Siglato alla fine del 2025, l’accordo tra Warner Music Group e Suno segna una nuova fase nel rapporto tra musica e intelligenza artificiale. Suno, piattaforma di IA generativa, dovrà pagare per usare i repertori Warner nel suo addestramento. Non è ancora chiaro, almeno per ora, quali saranno le conseguenze per gli artisti, visto che l’intesa è più orientata verso i cataloghi che alla definizione di compensi individuali.
Sulla questione delle remunerazioni, va detto in premessa che gli artisti dovranno dare il consenso all’uso del loro materiale per creare brani sulla piattaforma: intervenuto a Voi che sapete, Francesco Prisco del Sole 24 Ore immagina che ciò aprirà nuovi margini di trattativa fra le parti.
Il giornalista vede nell’accordo l’obiettivo di monetizzare da parte della grande discografia, e tratteggia una nuova fase, dopo quella segnata dallo streaming, in cui chi vorrà produrre hit «non avrà difficoltà a piegarsi anche ai dettami dell’intelligenza artificiale».
Le sorti degli artisti stanno a cuore ad Alceste Ayroldi, per il quale lo scenario è «non roseo». Il critico musicale e docente di produzione discografica entra nel tecnico, distinguendo fra diritti d’autore e copyright: i primi, vigenti in Europa, tutelano diritti patrimoniali e morali; il secondo, di stampo angloamericano, si concentra su sfruttamento economico e copia dell’opera. Proprio il copyright, prevede Ayroldi, «troverà portoni spalancati» per l’uso delle opere raccolte nei cataloghi, a differenza di paesi come Italia, Germania o Francia, dove da un punto di vista legale «ancora un minimo di scettro è tra le mani dei musicisti».
Il diritto d’autore, però, non mette al riparo la creatività. Sempre Ayroldi spiega come per il suo riconoscimento l’opera non debba essere originale in senso assoluto, ma semplicemente nuova. Questo scenario fa «un po’ tremare» il critico all’idea che l’atto creativo possa venire da un’intelligenza artificiale e non per forza da una persona in carne e ossa.
Copyright e intelligenza artificiale
Voi che sapete... 14.11.2025, 16:00
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Francesco Prisco distingue tra i diversi utilizzi dell’IA. Tra quelli virtuosi cita i restauri, la pulizia di materiale prima quasi inservibile, come nel caso di Now and Then dei Beatles. Meno intelligente, osserva, è creare «tracce di rumore che vanno a saturare le piattaforme di streaming». Aspetto a cui lega la ricerca della perfezione: un fatto negativo, a detta di Prisco, se gli artisti perderanno «il gusto di sbagliare», perché «la storia della musica è piena di imperfezioni che diventano la nuova regola». I musicisti dovrebbero invece «rivendicare l’importanza dell’errore».
Prisco guarda infine alle implicazioni di settore, e immagina «che si affermerà un’app leader nella text-to-music», nel cui pacchetto azionario investiranno le case discografiche, contribuendo alla sua ascesa sul mercato. Un modello che ricorda quanto avvenuto con Spotify.



