Reportage

Città del Messico sotto sfratto

Gentrificazione, rendita urbana e Mondiali: le ripercussioni del fenomeno nella realtà della capitale messicana

  • Ieri, 23:33
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Messico: la gentrificazione della capitale

Telegiornale 14.01.2026, 20:00

Di: Laura Daverio, da Città del Messico

La corsa ai Mondiali di calcio del 2026, che si inaugureranno a Città del Messico, sta funzionando da catalizzatore di un fenomeno in corso da anni, la gentrificazione della capitale. Si tratta di un processo lento e stratificato che da almeno vent’anni accompagna le trasformazioni urbane e sociali della città. Per comprendere il punto di partenza si può guardare al film Roma del regista messicano Alfonso Cuarón, uscito nel 2018 e vincitore di numerosi premi, tra cui tre Oscar. Il film, dal forte carattere autobiografico, racconta la vita di una famiglia di classe media proprio nel quartiere Roma all’inizio degli anni ‘70. Oggi, in quelle stesse strade, la classe media locale si trova a competere con una classe media internazionale che guadagna stipendi molto più alti: turisti, nomadi digitali, imprenditori.

Insieme ai quartieri Condesa e Juárez, Roma è oggi tra le zone più gentrificate della città. Investimenti pubblici, capitali privati e narrazioni di “rigenerazione urbana” ne hanno aumentato l’attrattività, facendo lievitare i prezzi e spingendo fuori gli abitanti storici, costretti a migrare verso periferie sempre più lontane.

Un fattore chiave di questo processo è l’espansione delle piattaforme di affitti brevi, con Airbnb in testa. In alcuni casi, il costo di tre notti equivale all’affitto mensile che una famiglia pagava da anni. Il fenomeno non riguarda solo piccoli proprietari: il peso maggiore è quello di grandi operatori immobiliari che acquistano edifici a prezzi relativamente bassi per rivenderli o affittarli a cifre fuori portata per la maggioranza dei residenti.

Oggi interi edifici sono destinati esclusivamente agli affitti brevi, alterando profondamente la natura dei quartieri. Nascono ristoranti, bar e servizi pensati per una clientela d’élite, mentre scompaiono le attività commerciali storiche cresciute insieme ai residenti. Dinamiche simili si osservano in molte metropoli turistiche del mondo, ma in Messico il problema è aggravato da un quadro normativo debole e da un debole sistema giudiziario. A ciò si aggiunge la presenza di atti di proprietà poco chiari, rimasti irrisolti negli archivi municipali, e di occupazioni di edifici abbandonati durate decenni, che solo ora diventano oggetto di battaglie legali e fisiche.

Gli sgomberi violenti sono frequenti e avvengono spesso all’alba, accompagnati da intimidazioni e procedimenti opachi. Accanto agli sfratti formali prosperano quelli “silenziosi”: aumenti improvvisi degli affitti, pressioni costanti, contratti non rinnovati. Le famiglie se ne vanno senza clamore, ma perdono l’accesso a lavoro, scuole e reti sociali costruite in anni di vita urbana. Quando un intero edificio viene preso di mira, i residenti spesso si organizzano in accampamenti improvvisati di fronte alle loro case, vivendo in strada e dandosi il cambio per impedire che chi li ha sfrattati prenda possesso degli immobili. Le cause legali possono durare anche anni, in un contesto segnato da continui scandali di corruzione.

In un paese nato dalla colonizzazione spagnola e ancora segnato da profonde disuguaglianze sociali ed economiche, soprattutto nei confronti delle popolazioni indigene, la gentrificazione è vista da molti come una nuova fase coloniale. I quartieri più ricchi sono anche quelli più “bianchi”, abitati da stranieri nordamericani ed europei e dalla classe alta messicana, che raramente include persone dalla pelle scura.

Sul futuro della città incombe un potente acceleratore: i Mondiali di calcio del 2026. Intorno allo stadio Azteca, che diventerà l’unico ad aver ospitato per tre volte una partita inaugurale dei Mondiali esiste un’economia locale fatta di servizi informali legati alle partite di calcio nazionali. Un’economia destinata a essere allontanata durante i giochi, per lasciare spazio a servizi di alto livello che arricchiranno gruppi esterni al quartiere, che nel frattempo è diventata un cantiere a cielo aperto. Si tratta di una delle molte zone della capitale in cui la fornitura d’acqua è storicamente insufficiente, ma nell’ultimo anno, dall’inizio dei lavori su larga scala, i residenti denunciano un drastico calo dell’acqua che arriva nelle abitazioni, incluse giornate in cui non scende nulla dai rubinetti.

I Mondiali si svolgeranno in 16 città tra Messico, Stati Uniti e Canada. Allo stadio Azteca si giocheranno solo cinque partite, eppure la città si prepara freneticamente all’arrivo previsto di oltre cinque milioni di turisti. In molti criticano gli ingenti investimenti destinati a infrastrutture pensate per l’evento, ma poco utili nel lungo periodo.  La gentrificazione è iniziata prima e continuerà dopo, ma il modo in cui verrà gestita l’ospitalità internazionale sarà un indicatore delle priorità politiche e del futuro della città.

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