UBS è “sulla buona strada”, parola del CEO Sergio Ermotti: l’integrazione di Credit Suisse sta compiendo grandi progressi (in marzo sono stati trasferiti con successo i clienti restanti) e allo stesso tempo il management si sta occupando di preparare la banca per il prossimo decennio, ha affermato il 65enne dirigente ticinese nell’assemblea generale di mercoledì a Basilea. Si sta già investendo in modo massiccio in programmi di trasformazione che includono l’intelligenza artificiale.
Il presidente del Consiglio di amministrazione Colm Kelleher ha dal canto suo ribadito le critiche riguardo ai requisiti patrimoniali che il Consiglio federale intende imporre all’istituto. “Lasciate che lo dica in modo inequivocabile: vogliamo mantenere la nostra sede principale in Svizzera (...) ma è nostro compito valutare alternative”, ha dichiarato il 68enne. “Abbiamo sempre cercato una soluzione costruttiva e continuiamo a farlo”, ha aggiunto, minacciando quindi implicitamente conseguenze se il Governo dovesse mantenere la sua posizione. Stando a Kelleher, riguardo al capitale primario da detenere, la prima banca svizzera dovrebbe mettere da parte 22 miliardi di dollari e si troverebbe svantaggiata di circa il 50% rispetto ai maggiori concorrenti stranieri.
Scena che non capita tutti i giorni, l’istituto su questo punto ha ricevuto il sostegno anche dei sindacati. Natalia Ferrara, vicepresidente dell’Associazione svizzera degli impiegati di banca, ha spiegato alla RSI che “la stabilità di una piazza finanziaria è importante... ma di una piazza finanziaria esistente e non che viene presa a picconate dalla politica federale”, ha detto la ticinese. “In nessuna delle prese di posizione del Consiglio federale finora”, ha aggiunto, “ci si è chinati su quello che sarebbe l’impatto sui posti di lavoro in Svizzera a seguito di questa proposta di regolamentazione”.
Le proposte di Karin Keller-Sutter a nome del Governo e all’indirizzo del Parlamento sono previste nelle prossime settimane. Secondo Natalia Ferrara, il Consiglio federale “farebbe un atto di buon senso e di modestia ascoltando gli avvertimenti degli addetti”. La vicepresidente dell’ASIB ha chiesto però anche a Ermotti e Kelleher di “prendere ancora una volta un impegno con il personale e con la Svizzera”.









