Poco distante dall’aeroporto di Minneapolis c’è il Bishop Whipple Federal Building. Da dicembre è divenuto il quartiere generale della polizia federale anti-immigrazione, conosciuta come ICE. E ogni giorno dalle prime ore dell’alba a ogni suo ingresso vi sono manifestanti che protestano contro la sua presenza.

Sin dalle prime ore dell'alba i manifestanti davanti al Centro federale dell'ICE
La maggior parte di loro sono ICE Watchers, cittadini che vigilano sull’operato della polizia. “Non vogliamo che facciano qualcosa di illegale - spiega Wes del gruppo ‘Minnesota 50501’. Vogliamo che sappiano che li stiamo osservando e così renderli responsabili delle loro azioni”. Dall’inizio dell’operazione ‘Metro Surge’ contro gli immigrati irregolari, dei gruppi di cittadini sentinelle sono spuntati ovunque. Ve ne sono a decine. Una crescita proporzionale al numero degli agenti dispiegati. Inizialmente duemila, dopo l’uccisione di Renee Good e le proteste accresciute, altri poliziotti anti-immigrazione sono arrivati nelle Twin Cities sul Mississippi, Minneapolis e St. Paul: “Saranno più di 2’500 - chiosa Wes -. Quasi uno ogni 200 abitanti, non poco…”.
Wes, del gruppo di ICE Watchers "MN 50501"
Roccaforte democratica, Minneapolis è una ‘città santuario’: gli immigrati sono sempre stati accolti e, se non delinquevano, quelli irregolari tollerati. Secondo alcune stime, nell’intero Minnesota gli immigrati clandestini sono 130’000. Dal primo dicembre, circa 2’000 sono stati arrestati per esser espulsi. Cifre ufficiose, per questo c’è chi come Nick Benson, attivista e plane spotter, ogni giorno segue le rotte aerei dei velivoli affittati dalla Homeland Security per trasferirli al confine. “L’unico modo per sapere quanti dei nostri vicini sono portati via è contare chi sale su quegli aerei”, spiega.
L'immagine di Renee Good a pochi passi da dove la donna è stata uccisa
Da poco anche Renee Good, la donna 37enne uccisa mercoledì 7.01.2026 da un agente federale, faceva parte di un gruppo di osservatori. A pochi metri dal luogo della tragedia abitano Lynette e Venus. “Ho sentito ‘bang, bang, bang’ e ho capito immediatamente che si trattava di colpi di pistola - racconta l’ex professoressa di lettere -, poi, subito dopo, il rumore della sua auto che si è schiantata contro l’auto parcheggiata”. “Non sono poliziotti normali quelli - aggiunge Lynette -, sono dei bruti”.
Lynette Reini-Grandell
Non sono sorprese che vi sia stata una vittima; sono scioccate che la vittima sia stata una cittadina americana che non infrangeva leggi. Venus, musicista, ha la sua lettura sulla modalità delle operazioni anti-immigrazione: “Vogliono dividerci e indebolirci - racconta -. Dico ‘dividere noi’, nel senso di noi americani, tutti noi, in tutto il Paese usciamo sconfitti da questa vicenda”. Nelle vie di Minneapolis si vede poca gente, per il freddo, ma serpeggia la paura. All’esterno dei locali si vedono molti cartelli che invitano gli agenti dell’ICE a non entrare.
Il cartello anti-ICE all'esterno di una caffetteria
I fermi brutali sono noti ormai a tutti. Immagini di interventi aggressivi degli agenti circolano sui social media. Anche Noah e Judy, ormai in pensione, seguivano, filmavano e documentavano le azioni della polizia anti-immigrazione nel loro quartiere. Settimana scorsa, spiegano mostrando un video, sono stati intimidati: “Così smettiamo di osservare, segnalare dove si trovano, avvisare la gente - racconta ancora scossa Judy -. È una dimostrazione di forza”. Il marito rincara: “Vanno davanti alle scuole all’ora di uscita, quando si va a prendere i figli per arrestare i genitori… Non vanno a caccia dei criminali!”. Gli agenti fanno il loro dovere, obiettiamo, gli immigrati sono entrati illegalmente negli Stati Uniti… “Stanno facendo passare il messaggio che stanno catturando criminali sessuali, i criminali più pericolosi… - risponde Noah - Ma quello che stanno facendo è fermarsi alle fermate degli autobus, afferrare le persone e chiedere loro: ‘Di che Paese sei?’. Anche l’intervento degli agenti dell’ICE deve rispettare il diritto!”.
Noah e Judy Ley abitano a St. Paul. Anche loro hanno fatto gli ICE watcher
In questa roccaforte democratica, le proteste contro i raid anti-immigrati non hanno coinvolto solo attivisti e chi è impegnato politicamente. Lucia è un’ex insegnante. Da dicembre ha iniziato a fare la spesa per i vicini stranieri (“con i documenti in regola, ma il colore della pelle diverso”, assicura) che hanno paura di essere fermati dall’ICE. Lavora in proprio e da dicembre fa la spesa per i vicini che non possono. “Ho solo sentito il dovere di fare qualcosa per i miei vicini - spiega Lucia -. È la cosa più importante. È il mio modo di farmi sentire”.
Lucia Gardner, attivista anti-ICE... suo malgrado
Mercoledì sera, nel corso del fermo di un cittadino venezuelano senza permesso, un’altra persona è stata ferita da un agente federale nel nord di Minneapolis. Le versioni sono discordanti, ma il nuovo episodio non ha fatto che accrescere l’ira. Sono il ricorso ai gas lacrimogeni ha permesso di disperdere la folla di cittadini che protestavano.

Gli agenti dell'ICE schierati la sera di mercoledì 14.01.2026
A quasi sei anni dall’uccisione di George Floyd, Minneapolis torna a essere teatro dello scontro politico nazionale. In città si respirano estenuazione e rabbia. Pare un assedio e il contesto politico (non ultima la maxi-frode ai danni dello stato federale che ha coinvolto la comunità somala locale) ha trasformato lo scontro tra l’Amministrazione repubblicana e le autorità locali democratiche nella tempesta perfetta per la battaglia ideologica.
Vicino al memoriale per Renee Good, i volti che associano la sua morte a quella di George Floyd nel maggio 2020
Per tutto questo, ancora una volta, Minneapolis è il fronte del malessere americano.











