In questi giorni si rincorrono le voci di un possibile coinvolgimento dei curdi per aprire un nuovo fronte contro il regime iraniano. Secondo alcuni media, la CIA sarebbe in contatto con i gruppi armati a cavallo tra Iran e Iraq, in previsione di una possibile azione militare. Anche se per ora non c’è alcuna conferma ufficiale.
Gli Stati Uniti starebbero armando i gruppi curdi tra Iran e Iraq, contando di coinvolgerli in una rivolta contro il regime di Teheran. Secondo la CNN, la CIA starebbe addestrando i combattenti curdi già da ben prima della campagna militare contro l’Iran.
I curdi sono una minoranza etnica senza uno Stato ufficiale che vive in una regione compresa tra Turchia, Siria, Armenia, Iraq e - appunto - Iran. Qui rappresentano circa il 10% della popolazione. Una minoranza che ha sempre subito la repressione del regime degli Ayatollah. E che dunque potrebbe avere interesse a rovesciarlo.
Il piano di Washington sarebbe quello di offrire loro supporto logistico e militare. Sempre secondo indiscrezioni, il presidente statunitense Donald Trump avrebbe promesso ai curdi iraniani una copertura aerea in caso di un’eventuale offensiva anti-regime.
Intanto le autorità di Teheran hanno già preso di mira il Kurdistan iracheno. La città di Irbil - che ospita anche una base USA - è stata già presa di mira più volte con droni e missili.
Non è chiaro quanto gli Stati Uniti stiano effettivamente spingendo i curdi a prendere parte a questa guerra. Né quanto gli stessi combattenti si fidino dell’amministrazione statunitense. La cronaca dello smacco subito in Siria, infatti, è ancora fresca. In quel caso, l’amministrazione statunitense, dopo aver a lungo contato sui curdi per combattere l’ISIS, li ha di fatto abbandonati, mentre il presidente siriano Ahmad al-Shara consolidava il suo potere.
Meir Litvak, direttore del Centro studi iraniani dell’Università di Tel Aviv, è stato intervistato dal Telegiornale della RSI sulla questione. “Dubito che sia un piano molto efficace. Non si rovesciano i regimi dalla periferia - spiega Meir Litvak -. La distanza tra le aree curde e l’Iran è molto grande. I curdi da soli non hanno potere. Come potrebbero funzionare i rifornimenti? Inoltre, cosa molto importante, un movimento curdo visto come un tentativo di separarsi dall’Iran - di secedere dall’Iran - potrebbe suscitare l’ostilità dei persiani contro i curdi e a sostegno del regime. Poi ci sono anche tensioni tra i curdi e altre minoranze, come quella azero-iraniana. Quindi non credo che si possa riporre molta speranza nel tentativo di rovesciare il regime iraniano usando i curdi, per quanto io possa ammirare il loro desiderio di libertà e di indipendenza”.

L'analisi di Meir Litvak, esperto di Iran
Telegiornale 05.03.2026, 20:00
Ci sarebbero i presupposti per una guerra civile?
“È possibile. Perché in Iran c’è una forte opposizione, o diciamo che c’è il timore di una frammentazione... il timore che se i curdi si ritirassero, altre minoranze potrebbero ribellarsi e questo potrebbe portare alla guerra civile. Non solo i persiani contro le minoranze, ma anche alcune minoranze tra di loro. Non credo che questa sia una buona soluzione al problema iraniano”, spiega Litvak .
“Per il momento, il regime mostra resilienza. Non è stato spezzato. È ancora funzionante. Possiamo vedere - per esempio - che la leadership funziona. Ci sono attacchi coordinati contro Israele da parte dell’Iran e di Hezbollah, il che significa che il quartier generale dell’esercito è operativo. Si è parlato di eleggere un nuovo leader, cosa che apparentemente è stata fatta. Inoltre non vediamo segni di disgregazione. Non vediamo persone che prendono d’assalto le banche o che preparano una sommossa”.
Secondo Litvak in questo momento è impossibile sapere se l’obiettivo di rovesciare il regime sia plausile. “A volte i governi possono crollare all’improvviso, oppure potrebbe verificarsi una situazione capace di creare delle crepe nel regime, che alla fine - dopo la guerra - potrebbe portare alla rivolta del popolo. Oppure potremmo assistere a una situazione in cui - per esempio - alcuni generali o politici di alto rango potrebbero dire: “ne abbiamo abbastanza. Dobbiamo salvare l’Iran dalla distruzione, dobbiamo fermare la guerra e raggiungere un accordo con i Paesi occidentali”. Ci sono molti scenari possibili. È impossibile prevedere a questo punto cosa accadrà, e credo che gli stessi iraniani non sappiano come si comporteranno tra una settimana o due”.

Prosegue la guerra nel Golfo
Telegiornale 05.03.2026, 20:00










