La quasi totalità dell’Assemblea ha respinto nella notte tra venerdì e sabato il bilancio dello Stato. La bocciatura con numeri tanto netti (404 no, un voto a favore e 84 astensioni) rappresenterebbe un fatto quasi senza precedenti nella Quinta Repubblica. Il voto è giunto dopo 125 ore di dibattiti a volte accesi sulla tassazione del patrimonio o quella delle grandi imprese.
La ministra dei Conti pubblici, Amélie de Montchalin, ha definito il dibattito un “lavoro utile” ma ha criticato alcune misure come “incostituzionali, irrealistiche o inapplicabili”. Su X ha denunciato l’”atteggiamento cinico” degli “estremi”, dicendosi tuttavia “convinta” della possibilità di un compromesso.
Tra le misure contestate ci sono una “imposta universale” sulle multinazionali e aumenti di tasse su riacquisti di azioni e dividendi. Il bilancio passerà ora all’esame del Senato. Il Governo spera ancora di far adottare il bilancio entro fine anno, ma ci sono diverse opzioni sul tavolo, incluso il ricorso all’articolo 49.3 della Costituzione o l’adozione di una “legge speciale”.








