Ci sono momenti in cui le parole della tradizione non bastano più. Non perché siano sbagliate, ma perché non riescono più a raggiungere l’esperienza viva dell’uomo contemporaneo. È in questi interstizi che libri come L’onda è il mare di Willigis Jäger (Gabrielli editori) trovano il loro spazio naturale, non come oggetti da recensire, ma come compagni di cammino, come strumenti che aiutano a ripensare ciò che chiamiamo spiritualità.
Paolo Scquizzato, nella prefazione, lo dice con chiarezza: «Questo libro non è per chi cerca risposte, ma per chi osa abitare la domanda. Non per chi sogna nuovi appigli, ma per chi desidera mettere radici. Non per chi teme di perdersi, ma per chi intuisce che solo lasciandosi andare alla corrente si torna a casa». È un invito a un atteggiamento interiore più che a un contenuto, un modo diverso di stare nel mondo, meno difensivo, più permeabile.
Jäger parla soprattutto a chi proviene da un orizzonte cristiano e sente che le forme della religione istituzionale non riescono più a dire l’essenziale. Per secoli abbiamo immaginato Dio come un “lassù”, un Altro separato, a volte addirittura come un sovrano da raggiungere con la devozione o la paura. Jäger propone un cambio di sguardo radicale: Dio non è l’Altro, è il Tutto. Non abita un cielo remoto, ma pulsa in ogni frammento del reale. Non governa dall’esterno, ma respira dall’interno. È la vita stessa nella sua creatività incessante.
Questa prospettiva non nasce da un sincretismo improvvisato, ma da un percorso biografico e spirituale preciso. Jäger (1925–2020), monaco benedettino e maestro zen, è stato uno dei grandi precursori di una spiritualità interreligiosa e interconfessionale. Ha guidato migliaia di persone attraverso corsi e ritiri in tutta Europa, mostrando come Oriente e Occidente possano incontrarsi non in una teoria, ma in un’esperienza. Nel 2003 ha fondato il Benediktushof, centro di meditazione in Germania, oggi punto di riferimento internazionale. Tra i suoi libri più noti, oltre a L’onda è il mare, figura L’eterna saggezza, dedicato al nucleo condiviso di tutte le vie spirituali.
La metafora dell’onda e del mare, che dà il titolo al libro, non è un’immagine poetica, ma una chiave di lettura dell’esistenza. L’onda è l’individuo, con la sua storia, le sue paure, le sue speranze. Il mare è la realtà ultima, la coscienza universale, ciò che le tradizioni chiamano Dio. L’onda non è separata dal mare: è il mare che prende forma. L’Io e il Tutto non sono due realtà distinte, ma due modi di guardare la stessa cosa. La mistica, per Jäger, non è un’esperienza straordinaria riservata a pochi, ma la possibilità sempre presente di riconoscere questa unità.
La separazione tra uomo e divino nasce da un fraintendimento. L’io psicologico, con i suoi confini e le sue paure, si percepisce come un’entità autonoma. Ma questa percezione è solo una costruzione funzionale. Quando l’onda si crede autonoma, teme di infrangersi e scomparire. Quando riconosce di essere mare, scopre una libertà che non dipende dalla forma. Allo stesso modo, l’essere umano vive spesso nella paura della perdita e della morte perché si identifica con ciò che è transitorio. Ma nella profondità della coscienza esiste una dimensione che non nasce e non muore, una presenza che osserva tutto senza esserne toccata.
Riconoscere che il divino non è separato dall’uomo significa restituire sacralità a ogni vita, a ogni volto, a ogni relazione. Non esiste un momento profano separato da un momento sacro, perché tutto ciò che esiste è intriso della stessa realtà. La spiritualità, in questa prospettiva, non è fuga dal mondo, ma immersione più profonda nel mondo. Non richiede di rinunciare alla propria umanità, ma di viverla con autenticità, sapendo che ciò che chiamiamo “divino” non è un’aggiunta, ma la dimensione più vera di ciò che siamo.
Una fede che non teme le domande
Tempo dello spirito 04.01.2026, 08:00
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