale, occupate da torrette che sostengono vecchi proiettori per diapositive. Il loro funzionamento meccanico, con il caratteristico rumore prodotto dal cambio d’immagine, diventa parte integrante dell’esperienza espositiva.

KABUL, AFGHANISTAN - 5 dicembre 2023: Sulla strada per Jalalabad

KABUL, AFGHANISTAN - 5 dicembre 2023: Sulla strada per Jalalabad

  • Veronique de Viguerie

Al centro del progetto vi sono quaranta fotografie selezionate attraverso una richiesta precisa rivolta ai fotografi di guerra coinvolti: scegliere un’immagine dell’inferno e una del paradiso. Venti immagini vengono proiettate contemporaneamente per venti minuti; successivamente il percorso conduce all’altro capitolo della mostra. Lo spettatore è invitato a rallentare, a sostare davanti alle fotografie e a dedicare tempo all’osservazione.

L’installazione si presenta come un omaggio al fotogiornalismo contemporaneo. Jaar considera infatti il lavoro dei fotografi fondamentale per comprendere il presente e leggere le tensioni che attraversano il mondo. Le immagini raccolte nella mostra documentano tragedie reali, ma rivelano anche momenti inattesi di speranza e umanità. Da qui nasce l’ambiguità evocata dal titolo: inferno e paradiso non appaiono come categorie assolute, bensì come esperienze che prendono forma all’interno di contesti concreti e spesso contraddittori.

Alcuni detenuti dormono accanto a una piccola grotta dedicata alla Madonna nel carcere di Manila, nelle Filippine, il 31 ottobre 2018. Nelle Filippine, gli uomini in attesa di giudizio trascorrono mesi, a volte anni, in celle sovraffollate in attesa di un'incriminazione, di una sentenza o del processo.

Alcuni detenuti dormono accanto a una piccola grotta dedicata alla Madonna nel carcere di Manila, nelle Filippine, il 31 ottobre 2018. Nelle Filippine, gli uomini in attesa di giudizio trascorrono mesi, a volte anni, in celle sovraffollate in attesa di un'incriminazione, di una sentenza o del processo.

  • Hannah-Reyes-Morales

La riflessione assume un significato particolare in un’epoca segnata dalla censura, dall’indebolimento del linguaggio pubblico e dalla perdita di efficacia di parole come diritti umani o libertà. In questo scenario, le immagini continuano a mantenere una capacità di circolazione e di testimonianza che permette ancora di interrogare la realtà e di costruire un racconto del mondo.

Anche Woods insiste sulla responsabilità dello spettatore. A suo avviso, il significato di una fotografia non dipende soltanto da chi la produce, ma anche da chi la guarda. L’allestimento, che coinvolge fisicamente il visitatore attraverso il movimento, le ombre e la presenza del proprio riflesso, invita a sentirsi parte di ciò che si osserva. Le immagini non restano così confinate nello schermo di un telefono, ma tornano a occupare lo spazio, imponendo uno sguardo lento e consapevole. Un’esperienza che, nel passaggio improvviso dall’inferno al paradiso e viceversa, interroga il nostro modo di vedere e di abitare il presente.

08:36
immagine

La guerra in mostra

Alphaville 29.06.2026, 11:05

  • © Veronique de Viguerie I elysee.ch
  • Mattia Pelli
Alphaville

Accedi a tutti i contenuti di Alphaville

Correlati

Ti potrebbe interessare