Salute

Drink e distillati analcolici all’insegna del benessere

I cocktail analcolici sono un trend in crescita tra i giovani, per un aperitivo sano e inclusivo; ma sono sempre la scelta più salutare?

  • 2 luglio, 11:30
drink, cocktail, mixology, mixologist,
  • Foto di Emily Andreeva su Unsplash
Di: Chiara Jasson e Alice Tognacci

Si chiama “sober curiosity” ed è un trend benessere che punta alla sobrietà. Questa tendenza è diventata sempre più popolare negli ultimi anni, soprattutto tra i millennials e la Gen Z, dimostrando che non si deve necessariamente rinunciare al lato sociale della bevuta in compagnia dato che le proposte di cocktail analcolici (mocktail) sono sempre più in voga. Abbiamo chiesto alla nutrizionista Chiara Jasson il suo punto di vista, soprattutto pensando alle proposte di drink analcolici che spesso si leggono nelle liste dei locali. C’è, però, una nuova frontiera: i distillati analcolici.

Fino a pochi anni fa, entrare in un bar e trovare un gin tonic senza alcol sarebbe stata una missione impossibile, o quantomeno improbabile: il trend dei drink analcolici arriva da oltremanica e oltreoceano. In Svizzera questa tendenza è ancora agli inizi, ma la scelta dietetica e salutare è sempre più in voga e lo testimoniano i numeri: i prodotti analcolici e low alcohol (a basso contenuto alcolico) nel 2022 hanno realizzato un fatturato di oltre 11 miliardi di dollari nei 10 mercati di riferimento - nel 2018 erano 8 miliardi - e, a detta delle ultime previsioni del database britannico IWSR, gli introiti aumenteranno ancora di un terzo entro il 2026.

Sia negli USA che nel Regno Unito, il movimento “sober curious” sta aumentando di popolarità. Gli anni della pandemia covid hanno portato ad un aumento del consumo di alcol, anche in Svizzera, con conseguenze negative sulla salute e sull’umore. In molti stanno, quindi, rivalutando il loro rapporto con l’alcol, scegliendo di ridurne il consumo. Serate analcoliche non sono più solamente appannaggio delle donne in dolce attesa o di chi deve mettersi al volante, ma di un numero sempre crescente di giovani che sceglie di bere in modo più consapevole. Non si tratta, quindi, di totale astinenza, ma di mettere in discussione l’impulso, l’invito o l’aspettativa di bere per forza in qualsiasi occasione sociale.

Ridurre il consumo di bevande alcoliche è cosa assolutamente sensata: un uso di alcol eccessivo e regolare può portare a sviluppare problemi epatici e metabolici ma non solo; l’alcol interferisce con il sonno, accelera l’invecchiamento (gli effetti sono visibili anche a livello di pelle e capelli), può portare ad un aumento di peso, deprime l’umore e sovraccarica reni e fegato. Ripensare il consumo dell’alcol, dunque, è un must se teniamo alla nostra salute e limitarne l’assunzione può dare moltissimi benefici.

Distillati analcolici naturali e senza (o quasi) zucchero

Nel mondo della mixology i distillati senza alcol sono già in uso da alcuni anni, da quando, nel 2016, vennero introdotti, dal mercato anglosassone, i primi “virgin spirts”; ma di cosa si tratta? La loro produzione non si differenzia molto dai distillati canonici. Prendiamo ad esempio il gin: non si tratta di un infuso o acqua aromatizzata, le proposte che si trovano sul mercato utilizzano le botaniche caratteristiche dei classici gin (secche e in quantità superiori rispetto a quelle del gin alcolico perché per sostituire l’alcol mancante è necessario dare degli stimoli gustativi decisi, motivo per cui le spezie “forti” sono usate in quantità), distillate separatamente in acqua attraverso il classico procedimento con l’alambicco e poi unite. Il risultato? Al palato le note balsamiche ed erbacee rendendo il “virgin gin” adatto anche ad essere bevuto in purezza data la sua piacevolezza.

Nel laboratorio del mixologist

La pulce in cucina 20.04.2024, 12:05

  • iStock

Molti produttori di distillati analcolici, poi, si basano sul principio dell’”omissione”: niente alcol, niente zucchero e niente conservanti.

Parlando di cocktail: meglio un mojito o un virgin mojito?

La domanda che molti si pongono è se i virgin drink siano automaticamente alternative più salutari: la risposta è “dipende”. Certo, questi cocktail possono essere profumati, erbacei, secchi e avere complessità e gusti interessanti. Il problema non riguarda tanto il distillato in sé - come abbiamo visto - ma le sostanze con le quali vengono miscelati.

Attenzione alle toniche zuccherate e ai concentrati colorati di frutta, vere e proprie bombe glicemiche. Meglio scegliere analcolici secchi, miscelandoli con acque toniche senza zucchero, bacche, essenze o estratti freschi.

Meglio un classico gin tonic o la sua versione analcolica? Se si pensa alla salute, meglio scegliere la variante senza alcol . Più discutibile, invece, la scelta tra un calice di vino naturale e un cocktail analcolico (il termine utilizzato per questo drink è “mocktail” ) iper-zuccherato.

I virgin drink possono essere sicuramente una buona scelta in periodo in cui desideriamo prenderci una pausa dagli alcolici, rendendoci il risveglio del giorno seguente meno difficile, senza il classico hangover, e il nostro fegato e la nostra pelle ci ringrazieranno. Attenzione però a sceglierli con cura, evitando quelli troppo zuccherati.

Bevande alcoliche come le sigarette: sì o no alle etichette di avvertenza sulle bottiglie?

Controcorrente 03.03.2023, 11:45

  • Keystone
Fonti:

Correlati

Ti potrebbe interessare