Letteratura

Lo scrittore che (un secolo fa) anticipava la crisi del clima

Non era distopia, ma realtà: nel 1922 Charles-Ferdinand Ramuz da Losanna raccontava il progressivo rialzo delle temperature nella zona del lago Lemano, in “Presenza della morte”

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Charles-Ferdinand Ramuz a Losanna, 1945

Charles-Ferdinand Ramuz a Losanna, 1945

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Di: Mattia Mantovani 

Lo straordinario Presenza della morte, uscito in lingua originale nel 1922, rimane con ogni evidenza uno dei suoi romanzi più intensi e penetranti. Un romanzo attuale, di un’attualità sinistra e non priva di tratti perturbanti, perché ha affrontato e prefigurato con un secolo di anticipo il tema del cambiamento climatico e del surriscaldamento del pianeta. La vasta produzione di Charles-Ferdinand Ramuz possiede del resto un autentico respiro internazionale e può tranquillamente reggere il confronto con le opere e gli autori che hanno contribuito a disegnare il panorama letterario del “secolo breve”. Non solo perché il “provinciale” Ramuz, nato a Losanna, si è formato culturalmente a Parigi, dove frequentò tra l’altro Paul Claudel e André Gide, ma anche per le credenziali stilistiche della sua opera e la qualità di scrittura, che trovò tra i primi entusiasti lettori il giovane Louis-Ferdinand Céline.

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La Muette

Gli altri 28.10.2023, 08:10

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Non c’è da sorprendersi, perché Ramuz, pur senza spingersi negli abissi esplorati dall’autore del Viaggio al termine della notte, scriveva in un francese molto simile a quello poi adottato e sviluppato da Céline, fatto di continui “staccati”, slogature ritmiche e cadenze ossessive, che in Presenza della morte vanno a comporre un ritmo ipnotico e scandiscono il progressivo rialzo delle temperature nell’idillico paesaggio di Losanna e il lago Lemano.

Nel caso specifico di Ramuz si assiste inoltre alla completa identificazione tra un autore e il suo luogo d’origine, inteso nel senso più ampio. Il “piccolo” Cantone di Vaud esprime una circoscritta e talora limitante realtà provinciale o al massimo regionale, ma nella reinvenzione letteraria diventa una  coordinata esistenziale, un luogo fondante e un’immagine del mondo. Considerato all’interno di una simile prospettiva, Ramuz si rivela tutt’altro che “regionale”, perché la “sua” Losanna e il suo Cantone di Vaud sono davvero il centro del mondo e in quanto tali possono perfino costituire uno scenario apocalittico, come accade precisamente in Presenza della morte, che rielabora in senso narrativo un evento che si è effettivamente verificato.

Nel 1921, l’anno precedente la pubblicazione di Presenza della morte, l’Europa e la Svizzera vissero un’estate caldissima, con temperature assolutamente al di fuori della norma. Nella reinvenzione di Ramuz, la causa dell’evento appare riconducibile a una chiara spiegazione scientifica: «Un incidente verificatosi nel sistema gravitazionale, la terra precipita rapidamente verso il sole e tende verso di esso per fondervisi». Ma è ovvio che una simile spiegazione («il messaggio», lo definisce l’io narrante) suona ben poco rassicurante. Nelle prime pagine, Ramuz racconta l’entusiasmo diffuso per l’aumento delle temperature, con la stagione dei bagni che nella città sulle rive del Lemano si prolunga fino in pieno autunno. Ma poi il registro cambia completamente: lo spostamento dell’orbita terrestre e il conseguente scivolamento del pianeta verso il Sole tracciano i contorni di una fine che appare sempre più inevitabile. La temperatura anomala investe pesantemente la vita sulla Terra e causa uno stravolgimento globale, che si riverbera sulla quotidianità delle persone, sulla loro psicologia.

Ramuz tiene aperto il finale, anche se è francamente impossibile pensare a un esito positivo, se non altro perché il titolo è molto rivelatore e le ultime pagine, torride e roventi, sono percorse da un brivido gelido – se è lecito utilizzare un ossimoro – che assume quasi connotazioni bibliche. Riletto un secolo dopo, Presenza della morte ha smesso di costituire una fantasiosa distopia per trasformarsi in una terribile realtà. Basti leggere questo passo, che ormai potrebbe anche essere una notizia di cronaca: «Ci sono trentasei gradi all’ombra; eppure, nessuna minaccia di temporale, neanche uno di quei nuvoloni, bianchi, riccioluti o lisci, ardesia o neri; né quella pesantezza dell’aria che annuncia il cattivo tempo. Dicono che sarà intorno a un grado al giorno…»

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Ramuz tra Parigi e la montagna

Laser 03.03.2015, 10:00

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