I rapporti tra la Svizzera e la città di Cremona sono di lunga data e si fondano su legami storici e culturali, ma soprattutto su profonde connessioni artistiche. La città lombarda, celebre in particolare per la tradizione liutaria e per la straordinaria collezione di violini di Antonio Stradivari oggi custodita nel Museo del Violino – uno dei principali musei al mondo dedicati all’arte della liuteria e riconosciuto come patrimonio culturale immateriale dall’UNESCO – è nota anche per il ricco patrimonio architettonico del suo centro storico.
Spiccano in particolare la maestosa Cattedrale di Cremona, il Battistero a pianta ottagonale e l’imponente campanile del Torrazzo, alto circa 112 metri e annoverato tra i più elevati d’Europa, impreziosito da un grande orologio astronomico. Merita inoltre una menzione la Loggia dei Militi, significativo esempio di architettura rinascimentale affacciato su Piazza del Comune: edificata nel XIII secolo, presenta una scultura raffigurante due Ercoli che sorreggono lo stemma cittadino ed è caratterizzata da una sequenza di archi a tutto sesto poggianti su colonne doriche, che formano al piano terreno una galleria aperta, storicamente destinata ad attività commerciali e sociali.
Stemma di Cremona nella Loggia dei Militi.
Cremona si presenta dunque come una città straordinariamente ricca di architetture religiose e palazzi storici, ma anche di piccole botteghe capaci di evocare atmosfere del passato: le liuterie, emblema di un’arte profondamente radicata nella tradizione italiana e sviluppatasi grazie al talento di maestri come Antonio Stradivari (1644–1737), universalmente riconosciuto come uno dei più celebri e influenti liutai della storia. Questa tradizione artigianale ha conosciuto una crescita significativa nel tempo lungo le rive del Po, arrivando a contare fino a 145 liutai attivi, tra i quali figurano anche numerosi artigiani di origine svizzera. A ciò si aggiunge il fatto che Cremona custodisce una delle collezioni musicali più prestigiose a livello internazionale, le cui origini rimandano proprio alla Svizzera.
La lapide di Walter Stauffer posta nella Piazza del Comune di Cremona, opera dello scultore cremonese Ercole Priori.
Ernest Walter Stauffer nacque il 7 gennaio 1887 a Sesto Cremonese, pur mantenendo la nazionalità svizzera grazie alle origini bernesi dei genitori, imprenditori nel settore caseario dell’Emmenthal. Con la sua attività, Stauffer offrì un contributo rilevante alla ricerca musicale nel campo della liuteria e, a partire dal 1970, si impegnò in particolare nella creazione di un centro di musicologia. Sebbene la sua vita professionale fosse interamente dedicata allo sviluppo dell’azienda di famiglia, coltivò parallelamente una profonda passione per il violino e per l’arte liutaria, che considerava capace non solo di evocare emozioni, ma anche di comunicare in modo universale. I successi ottenuti in ambito imprenditoriale gli consentirono, nel 1969, di donare al Comune di Cremona cento milioni di lire, destinati all’acquisto del cinquecentesco Palazzo Raimondi, da adibire a sede della Scuola Internazionale di Liuteria e della Scuola di Paleografia e Filologia Musicale.
L’edificio è inoltre legato alla Svizzera attraverso la figura di Eliseo Raimondi, suo committente e mecenate dello scultore ticinese Giovanni Gaspare Pedoni, attivo soprattutto a Cremona, dove si conserva la sua prima opera, identificata nei capitelli di Palazzo Raimondi (1499), e al quale sono attribuiti anche i fregi del portale della cattedrale di San Lorenzo a Lugano.
Portale della Cattedrale di San Lorenzo a Lugano.
Il 19 ottobre 1970 Stauffer istituì ufficialmente la Fondazione denominata Centro di Musicologia Walter Stauffer, con l’obiettivo di promuovere l’insegnamento della liuteria classica, degli strumenti ad arco, della storia della musica e della musicologia. Questo progetto, a lungo coltivato, si concretizzò poco prima della sua morte, avvenuta a Berna – città a cui era profondamente legato – il 26 febbraio 1974. Il Centro di Musicologia di Cremona si affermò rapidamente come un punto di riferimento per studiosi, musicisti e appassionati, interessati alla storia degli strumenti musicali, alle tecniche di costruzione e al loro ruolo nella musica classica. Si trattò di un contributo di grande rilievo per la salvaguardia della tradizione liutaria cremonese e per la diffusione della conoscenza di questo patrimonio musicale.
Busto bronzeo di Claudio Monteverdi, compositore cremonese, ai Giardini Pubblici Giovanni Paolo II.
Walter Stauffer, che alla sua morte designò la Fondazione quale erede universale, amava ricordare come Cremona non fosse soltanto la città natale di liutai leggendari quali Stradivari, Amati e Guarneri del Gesù, ma anche di una figura centrale della storia della musica europea come Claudio Monteverdi (1567–1643). Compositore rivoluzionario del tardo Rinascimento, Monteverdi fu tra i protagonisti della transizione verso il Barocco, introducendo innovazioni decisive nel linguaggio musicale. Al centro della sua opera pose l’espressione dei sentimenti umani, ampliando le possibilità melodiche del canto e aprendo a una nuova sensibilità musicale, capace di coinvolgere un pubblico sempre più vasto e destinata a esercitare un’influenza duratura nei secoli successivi.
Nel solco di questa eredità artistica, la Fondazione Stauffer ha progressivamente costituito una collezione di strumenti di eccezionale valore, rappresentativi dell’eccellenza della liuteria cremonese. Ne fanno parte il violino “Stauffer” di Bartolomeo Guarneri del Gesù del 1734, dedicato al fondatore elvetico, il violino di Enrico Ceruti del 1868, la viola “Stauffer” di Andrea Amati del 1615 e il violoncello “Stauffer – ex Cristiani” di Antonio Stradivari del 1700. Questi quattro strumenti sono oggi esposti in comodato presso il Museo del Violino “Antonio Stradivari”, istituzione di cui la Fondazione Stauffer è socio fondatore.
Antonio Stradivari, illustrazione tratta da "Das Buch Der Welt" (1868).
Anche la rinascita di Casa Stradivari deve molto all’iniziativa di una figura italo-svizzera. La storica dimora di corso Garibaldi è stata infatti riaperta il 4 luglio 2023, data simbolicamente coincidente con il 4 luglio 1667, giorno in cui Antonio Stradivari fece il suo ingresso in quella che sarebbe divenuta la sua prima casa nuziale, dopo il matrimonio con Francesca Ferraboschi, e soprattutto il suo primo atelier. In quegli spazi, e in particolare nella bottega al piano terra, Stradivari realizzò strumenti ad arco destinati a segnare in modo indelebile la storia della liuteria.
Oggi Casa Stradivari è tornata a vivere come atelier di liuteria, luogo di formazione per giovani artigiani, centro culturale e residenza artistica, grazie a un articolato progetto di restauro ideato e promosso dal violinista svizzero Fabrizio von Arx, direttore artistico della Fondazione Casa Stradivari, insieme agli altri fondatori dell’ente. L’iniziativa si inserisce nel Piano di Salvaguardia del saper fare liutario cremonese, riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità. La riapertura è stata accompagnata da concerti celebrativi di particolare rilievo, tra cui quello tenuto nel cortile di Palazzo Comunale dallo stesso von Arx, che si è esibito con il suo “Stradivari dell’Angelo” del 1720, strumento che ha rappresentato l’innesco simbolico e concreto dell’intero processo di tutela e riqualificazione dell’edificio.
«Casa Stradivari emana energia creativa» ha affermato Fabrizio von Arx «Per questo abbiamo voluto creare spazi dove gli artisti possano confrontarsi per lo sviluppo di nuove idee, mantenendo la centralità dello strumento. Infatti, fu proprio l’incontro tra Stradivari e i violinisti-compositori dell’epoca, a mio avviso, uno dei suoi tanti “segreti”: la pluralità degli attori musicali coinvolti ha trasformato la liuteria cremonese in un’opera d’arte universalmente riconosciuta, fonte di ispirazione per capolavori che ancora oggi meravigliano».
Geh aus, mein Herz, libro illustrato da Wilhelm Christ-Iselin, basato sulla canzone di Paul Gerhardt.
Un altro legame tra l’arte liutaia di Cremona e la Svizzera è rappresentato da Wilhelm Christ-Iselin (1853-1926), originario di Basilea e figlio del commerciante Balthasar Christ. Pur formato inizialmente in ambito commerciale, Wilhelm manifestò fin da giovane una spiccata inclinazione artistica, in particolare per la pittura, come testimonia l’illustrazione nel libro Geh aus, mein Herz di Paul Gerhardts (1607-1676). Tra il 1873 e il 1878 soggiornò a Parigi, partecipando alla vita culturale della città, e successivamente contribuì attivamente alla scena artistica e letteraria di Basilea. In età avanzata si dedicò pienamente alla sua dimensione creativa: scrisse farse e commedie in dialetto basilese, pubblicate sotto lo pseudonimo Abraham Glettyse, ma soprattutto coltivò la passione per il violoncello, costruendo personalmente strumenti a corda. La sua ricerca culminò nel trattato Sulla questione della vernice del violino cremonese: un’ipotesi (1920), un’analisi approfondita e metodica sulla composizione e l’uso delle vernici impiegate dai liutai cremonesi, frutto di un impegno scientifico e artigianale che testimonia la sua dedizione alla liuteria.
Battaglia di Marignano (1515), dipinto attribuito a Maître à la Ratière.
Il legame tra Cremona e la Confederazione svizzera si manifestò anche sul piano militare, seppur in maniera secondaria. Centrale in questo contesto è la figura di Johannes Püntener, nato ad Altdorf nel 1459 e deceduto durante la battaglia di Marignano nel 1515. Püntener, cattolico convinto, svolse ruoli politici e militari di rilievo: delegato alla Dieta federale (1498-1511), balivo di Bellinzona (1506-1507), tesoriere di Uri (circa 1508), Landamano (1509-1511 e 1513-1515), alfiere (1514-1515) e infine comandante delle truppe confederate (1510-1515). Nel 1510 fu inviato a Torino per finalizzare l’alleanza tra i cantoni e la Casa Savoia.Nel maggio 1512, insieme a Jakob von Hertenstein, guidò l’avanguardia nella campagna di Pavia contro Luigi XII di Francia, conquistando Cremona. Partecipò successivamente alle Guerre d’Italia, distinguendosi nella battaglia di Novara (1513), e fece parte della delegazione confederata che consegnò ufficialmente Milano al duca Massimiliano Sforza il 29 dicembre 1512. Considerato sostenitore del partito papale-spagnolo, Püntener perse la vita a Marignano, dove le truppe elvetiche subirono una pesante sconfitta contro i francesi, evento che segnò profondamente le relazioni tra la Svizzera e le potenze europee dell’epoca.
La disfatta di Marignano aprì la strada, nel 1516, al trattato di Friburgo, noto come “pace perpetua”, che sancì la fine dei conflitti tra Confederazione e Francia e riconobbe alla Svizzera il controllo di una parte della Lombardia: il territorio oggi noto come Ticino. In questo contesto, Bellinzona, Locarno, Lugano e Mendrisio, unitamente alla Valtellina con Bormio e Chiavenna, furono formalmente organizzati come baliaggi sotto la giurisdizione della Confederazione o dei suoi alleati grigionesi, segnando una ridefinizione strategica e politica dei confini e delle influenze elvetiche nella regione lombarda.
Giovanni Francesco Bonomi.
Dal punto di vista religioso, Cremona fornì alla Svizzera due figure di rilievo: Giovanni Francesco Bonomi (1536-1587) e Lazzaro Caraffino (c.1590-1665). Bonomi, nato in una famiglia patrizia cremonese, studiò diritto a Pavia e Bologna prima di giungere in Confederazione nel 1570. Tra i suoi incarichi figurano uditore (1560), referendario e prefetto della Segnatura (1565), abate di Nonantola (1566), vescovo di Vercelli (1572-1587) e nunzio straordinario in Svizzera (1579-1581), nonché primo nunzio permanente a Colonia (1584). Amico di Carlo Borromeo, lo accompagnò nei viaggi pastorali in Ticino (1567) e in altre zone della Confederazione (1570). Su richiesta di Borromeo e dei cantoni svizzeri cattolici, papa Gregorio XIII lo inviò nel 1578 a Como come visitatore e nel 1579 come nunzio straordinario in Svizzera. Bonomi promosse la fondazione del collegio dei gesuiti di Friburgo (1580) e favorì l’arrivo di Pietro Canisio, primo gesuita della provincia germanica, poi proclamato santo e dottore della Chiesa. Appoggiò l’alleanza tra cantoni cattolici e vescovado di Basilea e visitò parrocchie e conventi nelle diocesi di Costanza, Basilea, Coira, Losanna e Sion. Nonostante il successo parziale dei suoi progetti, i tentativi di imporre le direttive del Concilio di Trento — celibato, clausura, disciplina ecclesiastica — suscitarono resistenze sia del clero sia dei governi locali. La Dieta e il vescovo Hildebrand von Riedmatten si opposero a una sua visita in Vallese; tuttavia, nel 1580 ottenne le dimissioni del vescovo di Coira Beatus a Porta e nel 1585 valutò la rimozione del candidato della Lega Caddea, Peter de Raschèr. Nonostante gli ostacoli, Bonomi riuscì gradualmente a consolidare in Svizzera le riforme da lui promosse.
Analogamente, Lazzaro Caraffino, nato a Cremona verso il 1590 e morto a Como nel 1665, intrattenne rapporti complessi con la Confederazione. Dottore in diritto civile e canonico, segretario del cardinale Desiderio Scaglia, succedette a quest’ultimo come vescovo di Melfi (1622-1626) e poi, dal 1626 fino alla sua morte, come vescovo di Como su nomina di Urbano VIII. Il suo episcopato si caratterizzò per la lotta contro la diffusione della dottrina riformata, in particolare in Valtellina, dove promosse la costruzione di parrocchie e edifici sacri. Le tensioni con i cantoni confederati nacquero dal tentativo di limitare i poteri giurisdizionali del vescovo, inducendo la Dieta a richiedere, senza successo, la nomina di un vicario speciale per i baliaggi italofoni sotto la giurisdizione del vescovo di Como (1635). I conflitti persistettero a tal punto che nel 1654 i Confederati si rivolsero direttamente al papa per chiedere, invano, la creazione di una diocesi separata.
Questi due prelati cremonesi testimoniano l’intreccio tra influenza ecclesiastica e dinamiche politiche in Svizzera, mostrando come la città lombarda abbia contribuito, anche attraverso figure religiose, alla configurazione della vita spirituale e istituzionale dei cantoni, in un periodo di forte tensione tra autorità ecclesiastica e potere civile.
Le relazioni tra la città lombarda di Cremona e la Svizzera sono state dunque molteplici e durature, intrecciando storia, politica, arte e in modo particolare la musica, in una sorta di sinfonia che perdura fino al XXI secolo.
Nell’Oberland bernese, a Brienz, la tradizione dell’intaglio del legno rappresenta ancora oggi un patrimonio vivente, che si collega idealmente all’arte della liuteria. Il villaggio si affermò come centro per la costruzione di violini di pregio, specialmente viole, a partire dalla metà del XVIII secolo, quando la famiglia Stadler iniziò a produrre strumenti ad arco. Nei secoli successivi, i liutai di Brienz perfezionarono le loro tecniche, guadagnandosi fama internazionale per l’eccezionale maestria artigianale. Lavorando principalmente con legni locali, come abete rosso e acero, essi hanno tramandato di generazione in generazione un sapere antico, fondamento della qualità sonora e della precisione costruttiva dei loro strumenti.
Un richiamo diretto a Cremona e agli Stradivari si trova anche nel cuore della Svizzera, a Gersau, sulle sponde del lago dei Quattro Cantoni. Nel settecentesco palazzo comunale, antico centro politico della repubblica di Gersau, la stanza dell’ex prigione è oggi uno spazio espositivo che ospita sei violini Stradivari appartenenti alla Fondazione Habisreutinger, dedicata al celebre liutaio cremonese. Qui ogni anno si celebra il “Stradivarifest”, nell’ultima settimana di luglio, un evento imperdibile per gli appassionati di musica: concerti sul lago, nelle sale di hotel storici, nella chiesa del borgo, in cappelle accoglienti, su punti panoramici e perfino a bordo di graziose imbarcazioni. La collaborazione tra la Fondazione Habisreutinger e la città garantisce che i sei strumenti Stradivari siano messi a disposizione per l’evento, una sinergia consolidata dal 2015 grazie alla violoncellista svizzera Maja Weber.
Dal legno alla musica (1./5)
Caffè Zimmermann 02.09.2024, 15:35
Contenuto audio
In questo dialogo tra Cremona e la Svizzera, la tradizione liutaia non solo si preserva, ma si rinnova, creando un ponte culturale che unisce abilità artigianale, storia e musica, in un’esperienza immersiva in cui il patrimonio materiale e immateriale diventa ponte tra due territori e due culture strettamente connesse.




