I detenuti oltre i 60 anni rappresentano solo il 6% della popolazione carceraria in Svizzera, ma sono la fascia d’età che è cresciuta maggiormente negli ultimi 40 anni, periodo nel quale il loro numero è sestuplicato
Tra questi detenuti anziani c’era anche Georges*. Aveva più di 70 anni quando è stato incarcerato a Champ-Dollon, poi alla Brenaz, a Ginevra. Vi è rimasto per oltre un anno. “Si è esposti a una gerarchia che si instaura nelle carceri” racconta ai microfoni di RTS. “C’è una banda, con un capo, ed è lui che comanda”.
Georges ha assistito allo stupro di gruppo di un altro detenuto nelle docce della prigione: “La guardia aveva chiuso le porte a chiave perché era scattato un allarme. Alla fine il loro capo si è avvicinato a me e mi ha detto: ‘Per tua fortuna sei troppo vecchio per cose del genere. Ma non ne parli con nessuno, o non vivrai a lungo’. Per me è stato uno shock terribile”.
Georges è stato anche vittima di un tentativo di estorsione. Un detenuto lo ha minacciato di fare del male a lui e alla sua famiglia se non gli avesse versato 4’000 franchi al mese.
Invecchiare in prigione (Mise au point, RTS, 19.04.2026)
Cure ai detenuti, una sfida crescente con l’età
Essere vittime di molestie o minacce rappresenta il principale rischio per i detenuti anziani. Ma anche garantire loro le cure necessarie può rivelarsi complesso.
Questo perché in carcere l’invecchiamento è accelerato. In Svizzera si considera che i detenuti di 60 anni presentino in media le stesse problematiche fisiche e mentali di una persona di 70 anni. “Queste persone presentano spesso un accumulo di fattori socioeconomici negativi”, spiega Hans Wolff, presidente della Conferenza dei medici penitenziari svizzeri. “Soffrono più spesso di dipendenze o di malattie infettive e sono dieci volte più colpite da disturbi mentali”.
Carceri non adatte
“Oggi la dignità dei detenuti con più di 60 anni non è garantita” riconosce Wolff. “In alcuni casi non viene nemmeno rispettata, soprattutto quando gli istituti sono sovraffollati. Le prigioni svizzere non sono concepite per accogliere una popolazione geriatrica. Le autorità hanno riconosciuto il problema e stanno lavorando per affrontarlo, ma il concordato latino, ovvero gli istituti della Svizzera romanda e del Ticino, è molto meno attrezzato rispetto alla Svizzera tedesca”.
Le spiegazioni di Julie Conti, autrice del reportage (Mise au point, RTS, 19.04.2026)
Un istituto modello a Lenzburg
Nella Svizzera tedesca, un istituto fa da esempio: quello di Lenzburg, nel canton Argovia. Quindici anni fa, tra le sue mura, è stata creata la prima unità dedicata specificamente ai detenuti oltre i 60 anni.
Qui il servizio di assistenza e cure a domicilio passa due volte al giorno. Le persone vulnerabili sono separate dagli altri detenuti e possono trascorrere più tempo all’aria aperta. L’obiettivo è mantenere la loro autonomia il più a lungo possibile.
Claudio Pinetti vi lavora come agente di custodia, ma è infermiere di formazione: “Normalmente manteniamo una certa distanza dai detenuti, ma qui non è possibile. Una parte del nostro lavoro consiste nell’aiutarli a infilarsi i pantaloni o a tirare su la cerniera. C’è un contatto fisico e fa parte del nostro mestiere. È un equilibrio tra sicurezza e vicinanza”.
Molti dei detenuti di questa unità sono sottoposti a una misura di internamento e alcuni non saranno mai liberati. Tra queste mura si parla anche della fine della vita in carcere. Beat Meier ha scontato una pena di quattro anni, ma condannato a una misura di internamento, è detenuto da 33 anni. “È praticamente una condanna a morte. La fine della vita in prigione è un tabù, ma si cerca di scherzarci sopra, perché meglio riderne che piangerne. È importante per riuscire a sopportare”.
*nome noto alla redazione











