Il caldo estremo durante le competizioni sportive è un tema che negli ultimi anni torna sempre più spesso al centro del dibattito.
Anche ai Mondiali di calcio in corso tra Stati Uniti, Messico e Canada i calciatori sono chiamati a confrontarsi con condizioni ambientali impegnative, che possono influire sia sulle prestazioni sia sulla salute.
Ma che cosa succede esattamente al nostro organismo quando facciamo attività fisica a temperature elevate? E le pause per dissetarsi (i cosiddetti cooling break) imposte dalla FIFA a metà di ogni tempo, servono davvero? Il giardino di Albert lo ha chiesto a Bruno Capelli, caposervizio al Cardiocentro Ticino e coordinatore del servizio EOC Sport.
Lo sport in estate
La consulenza 28.05.2026, 13:00
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Il sistema di termoregolazione sotto stress
“Il nostro corpo cerca costantemente di mantenere la temperatura attorno ai 37 gradi”, spiega il medico sportivo. Quando si fa attività fisica, il corpo produce già calore attraverso il metabolismo muscolare. Se a questo si aggiunge il calore esterno, l’organismo deve attivare meccanismi supplementari di dissipazione.
“Per disperdere il calore, i vasi sanguigni della pelle si dilatano (causando il tipico arrossamento, ndr.) e il cuore aumenta frequenza e forza dei battiti per pompare più sangue”. Un ruolo fondamentale è svolto anche dal sudore: evaporando sulla pelle, sottrae calore al corpo. Se però l’aria è molto umida, questo meccanismo diventa meno efficace.
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Con meno disponibilità di sangue e ossigeno per i muscoli e un maggior consumo di glucosio, le prestazioni tendono di conseguenza a diminuire. È una questione di compromesso: per mantenere le funzioni vitali, il nostro organismo dà priorità al controllo della temperatura piuttosto che alla prestazione sportiva. “Il nostro cervello riduce già involontariamente l’intensità tollerabile come meccanismo protettivo”, precisa Capelli.
Ondate di calore
Il giardino di Albert 07.09.2024, 16:55
Dai crampi al colpo di calore
Le conseguenze del caldo eccessivo vanno dalla disidratazione dovuta a perdita di liquidi attraverso il sudore ai crampi legati alla perdita di minerali, fino all’esaurimento da calore, con una temperatura corporea che può raggiungere i 40 gradi, con tachicardia importante, diminuzione della pressione, nausea e vertigini. Il rischio più grave è il colpo di calore. “La temperatura corporea può arrivare anche fino a 42 gradi, dove tutto il sistema di produzione di energia non funziona più e gli organi vitali cominciano a soffrire”, avverte Capelli. Una situazione potenzialmente letale.
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Differenze tra discipline
Negli sport di resistenza come maratona e ciclismo in condizioni di caldo estremo si osserva principalmente una diminuzione del ritmo e della capacità di ottenere tempi record. Negli sport intermittenti come il calcio, invece, “vediamo una diminuzione nella potenza o nella velocità negli sprint e nella lucidità”, ha spiegato il medico, a causa della pressione più bassa, della disidratazione e degli squilibri elettrolitici. Alcuni studi hanno dimostrato che il caldo può aumentare persino l’aggressività fisica dei calciatori.
La provenienza conta
La domanda sorge spontanea: la provenienza da climi caldi può portare un vantaggio reale in campo? Capelli conferma: “Il corpo si abitua al caldo, il cervello è in grado di adattarsi a resistere a una temperatura diversa”.
Per questo, anche le squadre che provengono da Paesi con climi più freddi compiono un lavoro di acclimatazione: serve un periodo di 7-14 giorni di allenamento progressivo in ambienti caldi, aumentando gradualmente intensità e durata dell’allenamento. Dopo due settimane, il corpo inizia a sudare prima e più intensamente, migliorando l’irrorazione sanguigna. La temperatura corporea rimane quindi più stabile e lo sforzo diminuisce.
Per alcuni, come i giocatori della nazionale inglese, la preparazione inizia ben prima: per mesi si sono allenati su delle cyclette dentro a tende calde e umide.
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Le pause per idratarsi
Se da una parte è quindi possibile abituarsi al caldo, dall’altra molto possono fare le buone pratiche adottate durante lo sforzo fisico. Ai Mondiali 2026 sono stati imposti i cosiddetti “cooling break”, pause di tre minuti a metà del primo e del secondo tempo delle partite. Per il dottor Capelli, sono utili, ma non sufficienti da soli. “Bisognerebbe anche cercare di raffreddare un po’ il corpo e stare nelle zone ombreggiate”, osserva.
Ma la preparazione deve iniziare ore prima: “Deve esserci un’idratazione veramente notevole nelle quattro-sei ore prima della partita, arrivando con un 150% della normale idratazione”. Fondamentale integrare non solo acqua ma anche elettroliti.

13 giugno 2026: i giocatori della Scozia si rinfrescano durante un cooling break
Durante i Mondiali 2026 hanno iniziato a circolare in rete anche le immagini di innovazioni tecniche di ultima generazione, come gilet rinfrescanti con gel pre-congelato, giacche isolanti che intrappolano l’aria fredda per massimizzare l’effetto, e copriscarpe speciali che utilizzano gel rinfrescante per abbassare la temperatura dei piedi.
Il futuro dello sport all’aperto
Con il cambiamento climatico, le temperature estreme diventeranno un fattore sempre più limitante. “C’è un progressivo aumento della temperatura, quindi a lungo andare bisognerà attuare dei meccanismi protettivi”, avverte Capelli. La soluzione potrebbe essere organizzare le competizioni in orari serali o evitare le ore più calde della giornata. “Questo è un problema da affrontare per tutti gli sportivi e per chi deve organizzare eventi di alto livello”, conclude.
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Il Quotidiano 17.06.2026, 19:00











