Mondo

Nagorno-Karabakh, via ai negoziati

Conclusa la guerra lampo che ha “ristabilito la sovranità azera”, si teme ora la partenza di 120’000 abitanti

  • 21 September 2023, 06:08
  • 21 September 2023, 09:45
  • INFO

RG 07.00 del 21.09.2023 La corrispondenza di Stefano Grazioli

Di:AFP/pon

Yevlakh, 300 chilometri a ovest di Baku, ospita da oggi (giovedì) i negoziati fra Azerbaigian e separatisti armeni sul futuro del Nagorno-Karabakh, l’enclave a maggioranza armena in territorio azero (e azera per il diritto internazionale).

Le trattative partono a 24 ore dalla conclusione della guerra lampo, che in un solo giorno di combattimenti ha permesso alle truppe fedeli al presidente Ilham Aliev di sbaragliare le milizie armene. Dal primo pomeriggio di mercoledì è in vigore un cessate il fuoco concordato su proposta della forza di pace russa. I separatisti, costretti al disarmo, hanno dovuto arrendersi. Secondo l’ultimo bilancio, gli scontri hanno causato la morte di 200 persone e il ferimento di altre 400.

583973005_highres.jpg

Proteste contro il Governo Pashinian a Erevan: i nazionalisti armeni contestano la gestione della situazione, il premier traballa

  • keystone

“Ristabilita la sovranità azera”

Le trattative di Yevlakh, nelle intenzioni di Baku, dovranno condurre a una reintegrazione pacifica del Nagorno-Karabakh nell’Azerbaigian e una normalizzazione dei rapporti con l’Armenia. Una parte di esso rimaneva sotto controllo armeno anche dopo il conflitto del 2020, durato sei settimane e che già aveva visto l’Azerbaigian ridisegnare a proprio favore la linea di contatto. “Abbiamo ristabilito la nostra sovranità”, ha dichiarato Hikmet Hajiev, un consigliere di Aliyev. Parallelamente, nel pomeriggio è prevista una riunione del Consiglio di sicurezza dlel’ONU.

583952948_highres.jpg

Una vittoria su tutta la linea per il presidente azero Ilham Aliyev

  • keystone

Si teme un esodo di massa

Se la crisi militare si chiude, quella umanitaria potrebbe essere ancora agli inizi: la vittoria azera fa temere un esodo di 120’000 abitanti della regione in direzione della madrepatria armena. In 10’000 sono già partiti, fra cui donne e bambini, secondo un responsabile separatista, e i peacekeeper russi hanno detto di aver contribuito all’evacuazione di 5’000 profughi. Una folla si è radunata all’aeroporto di Stepanakert, che è sotto il loro controllo.

583997545_highres.jpg

Civili armeni all'aeroporto di Stepanakert

  • keystone

Anche dopo l’inizio della tregua ci sono state scaramucce. L’Armenia ha accusato l’Azerbaigian, il cui esercito - con armi leggere- avrebbe sparato su alcune postazioni alla frontiera fra i due Paesi, mentre i separatisti hanno denunciato una violazione del cessate il fuoco giovedì mattina, quando colpi sono stati uditi nella capitale regionale Stepanakert.

Si registra inoltre l’uccisione di due soldati russi, la cui auto è stata bersagliata mercoledì. Da soldati azeri, secondo quanto reso noto dal Cremlino: il presidente Aliyev ha porto le scuse ufficiali del suo Paese a Vladimir Putin.

Gli antefatti

Il Nagorno-Karabakh, azero per il diritto internazionale, è conteso da decenni fra i due Paesi, dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica. La guerra ha conosciuto un apice nei primi anni ‘90 quando la regione si era dichiarata indipendente e l’Armenia aveva scacciato gli azeri dalla regione montagnosa conquistando anche porzioni di territorio attorno ad essa. Le ostilità causarono circa 30’000 vittime. Il conflitto, mai del tutto sopito, è poi riesploso nel 2020, quando Baku ha lanciato con successo un’offensiva forte dell’equipaggiamento fornito dalla Turchia. Il cessate il fuoco arrivò dopo 44 giorni di combattimenti a cavallo fra settembre e novembre, con un bilancio di 6’500 morti. Ha ridefinito il tracciato della linea di contatto a vantaggio dell’Azerbaigian. Mosca aveva mediato l’accordo di tregua e inviato una forza di mantenimento della pace. Una parte della regione resta sotto controllo separatista. Da allora le controversie sono legate soprattutto all’apertura del corridoio di Lachin, che collega il Nagorno-Karabakh all’Armenia e che permette i rifornimenti. Il suo blocco, negli scorsi mesi, ha portato a carenze di cibo, carburante e medicinali. Insoddisfatta della Russia, ora concentrata sulla guerra in Ucraina, l’Armenia ha cercato ultimamente appoggio a Occidente. Fino a mercoledì si sono svolte esercitazioni militari che per una settimana hanno impegnato soldati armeni e statunitensi. L’interessamento di Washington verso un altro alleato tradizionale di Mosca è stato accolto con irritazione dal Cremlino.

Correlati

Ti potrebbe interessare