Cronaca

Il Cile ricorda il suo 11 settembre

1973-2013, 40 anni dopo: mille persone si sdraiano per strada in ricordo dei 1'200 "desaparecidos" a Santiago; focus sul ruolo avuto dal Ticino e dalla Svizzera

  • 11 September 2013, 09:42
  • 13 September 2023, 11:48
cile 11 settembre, web.jpg
  • Twitter-clarin.com

Mille persone si sono stese per terra ieri, martedì, su una strada nel centro di Santiago del Cile per commemorare i 1'200 "desaparecidos" (scomparsi) negli anni del regime di Augusto Pinochet.

Si tratta di una delle tante iniziative organizzate anche per ricordare la morte del presidente socialista Salvador Allende avvenuta durante il golpe dell'11 settembre del 1973, esattamente 40 anni fa. La mobilitazione, organizzata su diversi social media, è stata chiamata "Voler non vedere": per 11 minuti, i partecipanti si sono sdraiati con la faccia rivolta al cielo.

In altri punti della città ci sono stati concerti, conferenze e letture di poesia. Nel corso di un'altra iniziativa sono stati bruciati dei libri, simbolo della repressione sul fronte culturale. Molti degli eventi principali sull'11 settembre si sono comunque svolti nei giorni scorsi. Ieri, in due cerimonie separate, sono intervenuti il presidente Sebastian Pinera e il suo predecessore, la socialista Michelle Bachelet, candidata
alle prossime elezioni in programma a novembre.

RedMM/txt

Cile, 11 settembre 1973, "Nuca mas" , la puntata del 29 agosto 2013 di Falò

L'abbraccio del Ticino , la puntata dell'11 settembre 2013 di Laser

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  • CSI 10.9, il servizio di Alessandro Bertellotti

    • 11.09.2013
    • 11:41

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  • L'ultimo discorso di Salvador Allende, presidente del Cile dal 3 novembre 1970 fino alla sua destituzione avvenuta l'11 settembre 1973, giorno della sua morte

    • 06.09.2013
    • 11:06

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  • Primo proclama della Giunta militare in Cile

    • 06.09.2013
    • 10:55

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L'intervista

,deceduto nel 2005 all'età di 103 anni, è stato per lunghi anni pastore a Lugano. Dopo il pensionamento è stato membro del Consiglio comunale luganese, nonché deputato al Gran consiglio ticinese. Il suo nome è ricordato, soprattutto, per l’aiuto dato a diverse centinaia di profughi cileni, costretti ad abbandonare il loro paese per sottrarsi alla repressione della giunta militare di Pinochet. Molti di questi profughi arrivarono in Ticino attraverso l'azione "posti liberi", sostenuta e promossa in particolare da padre Cronelius Choch e da Guido Rivoir. Un'iniziativa che coinvolgeva, in primo luogo, cittadini comuni che ospitavano nelle loro case esuli cileni, entrati in Svizzera in clandestinità, sfidando anche le indicazioni delle autorità federali, che esigevano "un visto", difficile da ottenere. Intervistato da Giacomo Newlin, Guido Rivoir ricorda: “ All’inizio non ho avuto nessun aiuto da parte delle organizzazioni ufficiali e delle autorità federali; solo col passare del tempo la situazione è cambiata ”.

Le testimonianze

fu uno tra i primi profughi cileni che giunsero in Svizzera. Al microfono di Alessandro Bertellotti ripercorre con la mente quei giorni, la fuga e l'arrivo nella Confederazione. Ex giornalista residente in Ticino ricorda: " H o messo in salvo la mia famiglia ".

, coordinatore educativo all’interno di una fondazione impiegata nel recupero di giovani con problemi di dipendenze, all’epoca del golpe in Cile aveva 15 anni. Giunto in Ticino attorno ai 25 anni ricorda: " ...erano gli anni del liceo; ho vissuto più in Svizzera che in Cile ".


Guido Rivoir

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  • Guido Rivoir, al microfono di Giacomo Newlin, ricorda quegli anni

    • 06.09.2013
    • 12:01


Oscar Cariaga


Hector Pabst

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  • Oscar Cariaga: "la fuga, l'unica salvezza"

    • 06.09.2013
    • 12:52

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  • Hector Pabst, al microfono di Alessandro Bertellotti

    • 06.09.2013
    • 13:15

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