Natalità e letteratura

E se fossero i bambini a decidere di nascere?

In una contemporaneità segnata da grandi dibattiti sulla crisi della natalità, la narrativa si pone domande sulle possibili società future. L’autrice Li Kotomi ci presenta un esperimento mentale per riflettere sulla libertà individuale

  • 2 ore fa
Li Kotomi, autrice taiwanese naturalizzata giapponese
Di: Alessio von Flüe 

Sei all’ottavo mese di gravidanza e ti rechi all’ultima visita medica prima del parto. È un momento importante tanto da avere un nome proprio. La Conferma. Il medico userà uno speciale strumento per mettersi in contatto con la creatura che porti in grembo, le comunicherà il suo Indice di sopravvivenza nel mondo e le porrà una domanda: vuoi vivere o no?

È questo lo spunto narrativo di Se vuoi nascere o no, romanzo dell’autrice taiwanese naturalizzata giapponese Li Kotomi, vincitrice nel 2021 del prestigioso Premio Akutagawa. L’opera è stata pubblicata da Mondadori nella traduzione di Anna Specchio lo scorso ottobre.

Copertina di "Se vuoi nascere o no" di Li Kotomi

Un romanzo che si inserisce perfettamente nel filone della narrativa speculativa che negli ultimi dieci anni ha trovato nei temi legati alla genitorialità e al suo controllo politico e sociale un terreno fertile per il genere. I testamenti (2019) di Margaret Atwood, sequel del celebre Il racconto dell’ancella (1985) e vincitore del Booker Prize, insieme alle opere di Murata Sayaka, sono tra gli esempi più celebri e fortunati.

Tra discussioni politiche sulla natura ontologica del termine famiglia e una crisi della natalità che colpisce tutte le società occidentali, il motivo di questo interesse è evidente. Ma se Atwood ci chiede di immergerci nelle peggiori conseguenze della volontà di controllo sul corpo femminile, e Murata Sayaka di rivalutare il concetto di normalità accettandone la costruzione sociale e contingente, Li Kotomi porta sul tavolo un altro elemento di discussione: i limiti della libertà individuale.

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Siamo catapultati in una Tokyo del 2075. L’eutanasia è stata legalizzata e resa accessibile anche a chi non ha problemi medici e l’ingegneria genetica ha reso possibile per ogni coppia avere dei figli, a patto che il parto sia consensuale. Per i genitori, certo, ma anche per i figli.

Grazie allo sviluppo tecnologico e alle teorie sulla Grammatica Universale di Noam Chomsky, è infatti possibile comunicare con i bambini nell’utero durante l’ottavo mese di gravidanza. Si tratta di una protocomunicazione e viene usata al solo scopo di chiedere loro se desiderano venire al mondo. Per rendere la scelta più corretta, i medici comunicano ai potenziali nascituri la loro possibilità di vivere una vita felice, calcolata sulla base di fattori come la stabilità del paese di nascita, i problemi climatici, il patrimonio genetico dei genitori, la disponibilità finanziaria – la lista è piuttosto lunga. Se il bambino rifiuta di nascere, la scelta è inappellabile. Il parto forzato è illegale e prevede delle conseguenze penali oltre che sociali. Ayaka, la protagonista, crede nella giustizia del sistema e critica chiunque gli si opponga. La sua prima gravidanza rischierà però di far vacillare la sua fede.

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È interessante nell’opera di Li Kotomi l’attenzione data al dubbio etico che molte coppie si pongono prima di decidere se diventare genitori. Quanto è giusto scegliere di avere un bambino in un momento di crisi, sia essa politica, sociale o climatica? È una scelta che prendiamo per noi stessi o per lui? Dove risiede l’egoismo? La libertà di qualcuno è sempre ai danni della libertà di qualcun altro? Domande che scaldano gli animi e il dibattito, ma che non per tutti hanno risposte facili, nella realtà come nel romanzo.

Se l’impalcatura tematica è solida, dove Se vuoi nascere o no scricchiola è nell’impianto puramente narrativo. I personaggi sono più funzioni che rappresentazioni, ognuno sembra posto nella trama per incarnare una specifica sfaccettatura del problema etico. La scrittura soffre inoltre di didascalismo. Trovate narrative interessanti, come riportare graficamente l’esito di un esame, risultano artificiose nello sviluppo. Il risultato è un romanzo d’idee in cui il romanzo non sembra reggere il peso delle idee.

Resta comunque una lettura scorrevole per chi è interessato agli esperimenti mentali e alle distopie sulla natalità, che ha il grosso merito di volersi aprire al dialogo invece che chiudersi nell’ideologia. Anche questa, oggi, è una tendenza in crisi.

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