Il periodo natalizio appena trascorso è ricco di simboli: da Babbo Natale, all’albero di Natale (solitamente un abete rosso), fino a oro, incenso e mirra offerti dai Re Magi a Gesù.
Una ricerca scientifica pubblicata recentemente fornisce un insospettabile fil rouge tra alcuni di questi simboli. Uno studio condotto dall’Università di Oulu, in Finlandia (la patria di Babbo Natale), ha infatti messo in evidenza la presenza di nanoparticelle di oro negli aghi dell’abete rosso.

Re Magi in arrivo
Il Quotidiano 05.01.2026, 19:00
Al di là del legame simbolico – un po’ tirato per i capelli, è giusto riconoscerlo – la ricerca rappresenta un’interessante scoperta nell’ambito della bioprospezione, cioè nell’esplorazione della biodiversità per scopi scientifici e commerciali.
Nello studio, pubblicato sulla rivista Environmental Microbiome, ricercatrici e ricercatori dell’Università di Oulu e del Servizio Geologico della Finlandia, hanno raccolto 138 campioni di aghi da 23 abeti rossi situati su un giacimento minerario della miniera d’oro di Kittilä. In quattro alberi, sono state trovate nanoparticelle d’oro all’interno degli aghi, circondate da biofilm batterici. Grazie alle analisi genetiche di questi biofilm il team ha evidenziato che alcuni gruppi di batteri — come Cutibacterium e Corynebacterium — erano presenti con maggiore frequenza negli aghi contenenti oro.
Un risultato che sembra suggerire che questi specifici batteri, associati all’abete rosso, possono aiutare a trasformare l’oro solubile in particelle solide all’interno degli aghi. Una scoperta che potrebbe rivelarsi molto interessante ed avere dei risvolti concreti: analizzare la presenza di tali batteri nelle foglie delle piante potrebbe infatti facilitare la ricerca dell’oro nel suolo.
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I vegetali ospitano una vasta gamma di specie microbiche nei loro tessuti. Si tratta di organismi in grado di svolgere un ruolo importante nei processi di biomineralizzazione delle piante, processi in cui sostanze inorganiche e minerali, come l’oro, si accumulano e si solidificano all’interno dei tessuti vegetali come parte dei meccanismi di difesa.
Nel suolo, l’oro è presente in forma solubile. Trasportato dall’acqua, questo metallo si sposta negli aghi di abete rosso. I microbi dell’albero possono quindi precipitare questo oro solubile trasformandolo in particelle solide di dimensioni nanometriche.
Tuttavia, come indicato dal team di ricerca, il processo di biomineralizzazione rimane poco compreso: non si verifica sempre e, quando accade, può essere sporadico e localizzato. Identificare i meccanismi e i fattori alla base della biomineralizzazione è fondamentale per comprendere le fonti degli elementi e sviluppare applicazioni vegetali nella ricerca biogeochimica.
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Da tempo si sa che i giacimenti minerari rilasciano ioni attraverso l’ossidazione e l’attività batterica. Questi ioni migrano verso i terreni superficiali, dove le piante li assorbono assieme ad acqua e nutrienti. Per questo motivo, i metalli possono essere rilevati nelle piante utilizzando strumenti sensibili. Come indicato anche dalle ricercatrici e ricercatori, si tratta di metodi biogeochimici già impiegati nell’esplorazione mineraria, ma lo studio pubblicato dal team dell’Università di Oulu permette di migliorare la comprensione del processo.
Inoltre, i risultati offrono utili informazioni per lo sviluppo di metodi di esplorazione mineraria biosipirati ed ecologici, metodi che potrebbero in seguito essere applicati anche ad altri minerali e con altre piante.











