La Svizzera non è immune al problema dei deepfake pornografici, contenuti creati con intelligenza artificiale che sovrappongono il volto di una persona reale a un altro corpo in immagini o video a sfondo sessuale.
Secondo un’inchiesta del Tages-Anzeiger, per mesi su Telegram sono circolati deepfake di influencer svizzere. Sono coinvolte almeno 14 donne, di cui otto hanno sporto denuncia. Nei canali venivano anche scambiate istruzioni su come realizzare questi falsi sessuali in modo semplice e rapido.
Immagini deepfake e porno (News Plus, SRF, 21.04.2026)
Per Angela Müller, di Algorithm Watch, il caso dimostra che i deepfake pornografici non sono un fenomeno marginale. “Il problema è più ampio di qualche episodio isolato”, afferma Müller. Sessismo e violenza sessualizzata online non sono certo una novità, ma l’IA agisce da moltiplicatore. L’organizzazione chiede quindi che le piattaforme di social media e i fornitori di strumenti di intelligenza artificiale vengano chiamati ad assumersi maggiori responsabilità.
Le leggi in Svizzera
In Svizzera non esiste un reato penale specifico legato alla produzione e diffusione di deepfake pornografici. Il Consiglio federale ritiene però che il diritto vigente sia, in linea di principio, applicabile anche a questo tipo di contenuti.
A seconda dei casi, possono entrare in gioco fattispecie già previste dal Codice penale, come l’usurpazione d’identità o i delitti contro l’onore. Anche la diffusione non autorizzata di contenuti intimi può avere rilevanza penale.
“A mio avviso le norme esistenti coprono già diversi aspetti del problema” spiega Manuel Bertschi, avvocato specializzato in diritto della comunicazione. Fondamentale, sottolinea, è che la giustizia le applichi in modo coerente anche ai casi di deepfake pornografici.
Un problema di applicazione
Secondo Bertschi, il nodo centrale è l’applicazione del diritto. Le persone colpite, infatti, spesso non sanno chi si celi dietro gli account anonimi che diffondono questi contenuti. Per poter procedere penalmente è però necessario individuare una persona fisica o giuridica da perseguire.
“Sostengo la necessità di introdurre per legge una responsabilità delle piattaforme” afferma l’avvocato. Attualmente, spiega, uno dei problemi principali è proprio il fatto che le piattaforme non rispondono giuridicamente della pubblicazione di deepfake.
Angela Müller condivide questa posizione: a suo avviso, le piattaforme dovrebbero essere chiamate a rispondere quando sono a conoscenza di contenuti illegali ma non provvedono a rimuoverli.
Cosa fare contro i deepfake pornografici?
La priorità è documentare i contenuti e segnalarli alle piattaforme per ottenerne la rimozione. Se l’autore è noto e l’obiettivo è far cancellare rapidamente il materiale, l’avvocato Bertschi consiglia di intraprendere un’azione in sede civile. In parallelo può essere presentata anche una denuncia penale, ad esempio per usurpazione d’identità o i delitti contro l’onore
Divieti in discussione
Al Consiglio nazionale sono pendenti diverse mozioni che chiedono di vietare le cosiddette app di “nudificazione”. Si tratta di applicazioni che permettono di creare facilmente deepfake a partire da foto già esistenti di una persona. Il problema con i divieti delle applicazioni è che queste possono cambiare nome, indirizzo web o infrastruttura tecnica. Dopo il blocco di un sito o servizio, spesso se ne vede rapidamente comparire un altro simile.
Il mio volto su un corpo estraneo (DOK, SRF, 29.03.2026)
Un problema sociale
Divieti e nuove leggi sono quindi solo una parte della soluzione, secondo Angela Müller, che non ritiene sufficiente una discussione limitata al diritto penale.
Quando questi contenuti iniziano a circolare online, sottolinea, il danno è spesso già stato fatto. Servono dunque anche misure di prevenzione, punti di riferimento per le persone colpite e una maggiore responsabilità da parte delle piattaforme, il cui design e i cui algoritmi possono favorire la diffusione di contenuti problematici.
I deepfake pornografici, conclude Müller, sono l’espressione di un problema sociale più ampio, che non può essere risolto soltanto con le leggi.











