Le conseguenze dei dazi imposti dal presidente USA Donald Trump si fanno sentire anche nelle campagne svizzere, in particolare tra i produttori di latte. Di fronte al freno dell’esportazione di formaggio Gruyère negli Stati Uniti, infatti, questi sono stati costretti a diminuire la loro produzione per evitare una diminuzione del prezzo del latte.
Jean-Philippe Yerly possiede 250 mucche da latte proprio per produrre il Gruyère di denominazione d’origine protetta, alimento molto apprezzato negli Stati Uniti. Per via di questa imposta doganale supplementare l’associazione di categoria gli ha chiesto di ridurre la produzione del 5%. L’allevatore ha spiegato ai microfoni della RTS che bisogna prevedere, anticipare un po’ le cose e non ritrovarsi a metà del prossimo anno con scorte troppo elevate perché sarebbe un brutto segnale per le vendite. Così, per evitare una sovrapproduzione di latte, che farebbe crollare i prezzi, Jean-Philippe Yerly ha deciso di vendere diverse mucche. “Questo comporta una diminuzione delle entrate, spiega, la nostra produzione di latte diminuirà di 35’000 litri. Si tratta di una perdita di guadagno notevole”.
Le esportazioni di Gruyère DOP negli Stati Uniti sono diminuite del 15% nel primo semestre. E visto che a livello svizzero, la produzione di latte quest’anno è stata troppo elevata, una quantità significativa sarà trasformata in panna e burro per il mercato mediorientale. “ll burro può essere facilmente conservato, congelato per diversi mesi - riferisce Stefan Kohler, direttore Interprofessionale Latte - e viene acquistato dai contadini a un prezzo elevato. Ma per l’esportazione il burro perde valore e noi ne pagheremo le conseguenze”.
Questa operazione dovrebbe costare 9,5 milioni di franchi, una spesa necessaria affinché i produttori di latte continuino a percepire un prezzo al litro adeguato.