Approfondimento

Procreazione assistita, la Svizzera potrebbe fare meglio

L’infertilità colpisce circa una coppia su sette nel Paese, ma il costo della procreazione medicalmente assistita è alto e la legislazione una delle più restrittive in Europa

  • 30 maggio, 06:17
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La qualità dei trattamenti in Svizzera è buona

  • Keystone
Di: Pauline Turuban (swissinfo.ch)

“Scoprire di essere infertili è un duro colpo al morale”, afferma Julie Rosset a swissinfo.ch. “Quando si hanno alle spalle quasi due anni di tentativi di avere un bebè, si pensa solo a quello, vediamo attorno a noi donne che riescono facilmente mentre sappiamo che noi non riusciremo mai ad avere un bambino in modo naturale, è difficile”.

Entrambi diagnosticati con infertilità, la francese 37enne e il compagno, residenti nel Canton Vaud, non hanno avuto altra scelta che ricorrere alla fecondazione in vitro (FIV) a Losanna per finalmente conoscere la gioia di mettere al mondo la figlia, che oggi ha poco più di un anno.

Un “percorso di guerra” che Julie Rosset ha raccontato su Instagram per creare uno spazio di sostegno e contribuire a eliminare il tabù che circonda questa patologia, vissuta ancora da molte persone con vergogna e in segreto.

L’infertilità, definita come assenza di gravidanza dopo almeno un anno di rapporti sessuali non protetti e sufficientemente frequenti, può tuttavia colpire chiunque, “senza discriminazioni”, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Quasi il 18% delle persone adulte nel mondo, circa una su sei, ne è colpita nell’arco della vita.

L’OMS la ritiene “un grande problema di salute pubblica” che spesso ha un pesante impatto sul “benessere mentale e psicosociale”. Si tratta anche di una sfida demografica nell’attuale contesto di calo storico della fecondità su scala mondiale.

Pandemia di infertilità

Mancano i dati per capire con precisione quante persone che hanno intenzione di avere figli non ci riescono, ma si sa che l’infertilità è una delle malattie croniche più frequenti tra le persone in età riproduttiva.

Secondo le stime dell’OMS, l’incidenza varia dal 10% al 20% secondo le regioni del globo e sembra particolarmente elevata nell’Asia orientale e in Oceania, una zona che contiene alcuni dei Paesi con i tassi di nascite più bassi, come la Corea del Sud o il Giappone.

In Europa, 25 milioni di persone ne sono colpite. A incidere sulle possibilità di concepimento non sembra essere il tenore di vita, con circa il 18% delle persone adulte interessate nei Paesi più ricchi e il 16,5% nei Paesi in via di sviluppo.

Il fenomeno progredisce continuamente. L’infertilità è aumentata di circa il 15% nel mondo dal 1990, secondo lo studio Global Burden of Disease, un punto di riferimento nell’ambito delle stime dell’incidenza delle malattie.

In Svizzera, il corpo medico stima che circa il 15% delle coppie sia colpito. Le uniche cifre precise in merito sono quelle del ricorso alla FIV, che rappresentano solo una frazione dei casi.

Ogni anno, tra 3’000 e 4’000 donne intraprendono una procedura e, nel 2022, circa 6’600 seguivano un trattamento.

Figli dopo i 35 anni

“In generale, si stima che ci sia circa il 30% di infertilità femminile, il 30% maschile, il 30% di entrambi i partner e il 10% restante rimane senza spiegazione”, spiega la ginecologa Dorothea Wunder, specializzata in medicina riproduttiva.

Il disturbo dell’apparato riproduttivo può avere diverse cause mediche. Secondo l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP), alcune malformazioni o malattie che hanno un’influenza diretta sulla fertilità, come l’endometriosi, sono sempre più frequenti. Rosset, dal canto suo, è stata diagnosticata con un’insufficienza ovarica, mentre il compagno, portatore sano di un’anomalia cromosomica, presentava problemi a livello degli spermatozoi.

Alcuni fattori legati allo stile di vita, come il tabagismo, lo stress o problemi di peso, possono anch’essi influenzare la fertilità, così come l’esposizione ad agenti perturbatori endocrini, onnipresenti nell’ambiente.

Tuttavia, la ragione principale della progressione del fenomeno, secondo la medicina, si trova nel posticipo dell’età della maternità. La fecondità femminile cala significativamente dai 35 anni, e ancora di più dai 40.

Negli ultimi due decenni, l’età media delle donne alla nascita del primo figlio è aumentata di quasi tre anni nei Paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), passando da 26 a quasi 29 anni. La Svizzera, uno dei Paesi in cui si hanno figli più tardi, è particolarmente interessata dal fenomeno.

I tre quarti delle donne che hanno avuto un bebè in Svizzera nel 2022 avevano più di 30 anni e più di un terzo aveva superato i 35. “È chiaro che questo ha un’influenza”, constata Wunder, sottolineando che le donne nella Confederazione che ricorrono alla FIV hanno in media 37 anni.

Indebitarsi per una FIV

Una volta diagnosticata l’infertilità, esistono delle opzioni mediche e la qualità dei trattamenti è buona in Svizzera, ritiene la ginecologa. Se possibile, il metodo più “naturale” è quello che viene proposto prima, tenuto conto delle possibilità di successo. “Se i risultati delle verifiche lo permettono, si può cominciare con un trattamento al di fuori della FIV, come una stimolazione ovarica e/o delle inseminazioni”, spiega Wunder.

Ma, in certi casi, come per Rosset e il compagno, la FIV è la sola opzione che può funzionare. Questo metodo non è solo più invasivo, ma ha anche un elevato costo finanziario, poiché non è mai rimborsato in Svizzera. L’assicurazione malattia di base si fa carico solo delle stimolazioni e di tre tentativi di inseminazione durante un anno, rinnovabili in caso di nuova gravidanza.

A titolo di paragone, il Belgio e la Francia, con le politiche famigliari più generose in quest’ambito, rimborsano sei inseminazioni e, rispettivamente, sei e quattro tentativi di FIV fino ai 43 anni della donna.

Secondo Wunder, bisogna mettere da parte circa un migliaio di franchi per un’inseminazione con stimolazione ovarica in Svizzera. Per una FIV, le tariffe variano e possono raggiungere cifre dell’ordine di una decina di migliaia di franchi. Con un tasso di riuscita del 20%, capita spesso di dover ripetere la procedura.

Per Rosset, si sono rese necessarie due FIV e tre trasferimenti di embrioni, oltre alle diagnosi preimpianto, anch’esse non rimborsate. “Abbiamo speso più di 30’000 franchi per avere nostra figlia”, dice.

La coppia ha dovuto contrarre un debito bancario che riuscirà a rimborsare sull’arco di diversi anni. “Altrimenti, non ce lo saremmo mai potuto permettere”, ammette la donna. “Siamo fortunati che abbia funzionato – non è così per tutti – quindi ne è valsa la pena, ma il percorso della PMA è già di per sé molto complicato e l’aspetto finanziario non aiuta”.

Tali somme possono “sicuramente essere un freno” per alcune persone, afferma la specialista Dorothea Wunder, che quotidianamente si confronta con simili situazioni. Come altri professionisti del ramo, auspica una migliore presa a carico da parte delle assicurazioni malattia, adducendo che i criteri di efficienza richiesti dalla legge siano presenti.

La determinazione dei trattamenti rimborsati dall’assicurazione malattia di base è di competenza del Dipartimento federale degli interni (DFI) che basa le sue decisioni sulle raccomandazioni di una commissione di specialisti e specialiste della sanità. Per una potenziale iscrizione di una nuova prestazione nel catalogo deve essere presentata una richiesta formale.

I tentativi politici di rendere la PMA più accessibile non hanno finora trovato una maggioranza. Una mozione del deputato dell’UDC Jean-Luc Addor è stata respinta nel 2021.

Da parte delle compagnie assicurative, si insiste sui costi supplementari che ogni nuova prestazione di presa a carico aggiunge al sistema sanitario. “Per la FIV, questi costi sono stimati a diverse decine di milioni di franchi all’anno, al minimo”, precisa Christophe Kaempf, portavoce di Santésuisse, l’organizzazione che rappresenta gli interessi degli assicuratori malattia.

“Turismo” della PMA

Capita anche che il trattamento medico indicato non sia semplicemente possibile in Svizzera. Anche se la legge sulla procreazione medicalmente assistita (PMA) è stata allentata negli ultimi anni, resta una delle più restrittive d’Europa, impone determinate condizioni e vieta il ricorso ad alcune tecniche, in particolare la donazione di ovociti.

Questa pratica, autorizzata in tutti gli altri Paesi europei a eccezione della Germania, è la soluzione se l’infertilità è dovuta ai gameti della donna. Presenta tassi di riuscita superiori alla FIV oltre i 35 anni poiché le donatrici sono più giovani. Il Parlamento svizzero, alla fine del 2022, ha approvato un testo che chiede di autorizzarla, ma la misura non entrerà in vigore prima di diversi anni.

In questo contesto, molte coppie infertili scelgono di ricorrere alla PMA all’estero, ma si ignora quante siano, indica Wunder. Alcuni Paesi come la Cechia, la Danimarca e soprattutto la Spagna si sono specializzati nell’accoglienza di persone che desiderano avere figli da tutta Europa.

Due centri di PMA spagnoli hanno confermato a swissinfo.ch di trattare un numero crescente di pazienti che arrivano dalla Svizzera. A Madrid, la clinica Vida Fertility che punta sulle pazienti internazionali riceve tra “sette e dieci pazienti al mese dalla Confederazione, di una media d’età di 41 anni”, principalmente per donazioni di ovociti, dice la portavoce della clinica Karine Gautron.

La Svizzera in ritardo

La legislazione restrittiva e le tariffe proibitive sono valse alla Svizzera una pessima valutazione nel 2021 nell’Atlante europeo delle politiche di trattamento dell’infertilità, stilato da un’associazione specializzata guidata dall’UE – l’accettazione, nel frattempo, della donazione di ovociti e l’apertura alla donazione di sperma alle coppie di donne sposate dovrebbero tuttavia riavvicinare la Confederazione agli altri Paesi in futuro.

Ex membro della Commissione nazionale d’etica, organo che emette raccomandazioni in ambito bioetico nella Confederazione, Winder ritiene che la legge possa ancora essere adattata, ad esempio eliminando l’obbligo di matrimonio per ricorrere alla donazione di sperma.

Fuori dalle frontiere elvetiche, l’idea che le autorità debbano integrare la lotta all’infertilità nelle politiche famigliari si sta facendo strada. Interpellato sulle risposte al calo globale delle nascite, Tomas Sobotka, vicedirettore dell’Istituto di demografia di Vienna, all’inizio dell’anno ha dichiarato a SWI swissinfo.ch: “È cruciale che le persone che ne hanno bisogno possano avere accesso ai trattamenti contro l’infertilità”.

Insistendo sull’importanza di porre delle condizioni, il demografo, che guida di un gruppo di ricerca europeo sulla fertilità e la famiglia, dice che “i Governi dovrebbero essere relativamente generosi sostenendo e sovvenzionando la PMA”.

Preoccupati per il tasso di fecondità in calo, diversi Stati sembrano voler andare in questa direzione. Il Giappone, per esempio, ha annunciato nel 2022 la presa a carico di diverse tecniche di PMA da parte del sistema pubblico di assicurazione malattia, come hanno fatto diverse città cinesi e province canadesi.

In gennaio, il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato un piano nazionale di lotta all’infertilità che dovrebbe risultare in un’estensione dell’accesso alla PMA, nel rafforzamento dell’assistenza psicologica e in una migliore sensibilizzazione sulle questioni legate alla fertilità.

Per ora, anche se il ricorso alla PMA aumenta, numerose coppie rinunciano al trattamento e si rassegnano a un futuro senza figli. “Il costo elevato lo rende inaccessibile alla maggior parte delle persone, in particolare nei Paesi a medio e basso reddito”, riassume uno studio apparso a inizio anno nella rivista Human reproductive update.

“L’accesso alle cure di fertilità - conclude lo studio - è una grande sfida che colpisce in modo sproporzionato il diritto fondamentale ad avere una famiglia”.

L’articolo originale è stato pubblicato da swissinfo.ch e adattato dalla redazione di “dialogo”, un’offerta della SSR che propone contenuti da tutta la Svizzera tradotti in tutte le lingue nazionali e in inglese, oltre a uno spazio di dibattito, anche questo tradotto e moderato.

Nell’ambito dell’offerta “dialogo”, la SSR ha lanciato un grande sondaggio nazionale per scoprire come si sente la popolazione e cosa la preoccupa nella vita di tutti i giorni. La partecipazione al sondaggio è anonima e le risposte saranno trattate in modo confidenziale.

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