Filosofia e Religioni
Il libro

J.D. Vance, il ritorno alla fede tra ombre e ambizioni politiche

In “Communion” il vicepresidente Usa racconta la sua rinascita spirituale spingendo sul cristianesimo come chiave per risolvere i problemi degli Stati Uniti

  • Un'ora fa
643358845_highres.jpg
  • Keystone
Di: di Nicole Freudiger (SRF) – Rod, adattamento in italiano 

“Communion - Finding My Way Back to Faith”, è il nuovo libro del vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance, edito da HarperCollins (2026)

Il vicepresidente degli Stati Uniti J.D. Vance non ha avuto un’infanzia facile. È un dato ormai noto almeno dai tempi del suo bestseller “Hillbilly Elegy”. E’ cresciuto in una famiglia disfunzionale, segnata dalla povertà, con una madre dipendente dalle droghe e una crescita priva di stabilità. In questo contesto difficile, l’unico punto fermo fu la nonna, figura centrale della sua vita. Furono proprio i nonni a introdurlo al cristianesimo, offrendo al giovane Vance una prima bussola morale.

L’educazione religiosa, tuttavia, non resse alle crisi della prima età adulta. Vance si allontanò dalla fede, arrivando a definirsi ateo. Nel suo nuovo libro “Communion”, racconta come, durante gli anni di studio, si sia concentrato quasi esclusivamente sull’ambizione personale, sul successo e sul denaro, smarrendo progressivamente ogni riferimento etico. È in questa fase che prende avvio un percorso inverso: il confronto con il pensiero cristiano, attraverso filosofi e autori che spaziano - come lui stesso sottolinea - dagli U2 fino a sant’Agostino.

Tra le sue influenze, Vance cita anche il miliardario della tecnologia Peter Thiel, senza però ricordare il sostegno concreto che quest’ultimo gli ha garantito, sia nella carriera professionale sia nella sua ascesa politica. Non a caso, proprio la dimensione politica resta sullo sfondo del racconto. Compare come una nota marginale, quasi un evento più subito che cercato.

Il punto di svolta, nella narrazione dell’autore, è la nascita del suo primo figlio. È in quel momento che Vance riconosce un nuovo desiderio fondamentale: diventare un buon padre. E trova nella fede cristiana il riferimento per orientare le proprie scelte.

Sul piano autobiografico, “Communion” scorre con linearità. Il tentativo di fare i conti con i traumi dell’infanzia e di costruire una vita familiare solida rende l’autore accessibile, talvolta persino empatico. Tuttavia, questa dimensione personale si intreccia con un’ambizione più ampia: un’analisi sociale degli Stati Uniti, intrisa di un chiaro giudizio morale.

È difficile, dunque, leggere queste pagine senza considerare il contesto politico. A parlare è il vicepresidente degli Stati Uniti, e forse anche un futuro candidato alla presidenza, alla vigilia di importanti scadenze elettorali. In questo quadro, la sua riflessione assume inevitabilmente un valore programmatico.

Secondo Vance, l’America, proprio come lui in passato, avrebbe perso il proprio orientamento morale allontanandosi dalla fede. Da qui la sua tesi centrale: un ritorno al cristianesimo e ai suoi valori rappresenterebbe la soluzione alla crisi del Paese. Una convinzione che, tuttavia, resta spesso allo stato di affermazione, più che di dimostrazione.

In alcuni passaggi, l’autore entra invece nel merito di questioni concrete e divisive. Prende posizione sull’aborto e difende la politica migratoria dell’amministrazione Trump, anche nella sua versione più dura, respingendo le critiche provenienti da ambienti cristiani, Vaticano compreso.

Proprio il rapporto con la Chiesa cattolica solleva interrogativi. Vance racconta con dovizia di particolari il suo incontro con Papa Francesco, soffermandosi anche sulle critiche attese, e solo in parte ricevute, rispetto alle sue posizioni sull’immigrazione. Colpisce però l’assenza di riferimenti a Leone XIV, anch’egli statunitense, che ha espresso riserve sulla linea politica sostenuta dal vicepresidente. Il nuovo pontefice viene appena menzionato, se non per la sua presenza alla cerimonia di insediamento.

Resta comunque interessante osservare come Vance, al pari di Leone, richiami nella propria visione politica l’enciclica sociale “Rerum Novarum” di Leone XIII (1891), giungendo però a conclusioni profondamente diverse.

“Communion” è insomma un racconto personale ricco di dubbi, cadute e rinascite, e insieme una proposta culturale e politica ambiziosa. Ciò che resta in sospeso è la prova della sua tesi. E cioè che un ritorno diffuso al cristianesimo possa davvero rappresentare la chiave per risolvere i problemi degli Stati Uniti. Un’idea suggestiva, seppure ancora tutta da dimostrare.

Testo legato alla trasmissione di Radio SRF 4 News, 19.6.2026, 9:03

Correlati

Ti potrebbe interessare