cinema in sala

Project Hail Mary è la fantascienza di cui abbiamo bisogno

Ryan Gosling si è innamorato del romanzo di Andy Weir e ne ha fatto un film (diretto da Phil Lord e Christopher Miller): il risultato è un buddy movie interstellare in cui anche la CGI ha un’anima

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Di: Alessandro Bertoglio 

Andy Weir, classe 1972, nel mondo della scienza ci è cresciuto: papà era un fisico e lui, per non essere da meno, cavalcando l’onda, a 16 anni faceva già il programmatore di computer. Quello che avremmo chiamato un nerd, insomma, con la passione della fantascienza, da lettore prima, da autore poi. Tanti racconti e, nel 2014, The Martian (L’uomo di Marte), in realtà autopubblicato come ebook già nel 2011. Un successo che subito diventa un film, Sopravvissuto: The Martian con Ridley Scott alla regia e Matt Damon nel ruolo principale.

Nel 2017 arriva il secondo romanzo, Artemis (La prima città sulla Luna) i cui diritti sono già di proprietà della 20th Century Fox e, giurateci, presto diventerà un film. Ma ce l’ha fatta prima Project Hail Mary (2021) la cui trasposizione cinematografica è ora nelle sale. L’Ultima missione: Project Hail Mary è un film diretto da Phil Lord e Christopher Miller (quelli di Piovono Polpette e The Lego Movie) e prodotto, tra gli altri, da Ryan Gosling, che si è innamorato del romanzo, ne ha acquisito i diritti e ha voluto esserne il protagonista.

Ryland Grace si risveglia a bordo di un’astronave, intubato, dolorante, senza memoria. Scopre di essere l’unico sopravvissuto di un equipaggio di 3 persone, spedito in coma artificiale nello spazio, ed ora si trova a quasi 12 anni luce di distanza dal nostro sistema solare. Ryland ricorda di essere un insegnate di scienze in una scuola media, di aver scelto questa professione dopo che la comunità degli scienziati lo ha emarginato per un suo scritto teorico piuttosto rivoluzionario. Ma proprio per questo suo lavoro è stato scelto per trovare una soluzione al problema che affligge il Sole, la cui energia viene fagocitata da misteriose, minuscole entità. Un problema che affligge tutte le stelle visibili, tranne una… e proprio in prossimità di questa si trova, per cercare di capire come mai avviene questo e, soprattutto, se c’è una possibilità di “curare” il nostro sole.

In soldoni, è questa la trama di film e libro. Al quale manca il dettaglio più importante, quello che dà il tono a tutto. Nel suo viaggio verso Tau-Ceti, il professore-astronauta incontra un’entità aliena. Più o meno nelle sue stesse condizioni e lì giunta per lo stesso motivo. Se l’unione fa la forza, il primo passo è cercare di comunicare, capirsi, progettare insieme una speranza.

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L’Ultima missione: Project Hail Mary, per come è stato pensato da Andy Weir e per come è stato costruito visivamente da Phil Lord e Christopher Miller (su una sceneggiatura di Drew Goddard, già autore di The Martian e per quel lavoro candidato all’Oscar) è un esempio lampante di come la fantascienza possa andare oltre lo spettacolo visivo e affiancare ai momenti di stupore che ci regalano gli effetti speciali, quelle sensazioni di profondità e di umanità, di solidarietà e di speranza di cui abbiamo bisogno. E che la fantascienza, quando è fatta davvero bene, riesce a offrire. Lasciando da parte quell’approccio distopico del quale pare oggi non si possa più fare a meno.

Questo “buddy movie” interstellare in assenza di gravità, claustrofobico, terminale (oltre all’ultima speranza per la Terra, ogni cosa che può andar storta sull’astronave può essere fatale) ci ricorda tante cose che magari trascuriamo. L’importanza del lavoro in squadra, i rischi per la sopravvivenza della nostra specie, la scienza come unico linguaggio universale e non un semplice catalogo di nozioni scolastiche, l’ironia che attraversa l’intero racconto e che Gosling trasmette senza eccessi. Ma ci ricorda anche che, se mai non fossimo soli, nell’Universo soltanto mettendoci in gioco potremmo imbastire un contatto vero con qualcosa/qualcuno che potrebbe essere completamente diverso da noi, come “Rocky” l’amico alieno di Ryland Grace. Che è una specie di ragno metallico, senza volto, senza occhi, che respira ammoniaca e vive a temperature elevatissime.

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Rete Uno 19.03.2026, 15:05

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Il film è stato girato su un set nel quale la Hail Mary è “viva”: ricostruita realmente e con minimi ricorsi al green screen. E con un coprotagonista, Rocky, creato in CGI, che forse mai come in questa occasione ha davvero anche un’anima, quella che permette ai due navigatori solitari di immaginarsi una speranza. Un budget da 200 milioni per un film che ha l’ambizione di essere sia blockbuster che film di sostanza, dramma emotivo e commedia della vita.
L’Ultima missione: Project Hail Mary ha anche un difetto: dura 156 minuti. Magari una ventina si potevano limare. Ma è davvero un dettaglio trascurabile.

PS: Hail Mary (Ave Maria) è nel gergo sportivo il passaggio o il tiro che si fa all’ultimo secondo, nella speranza di ribaltare un risultato. Curioso anche che a bordo della Hail Mary, l’astronave Ave Maria, ci sia un sopravvissuto di nome Grace..

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