«Era normale che in una classe ci fossero dei bambini-schiavi», dice il protagonista Ernst Nüssli nell’unica sequenza ambientata nel presente, nelle 260 pagine di Cosa forte. Ed è la frase chiave che racconta, in meno di una dozzina di parole, sia il contenuto narrativo che la poetica estetica di questo romanzo a fumetti, premio svizzero di letteratura nel 2023, ai tempi della prima edizione in lingua tedesca.
La realtà storica di quelli che con un eufemismo venivano definiti bambini affidati viene raccontata in queste pagine per quello che era: normalità. Non ci sono quasi mai esplosioni drammatiche, effettacci, sentimentalismi: tutto è estremamente controllato, e anche quando deve rappresentare la violenza, Lika Nüssli sceglie di suggerirla, oppure di disinnescarla rappresentandola con l’arma della caricatura cartoonesca, che deforma il corpo del protagonista. Eppure, l’effetto non è certo quello di attenuare i colpi di questa storia su chi legge. Anzi, in qualche modo l’impatto viene moltiplicato per contrasto.

A proposito della storia. È, appunto, una storia normale per la Svizzera rurale di metà Novecento: una famiglia di contadini, molto povera, è costretta a dare il figlio in affidamento presso una fattoria, dove lavorerà in cambio di uno stipendio mensile versato al padre. Il ragazzo è un bambino, undici anni. È colui che diventerà, in un futuro ancora inimmaginabile, il padre di Lika Nüssli. È anche, con tutta evidenza, la cosa di cui parla il titolo. Niente di strano, lo sappiamo: la realtà dei Verdingbub è stata raccontata da libri, documentari e film (ricordiamo quello di Markus Imboden del 2011, che si intitolava proprio Der Verdingbub – Vite rubate), e rimane una macchia indelebile sul ventesimo secolo svizzero.
Quello che fa la differenza, qui, è la capacità di Lika Nüssli di cogliere tutte le contraddizioni della storia. C’è un uomo che l’autrice conosce benissimo, che però si rivela un ragazzino che lei non conosce affatto; c’è un bambino che subisce vessazioni inaudite, ma quasi non le percepisce, concentrato com’è sulla missione che gli è stata affidata dalla sua famiglia; ci sono fatti incredibilmente tragici che sembrano essere ricordati, in qualche modo, quasi con affetto, a decenni di distanza.

Lika Nüssli, Cosa Forte, 2023
La vita del piccolo Ernst Nüssli ha ritmi prevedibili e terrificanti, eppure quello che rimane da queste pagine sono anche momenti di tenerezza e soddisfazione infantile: i giochi con i compagni di scuola, l’amore per gli animali, il legame con i fratelli rafforzato dalla lontananza, perfino la tavoletta di cioccolato che rappresenta l’unico lusso concesso a questo preadolescente del Canton San Gallo dei primi Cinquanta.
Lika Nüssli non è partita dal fumetto – si può definire senza timore di smentita un’artista visiva, che lavora su pittura, installazioni, performance – ma le sono bastati pochissimi libri per diventare forse la più importante fumettista svizzera in attività. Questa traduzione in italiano era dovuta, dopo il successo avuto dal libro nella sua versione germanofona, ed è una fortuna che a occuparsene sia stata una delle piccole case editrici che, nel panorama della vicina penisola, tratta con più cura i suoi prodotti: Sigaretten è un editore dalla distribuzione molto limitata, ma che in qualche modo ricorda la Coconino Press delle origini, quella fondata da Igort che nei primi Duemila ha imposto l’idea stessa del graphic novel sul mercato editoriale italiano. Sigaretten, come la Coconino di quei tempi, produce libri eleganti, riconoscibili e uniformi dal punto di vista grafico e del formato, scritti e disegnati da autori sceltissimi (per dire, insieme a questo di Lika Nüssli è arrivato sugli scaffali l’ultimo del francese David B.). Ognuno dei (pochi) volumi che manda in stampa annualmente è un antidoto a quell’affaticamento da romanzo a fumetti che è sembrato affacciarsi sul mercato librario negli ultimi anni.
“Cosa Forte” di Lika Nüssli
Konsigli 19.02.2026, 18:00
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