La catena di protezione ha fallito. È la conclusione della missione ispettiva avviata dopo la morte di Lyhanna, la bambina di 11 anni scomparsa il 29 maggio nel Gers e poi ritrovata senza vita. Il rapporto, redatto dagli ispettorati generali della Gendarmeria e della Giustizia, elenca ritardi, omissioni e gravi errori nella gestione delle denunce che riguardavano Jérôme Barella, principale sospettato dello stupro e dell’omicidio.
Secondo gli ispettori, vi fu “un accumulo di perdite di tempo e un’assenza di monitoraggio della procedura”, sia da parte della procura sia della gendarmeria. Una denuncia presentata nell’agosto precedente dalla madre di Rosa, una bambina di dieci anni che accusa Barella di averla violentata “una cinquantina di volte”, non fu trattata come prioritaria. “Il carattere sensibile della procedura non è stato segnalato e il fascicolo non è stato indirizzato al servizio competente”, ha spiegato il capo dell’Ispettorato generale della Giustizia, Stéphane Noël. Il rapporto denuncia anche “un’insufficiente considerazione dell’urgenza”, nonostante il sospettato fosse già oggetto di diverse denunce per aggressioni sessuali e stupri su minori. Fino alla morte di Lyhanna, però, Barella non era mai stato sottoposto a provvedimenti.

Francia sotto shock per il caso di Lyhanna
Telegiornale 06.06.2026, 12:30
L’indagine ed i possibili errori sono ormai un caso politico
Il premier Sébastien Lecornu ha parlato di “una verità di estrema gravità”, riconoscendo che “la catena di protezione ha fallito” per una successione di errori, negligenze, inerzie e decisioni sbagliate. “Le istituzioni pubbliche non si sottrarranno alle proprie responsabilità”, ha assicurato, annunciando l’accertamento delle responsabilità individuali e lasciando aperta la strada a possibili sanzioni. Il caso ha investito anche il ministro della Giustizia Gérald Darmanin, criticato dai magistrati per aver indicato troppo presto responsabilità personali. Indebolito dalle richieste di dimissioni arrivate da sinistra e destra, Darmanin respinge ogni responsabilità politica e sostiene che le direttive per dare priorità ai reati contro la persona, in particolare alla pedocriminalità, non siano state applicate. I sindacati denunciano invece carenze di organico e un sistema sommerso da priorità concorrenti.
Dove è stato ritrovato il corpo di Lyhanna
134 persone in carcere
Il governo rivendica intanto il riesame urgente di 70 mila fascicoli relativi a denunce che coinvolgono minori. L’operazione, da concludere entro il 14 luglio, avrebbe già portato alla custodia cautelare di 134 persone per violenze sessuali. La morte di Lyhanna continua però a mobilitare associazioni e famiglie. Nuove manifestazioni sono previste davanti a diversi tribunali, mentre una famiglia ha annunciato una denuncia contro lo Stato per “colpa grave” e un ricorso contro Darmanin davanti alla Corte di giustizia della Repubblica.
A un anno dalle presidenziali, il caso è ormai anche politico. Il rischio, denunciano le opposizioni, è che la risposta si limiti a “uno o due capri espiatori”, senza affrontare la crisi strutturale del sistema di protezione dei minori.







