L’idea che guidiamo consapevolmente le nostre azioni è forse una delle illusioni più radicate della nostra cultura. Crediamo di decidere nel momento in cui “sentiamo” la decisione, ma le neuroscienze mostrano che la coscienza arriva in ritardo: ciò che chiamiamo scelta libera è spesso solo la fase finale di un processo iniziato altrove, nel cervello, prima che ce ne accorgiamo.
Una ricerca condotta dal Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences di Lipsia, in collaborazione con la Charité – Universitätsmedizin Berlin, ha infatti rivelato un dato sorprendente: il cervello anticipa la nostra “scelta libera” fino a dieci secondi prima che essa emerga alla coscienza. Non si tratta di un’attività legata alla preparazione del movimento nella corteccia motoria. Qui il segnale parte altrove: in regioni di controllo superiore come la corteccia frontopolare e aree del parietale, che sembrano delineare il futuro esito della nostra decisione quando ancora non ne abbiamo alcuna percezione.
I risultati ottenuti si basano, com’è normale che sia, su un esperimento molto preciso. I partecipanti osservano un flusso continuo di lettere sullo schermo. Quando sentono spontaneamente l’impulso di agire, devono scegliere liberamente se premere il pulsante sinistro o destro. Subito dopo, indicano quale lettera era apparsa nel momento esatto in cui la decisione è diventata cosciente. Questo protocollo ha permesso di confrontare il momento soggettivo della decisione con l’attività neurale che la anticipava, rivelando segnali predittivi alcuni secondi prima della consapevolezza.
Il nostro cervello, il tesoro di cui prendere cura
Laser 13.03.2024, 09:00
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Questa scoperta mette in crisi una delle convinzioni più profonde della nostra cultura: che l’intenzione prenda forma nel momento stesso in cui la sentiamo. Se la coscienza arriva con ritardo rispetto al processo neurale, la domanda sorge spontanea: dov’è la libertà? Siamo davvero noi a decidere, o semplicemente assistiamo – da spettatori privilegiati – a qualcosa che è già avvenuto nel profondo della nostra mente? E, se così fosse, chi o cosa decide veramente, e in base a quali criteri?
Domande certamente scomode, soprattutto se poste a una civiltà – nello specifico quella occidentale – che forse non è davvero pronta ad accettare uno scenario del genere, dove il protagonismo dell’ego cede il posto a pulsioni che vanno oltre il proprio io e, dunque, mettono in discussione il peso della nostra consapevolezza nelle scelte di tutti i giorni, tanto da farci sentire, nel peggiore degli scenari, come dei burattini in balia di qualche misteriosa forza che ci governa a nostra insaputa e senza chiederci il permesso.
L’impressione di poter scegliere liberamente tra diversi possibili corsi d’azione è fondamentale per la nostra vita mentale. Tuttavia, è stato suggerito che questa esperienza soggettiva di libertà non sia altro che un’illusione, e che le nostre azioni siano iniziate da processi mentali inconsci molto prima che diventiamo consapevoli della nostra intenzione di agire.
John-Dylan Haynes, ricercatore
L’ipotesi che le nostre decisioni maturino prima della consapevolezza non è tuttavia una scoperta nuova, poiché essa attraversa tutta la storia della filosofia. Platone e Aristotele avevano già notato come il controllo razionale non coincida sempre con l’origine delle nostre azioni. Agostino vedeva nella profondità dell’interiorità un luogo in cui la volontà si forma prima che riemerga alla coscienza. Secoli prima delle neuroscienze, Spinoza sosteneva che ci crediamo liberi solo perché ignoriamo le cause che ci muovono, mentre Schopenhauer distingueva tra poter agire e poter volere ciò che si vuole, anticipando sorprendentemente la nozione di intenzione preconsapevole. Anche Nietzsche attaccava la libertà come finzione morale, un’invenzione utile ma illusoria. Dall’altra parte, Kant salvava la libertà ponendola fuori dal piano empirico, come condizione della responsabilità etica. E in mezzo, pensatori come Hume o gli stoici ricordavano che libertà non significa assenza di cause, ma coerenza tra identità e azione.

L’altrove e la mistica
Alphaville 27.10.2023, 11:05
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Tra tutte le domande, quella del chi o del che cosa decida per noi prima che ne prendiamo consapevolezza è senza ombra di dubbio la più interessante, perché si presta a letture e interpretazioni diversissime, potenzialmente infinite.
Che si tratti, ad esempio, di una coscienza cosmica superiore è una visione che ha molti punti in comune con la dottrina agostiniana (e, ancor prima, platonica) del motore immobile, quell’entità ultraterrena che, per scomodare Dante, muove ‘l Sol e l’altre stelle. Una spinta impersonale che in qualche modo ci accomunerebbe tutti. In tempi più recenti, questa idea si assimilerebbe anche alle tesi di Jung sull’esistenza di un inconscio collettivo. Ma di opzioni ce ne sono tante.
Potrebbe allo stesso modo trattarsi del nostro inconscio profondo, una dimensione interna che, come intuivano Freud e Schopenhauer, decide prima di noi e meglio di noi. Oppure ancora di un ecosistema neurale fatto di processi autonomi e competitori, in cui la coscienza non è il regista ma il portavoce tardivo. C’è anche l’ipotesi più radicale del determinismo, dove a guidare le nostre scelte è la catena delle cause fisiche, non un “io” sovrano. In tutti questi modelli, emerge un dato comune: ciò che chiamiamo libertà non è un potere originario della coscienza, ma il modo in cui essa interpreta – talvolta illusoriamente – una decisione già presa altrove.
Indipendentemente da visioni più o meno “fantascientifiche” e per ovvie ragioni difficilmente dimostrabili, ad oggi, la scienza non ha ancora esplorato il peso delle idee rispetto alle nostre azioni: i concetti, i valori, le ideologie, l’educazione che ci definiscono come persone, e che acquisiamo nel corso della vita in maniera tutt’altro che “naturale”, sono effettivamente le cause di determinate scelte e azioni di cui ci sentiamo diretti protagonisti. In questo caso, possiamo parlare di scelte consapevoli o sono anch’esse già decise in anticipo dal nostro inconscio? La domanda, per ora, resta – permettetemi di dirlo – fortunatamente aperta.
L’inconscio che ci unisce
Alphaville 28.07.2025, 11:45
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