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L’Unione europea che vuole tornare a essere competitiva

La questione è al centro di un vertice informale in corso in Belgio - L’economista André Sapir: “C’è un problema di investimenti, ci vuole un federalismo dei capitali”

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Europa: competitività rispetto a USA e Cina

SEIDISERA 12.02.2026, 18:00

  • KEYSTONE
Di: SEIDISERA - Andrea Ostinelli / Pa.St. 

L’economia europea continua a perdere velocità rispetto a Stati Uniti e Cina: come ripristinare la competitività? È il tema al centro del vertice informale dei leader europei in corso in Belgio. Un vertice a cui prendono parte anche gli ex premier italiani Mario Draghi (anche ex presidente della Banca centrale europea) ed Enrico Letta, autori di due rapporti sulla questione, pubblicati quasi due anni fa.

Rapporti che evidenziavano gli ormai noti mali dell’economia: gli alti costi dell’energia (nell’UE più alti che negli USA), la difficoltà a reperire capitali, la ricerca e l’innovazione, i mercati dei servizi frammentati, dall’energia alle telecom, ai trasporti. E all’orizzonte non si vedono delle soluzioni, se è vero che soltanto il 15% delle misure consigliate dall’ex presidente della BCE è stato tradotto in norme.

Dal ritiro, che si tiene nel castello cinquecentesco di Alden Biesen, nel Limburgo, i leader dei 27 non devono prendere decisioni nero su bianco. Ma devono almeno intendersi sulle maggiori urgenze da affrontare questa primavera, vedasi il mercato dei capitali che, se realizzato, avrebbe un impatto benefico trasversale sull’economia europea.

Mentre la Francia spinge per investimenti su vasta scala finanziati col debito comune e per la preferenza per il Made in Europe, la Germania - che respinge il debito - insiste sugli accordi commerciali come quello col Mercosur e sulla semplificazione, in buona compagnia con l’Italia che con una ventina di Paesi vuole rimettere in discussione le regole sul CO2.

Il mercato dei capitali che si scontra con la sovranità nazionale

Quello del mercato dei capitali è uno dei problemi centrali per la competitività dell’Unione europea: i 27 non sono ancora riusciti a darsi un quadro unico per i servizi finanziari. Il risultato: 300 miliardi circa di risparmi europei, ogni anno, vengono investiti negli Stati Uniti, dove finanziano soprattutto le imprese attive nell’innovazione.

Come mai? “Il fatto - spiega a SEIDISERA il professor André Sapir, economista e ricercatore al Bruegel Institute - è che si toccano questioni di sovranità nazionale: regole sui fallimenti, normative fiscali, e la sorveglianza sui servizi finanziari. I Paesi dell’UE devono chiedersi: siamo pronti a condividere i rischi? Posso fidarmi del modo in cui gli altri gestiscono i rischi finanziari?” Si tratta di una “realtà profonda”, dice, legata al fatto “che non siamo gli Stati Uniti d’Europa: non abbiamo un’unione politica e non abbiamo un’unione fiscale”.

Insomma, il nocciolo della questione è che l’Unione europea non ha un mercato dei servizi finanziari per un istinto di conservazione delle sovranità nazionali, quando la risposta ovvia - in termini economici - sarebbe una sovranità condivisa fra i 27 per un mercato unico in cui domanda e offerta di capitali si possano incontrare liberamente.

È una questione, quella dei capitali, su cui mettono l’accento tanto Mario Draghi quanto Enrico Letta, sottolinea Sapir. “In Europa abbiamo un problema d’investimenti, in particolare nell’ambito dell’innovazione: sono le giovani imprese che non riescono a crescere, e che spesso partono per gli Stati Uniti, per avere accesso al capitale di rischio. È su questo che bisogna fare dei passi avanti. Non si tratta di fare un federalismo completo, ma un federalismo ‘pragmatico’, come dice Draghi, orientato al mercato dei capitali”.

Due anni sono ormai trascorsi da quando gli ex premier italiani, Draghi e Letta, hanno presentato i loro rapporti, da quando l’ex presidente della BCE preconizzava la “lenta agonia” dell’Europa. Ma lo stallo è sotto gli occhi di tutti. Mercoledì al Parlamento europeo la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha rilanciato la questione, esortando i 27 a portare avanti insieme l’integrazione del mercato dei capitali, ma riservandosi di utilizzare lo strumento della “cooperazione rafforzata”, previsto dai trattati, per andare avanti con gli Stati che vorranno.

Il professor Sapir si chiede: “Abbiamo abbastanza leadership, in Europa, per riconoscere che siamo di fronte a delle sfide importantissime, non soltanto di natura economia, di competitività, ma sfide di tipo geopolitico sul posto dell’Europa nel nuovo ordine mondiale? Questo mercato unico, comune, che è sempre stato al centro del progetto economico - e il cuore del dinamismo economico dell’Europa - può essere fatto progredire affinché l’Europa economicamente possa svolgere un ruolo anche a livello geopolitico?”.

I ricordi dell’economista tornano all’”epoca d’oro” delle Commissioni di Jacques Delors, fra la metà degli anni Ottanta e quella del Novanta: anni in cui si rinvigoriva il mercato unico, grazie al cui dinamismo si gettavano le basi dell’euro, la moneta unica. “Ma Delors aveva la coppia franco-tedesca, Kohl et Mitterand. Il motore era composto dal presidente della Commissione, dal cancelliere tedesco e dal presidente francese. E questo è il problema che abbiamo oggi in Europa: la leadership deve trovarsi, allo stesso tempo, a Bruxelles e nelle capitali; in Germania e in Francia in primo luogo, allineate fra loro. Oggi non abbiamo questa situazione, ed è per questo che non riusciamo a progredire. Possiamo e dobbiamo dispiacercene” conclude.

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