«L’eleganza è la cosa più importante che esista a questo mondo. Tutto il resto viene dopo». La stessa eleganza che Francesca Aspromonte apprese da Renata Scotto durante i suoi studi all’Accademia di Santa Cecilia in Roma. Un atteggiamento di grazia e buongusto da mantenere non solo sul palco, mentre si canta, ma in tutte le cose della vita, come la soprano italiana ha raccontato a Luisa Sclocchis nell’intervista rilasciata per Musicalbox.
L’incontro avviene alla Scala di Milano, dove Aspromonte sarà di scena il 5 e 13 marzo 2026, impegnata nel ruolo di Stimme des Waldvogels con il wagneriano Siegfried diretto da Simone Young e Alexander Soddy per la regia di David McVicar. Qualcosa che nemmeno si permetteva di sognare («cantare Wagner e cantare Wagner alla Scala non era nella mia lista») ora diventerà realtà. Una parte piccola, 3 minuti su 5 ore di spettacolo, però «di una bellezza sconvolgente», all’interno di una scena che è «un raggio di sole in mezzo a quest’opera così cupa».
Il 13 marzo sarà una data doppiamente significativa per lei: quel giorno uscirà il suo nuovo disco, Vieni o notte (etichetta Aparté), in cui interpreterà pagine di Alessandro Scarlatti assieme ad Arsenale Sonoro e Boris Begelman. «Facciamo “spoiler alert” per tutti», avvisa. «Queste serenate vanno a finire tutte male, perché ognuno di questi personaggi capisce di non essere corrisposto e che non lo sarà mai». «Però la musica è bellissima», conclude con una risata.
Boris Begelman è anche marito della cantante, un amore nato sul lavoro ma non propiziato dalla bellezza del far musica in coppia. Una relazione sviluppatasi in modo normale, spesso consumata a distanza per via dei rispettivi impegni, «fino a quando abbiamo pensato: perché non facciamo un concerto per stare insieme?». È iniziata così la loro collaborazione. Vivere accanto a un violinista virtuoso, un musicista di altissimo livello come Begelman, con il suo «orecchio bionico», è stata per lei occasione per imparare moltissime cose attraverso l’esperienza.
Fra le tante collaborazioni di Aspromonte, citiamo quelle con John Eliot Gardiner, Ottavio Dantone, Christophe Rousset, Diego Fasolis, Giovanni Antonini, Andrea Marcon, Gianluca Capuano. Ciascuno con la sua visione, con le sue idee, e non sempre è facile confrontarsi con punti di vista diversi dal proprio: «A me piace molto lavorare con quelle persone che prendono quello che c’è e, anche in maniera un po’ pungente, cercano di tirare fuori qualcos’altro», afferma.
Grazie alla sua abilità nell’alternare i repertori, è ospite dei palcoscenici internazionali più importanti che calca, immaginiamo, portando con sé gli esempi delle grandi voci che la ispirano: Renata Scotto, Mirella Freni, Virginia Zeani. «Sono quelle che oggi chiameremmo “dive”, coloro che non erano sempre appiccicate alla perfezione tecnica del suono», osserva. E aggiunge: «Io preferisco ascoltare delle vecchie cose che hanno il suono calante, però sono piene d’anima, ti prendono il cuore, lo stringono, te lo fanno sanguinare». Ascoltare Francesca Aspromonte ci conferma che nella musica come nella vita è una questione di eleganza ma anche di emozioni.



