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Etiopia al voto, tra tensioni e accuse al premier

Le elezioni parlamentari si svolgono in un clima di instabilità. Il Tigray è escluso dal voto. L’opposizione accusa Abiy Ahmed di autoritarismo

  • 52 minuti fa
Foto d'archivio
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Radiogiornale 12.30 del 01.06.2026 - Etiopia al voto, il servizio di Freddie del Curatolo

RSI Info 01.06.2026, 16:20

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Di: Radiiogiornale - Freddie del Curatolo / M. Ang. / ANSA 

Giornata elettorale in Etiopia dove si vota per il rinnovo del Parlamento. Le urne si sono aperte lunedì mattina. Sono le settime votazioni dalla caduta del regime militare nel 1991. Il favorito è l’attuale primo ministro Abiy Ahmed, al potere dal 2018 e che nella precedente tornata elettorale conquistò il 96% delle preferenze.

Le elezioni di quest’anno però giungono in un momento di recrudescenza del conflitto nella regione separatista settentrionale del Tigray, al confine con l’Eritrea, che dopo la brutale guerra civile terminata nel 2022, ribadisce la propria autonomia e allo stesso tempo è stata completamente esclusa dal voto.

I media internazionali sono sottoposti a una rigida regolamentazione e a molte organizzazioni non è stato concesso l’accreditamento stampa, come riporta la BBC.

Un Paese diviso

L’Etiopia è il secondo Paese più popoloso del continente africano dopo la Nigeria, con quasi 140 milioni di abitanti. È un Paese che sta riemergendo dopo la fine della guerra civile nel 2022, guidato da Abiy Ahmed, il premier accusato ora dall’opposizione di diventare sempre più autoritario.

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Per molti il voto di lunedì è inutile, dal risultato scontato. Si attende infatti una vittoria schiacciante del Partito della prosperità del primo ministro in carica, Abiy Ahmed, che nell’ultima tornata elettorale, cinque anni fa, ha conquistato il 96% delle preferenze. Ma il voto arriva anche in un periodo in cui il Paese sta vivendo un nuovo preoccupante momento di tensioni interne che riportano a galla l’antico problema delle divisioni etniche.

Alla situazione endemica della regione settentrionale del Tigray, esclusa dal voto per via dell’instabilità che ha reso impossibile la consegna delle schede elettorali, delle faide interne tra simpatizzanti del governo di Addis Abeba e ribelli del Fronte Popolare per la liberazione del Tigray, si aggiunge quella degli sfollati della guerra, che sono ancora più di un milione; anche nei due Stati più popolosi del Paese, l’Amara e l’Oromia, le tensioni sono alte.

Tensioni etniche in Amara e Oromia

Il rischio che le elezioni possano scatenare nuove battaglie etniche è molto alto. In Amara, dove vivono oltre 20 milioni di persone, le milizie nazionaliste da tempo combattono contro l’esercito federale e hanno più volte minacciato di interrompere il processo elettorale. Ma saranno poco più di 100 i seggi in cui non si potrà votare. In Oromia, Stato che rappresenta un terzo del territorio etiope, agiscono i ribelli dell’Esercito di Liberazione che già in passato hanno fatto sentire il loro dissenso contro Abiy Ahmed.

Queste elezioni si svolgono in un periodo di malcontento sociale e civile anche nella capitale Addis Abeba, con accuse di autoritarismo al premier che, lo ricordiamo, era stato insignito del Premio Nobel per la Pace nel 2019.

Il dissenso e l’opposizione

Il governo negli ultimi anni ha sfoggiato numeri, grandi opere, come la Grande diga del Rinascimento Etiope che risolve in parte i problemi di acqua ed energia del Paese. Abiy si bea di un’economia in crescita e di un servilismo minore di altri Paesi africani nei confronti del Fondo Monetario Internazionale, ma allo stesso tempo viene accusato di imbavagliare i media, di tenere lontani gli osservatori internazionali, di espellere giornalisti, come è avvenuto recentemente all’agenzia Reuters e all’Economist. E di minacciare attivisti e opinion leader locali.

E dire che proprio l’attuale primo ministro nel 2018 era stato acclamato come un paladino della democrazia e della libertà di stampa, dopo aver rilasciato centinaia di politici e giornalisti dal carcere.

Oggi però l’opposizione è debole, annichilita da cinque anni di nullità parlamentare e da una frammentazione che ha portato alla formazione di 40 partiti, la maggior parte dei quali hanno presupposti regionali. Fatto sta che in molte circoscrizioni il Partito della prosperità si presenterà da solo alle elezioni.

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  • Keystone
  • Sabrina Pisu
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