A Ginevra, capitale mondiale dei diritti umani e sede di organizzazioni internazionali che promuovono l’uguaglianza, il sistema educativo rivela un paradosso difficile da ignorare. Centinaia di bambini con disabilità o bisogni educativi speciali vengono infatti esclusi dalle scuole ordinarie e indirizzati verso istituti separati, spesso collocati fuori dai quartieri in cui vivono. Proporzionalmente, il loro numero è molto più alto rispetto al Ticino, cantone che negli ultimi anni ha scelto con decisione la via dell’inclusione.
Questo modello ginevrino, ancora basato su strutture distaccate e classi completamente separate, è stato giudicato problematico dalle Nazioni Unite, che hanno evidenziato come la concentrazione degli allievi con disabilità in istituti dedicati rappresenti una forma di segregazione incompatibile con la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità. Non si tratta solo di un tema pedagogico, poiché gli esperti sottolineano le conseguenze sociali e identitarie per bambini che, così, crescono lontani dai loro coetanei e con opportunità ridotte di partecipare alla vita comunitaria.
Negli istituti specializzati non mancano criticità ulteriori: assenza di valutazioni comparabili al sistema ordinario, percorsi formativi difficilmente spendibili nella vita adulta e una distanza fisica e simbolica dalla società. Alcune famiglie denunciano da anni la mancanza di trasparenza sul funzionamento di queste strutture e sulla procedura che porta all’assegnazione dei bambini alle scuole segregate, un processo percepito come poco chiaro e spesso non negoziabile.
Di fronte a questo quadro, qualcosa si sta muovendo. Una recente iniziativa popolare cantonale, promossa dalla Federazione ginevrina delle associazioni di persone con disabilità, propone una revisione profonda del sistema ispirandosi al modello inclusivo ticinese. L’obiettivo è chiaro: investire le risorse dell’insegnamento specializzato direttamente nelle scuole di quartiere, garantendo a ogni bambino la possibilità di frequentare un percorso ordinario o, quando necessario, una classe inclusiva con sostegni mirati.
La proposta arriva in un momento cruciale, mentre il Cantone ha annunciato la volontà di costruire nei prossimi anni nuove scuole specializzate. L’iniziativa mira invece a invertire la tendenza, immaginando un cambiamento graduale ma strutturale che riduca progressivamente il ricorso a istituti separati, lasciandoli come eccezione per casi particolarmente complessi.
Il dibattito che si è aperto a Ginevra tocca il cuore del modello sociale svizzero: quale futuro si vuole costruire per bambini/e e ragazzi/e con disabilità? L’esperienza ticinese dimostra che un’altra strada è possibile, valorizzando la diversità come risorsa e non come motivo di esclusione. La sfida ora è tradurre questa visione in un cambiamento concreto anche nella città che, più di ogni altra, dovrebbe rappresentare un esempio globale di diritti e inclusione.

Ginevra accusata dall’ONU di “educazione segregativa”
Alphaville 10.04.2026, 11:05
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