La Generazione Z, che comprende le persone nate tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2010, si è fatta sentire con forza nel 2025: i giovani sotto i 30 anni sono scesi in piazza in Nepal, Marocco, Madagascar, Perù e in molti altri Paesi, spinti dalla lotta contro le disuguaglianze e la corruzione, o preoccupati per l’arretramento della democrazia.
Questa stessa generazione è destinata a diventare la più ricca, secondo uno studio pubblicato da Bank of America. I membri della Gen Z avrebbero infatti diversi vantaggi rispetto alle generazioni precedenti: erediteranno una parte consistente del patrimonio accumulato dai baby boomer e sono quelli che stanno conoscendo la crescita salariale più rapida. E non da ultimo, rappresentano la generazione con il più alto livello di istruzione.
Tutti questi elementi portano Bank of America a stimare che entro il 2035 le persone appartenenti alla Gen Z saranno non solo le più numerose, ma anche le più ricche del pianeta. Altri studi confermano questa tendenza, in particolare nei Paesi industrializzati.
Perché la Generazione Z sarà la più ricca (Tout un monde, RTS, 14.01.2026)
Salari migliori alla stessa età
In Svizzera, la crescita dei salari dei giovani elvetici si è accelerata nell’ultima decina d’anni. E più si è giovani, più questo fenomeno è marcato. Negli Stati Uniti, a 25 anni, un membro della Generazione Z guadagna già il 50% in più rispetto ai baby-boomer alla stessa età. In alcuni Paesi, come la Croazia e la Slovenia, questi giovani percepiscono già salari pari alla media nazionale. In Francia, ci sono vicini.
Va detto che la Generazione Z è quella nata con il digitale ed è quella che lo padroneggia meglio. “Siamo solo all’inizio della rivoluzione e della trasformazione indotte dall’intelligenza artificiale, e questo processo durerà a lungo”, sottolinea ai microfoni di RTS Rafael Lalive, professore della facoltà di alti studi commerciali (HEC) di Losanna. “È una tecnologia che segnerà tutte le generazioni, ma che offrirà un vantaggio alla Generazione Z e forse uno svantaggio alle altre”.
Anche il loro comportamento economico sarebbe un punto di forza. “La Generazione Z è stata socializzata in un mondo di crisi: la crisi finanziaria del 2008, la pandemia di Covid-19, periodi di inflazione, tensioni geopolitiche… Tutto ciò ha profondamente plasmato la loro prudenza”, elenca il responsabile strategico della banca privata Cité Gestion, John Plassard. “Sono molto più pragmatici, per esempio, dei Millennial. Le proiezioni mostrano che questa generazione privilegia stabilità, sicurezza finanziaria e flessibilità, più che la sola ricerca dell’esperienza”.
La generazione più ricca e la più diseguale
Queste crisi penalizzano però anche la Generazione Z, al punto che alcuni esperti ritengono che le conclusioni dello studio di Bank of America sulla loro ricchezza siano eccessivamente ottimistiche. “Lo studio ragiona soprattutto in termini di reddito e patrimonio, ma non in termini di condizioni di vita reali”, osserva Elodie Gentina, professoressa di management dell’Istituto di economia scientifica e di gestione di Lilla, che ha scritto molto su questa generazione.
“Quando la casa, l’energia o i rischi climatici diventano sempre più costosi, un aumento salariale […] non si traduce necessariamente in una migliore qualità della vita. Rischiamo quindi di avere una generazione più ricca sulla carta, ma anche sotto pressione nella vita quotidiana”, spiega la specialista. Secondo un’inchiesta del gruppo Deloitte condotta in 44 Paesi di tutti i continenti, un giovane su due non si sente sicuro finanziariamente.
Le previsioni di Bank of America non mostrano nemmeno le importanti disuguaglianze che accompagneranno la ricchezza ereditata dalla Generazione Z. “Il grande trasferimento di ricchezza creerà due gioventù: da un lato i giovani che erediteranno un patrimonio e guadagneranno tempo, sicurezza e libertà nelle loro scelte professionali; dall’altro, i giovani che non erediteranno nulla e rimarranno dipendenti unicamente dal loro salario, con una forte pressione finanziaria”, prosegue Gentina, secondo cui “questa frattura strutturerà a lungo termine le traiettorie di vita, il rapporto con il lavoro e il senso di futuro”.
Un rapporto diverso con il lavoro
Il rapporto al lavoro dei giovani sotto i 30 anni è pure influenzato da queste prospettive economiche. Beneficiano infatti di un tasso di disoccupazione storicamente basso nei Paesi più industrializzati. La penuria di manodopera permette loro di chiedere salari più elevati, di cambiare lavoro più facilmente e di rivendicare una separazione chiara tra attività professionale e vita privata.
“Essendo cresciuta in un contesto di crisi, questa è una generazione che forse anticipa meno l’idea di un’ascesa sociale automatica […] come quella dei nostri nonni o dei nostri genitori… Integra anche l’idea che lavorare di più non garantisce più di vivere meglio. Tendono piuttosto a ricercare la qualità. Tutti questi elementi modificano le loro aspettative salariali, il loro rapporto con lo sforzo e con la proiezione nel futuro” rileva Gentina.
“Per questi giovani, la ricchezza include anche criteri immateriali: il rapporto con i pari, i legami affettivi, trovare coerenza nel proprio rapporto con il lavoro…”, spiega la professoressa, che riassume: “Per molti, essere ricchi significa avere la possibilità di scegliere”.

Gen Z: la rabbia di una generazione
Telegiornale 16.11.2025, 20:00








