Chiedilo al Doc

Perché i bambini dicono bugie e cosa fare

Il pediatra Andreas Wechsler spiega perché i piccoli mentono e come i genitori possono gestire questi comportamenti con esempi concreti e senza moralismi

  • Oggi, 14:51
  • Un'ora fa
"La bugia non è necessariamente un segnale di malizia"
05:18

Chiedilo al Doc: le bugie

Prima Ora 15.04.2026, 18:00

  • Keystone
Di: Silvia Spiga 

Nella nuova puntata di “Chiedilo al Doc: infanzia e adolescenza, istruzioni per l’uso” (la serie di approfondimenti di Prima Ora per affrontare i dubbi legati alla genitorialità), una mamma chiede come comportarsi con la figlia di 9 anni, pacifica ed equilibrata, ma abilissima a dire bugie senza farsi scoprire. Una caratteristica che la preoccupa in vista dell’adolescenza.

Andreas Wechsler, pediatra e specialista della crescita e dello sviluppo del bambino, chiarisce subito un punto importante: a quest’età la bugia non è necessariamente un segnale di malizia, ma un vero e proprio esperimento di trasgressione.

Perché i bambini mentono

Dopo la fase dei 4-7 anni, in cui si sviluppa la teoria della mente, i bambini scoprono che l’altro ha un pensiero proprio e iniziano a giocare con questa scoperta. Le bugie diventano quindi un modo per “portare a spasso” la mente del genitore, verificare i limiti e capire le conseguenze.

In questa fase, spiega il Doc, i bambini sono molto concreti. Capiscono bene cosa si fa e cosa non si fa, seguono le regole e riconoscono l’autorità… ma proprio per questo trovano nella trasgressione un terreno di gioco. Mentire non è un atto “morale”: è un test. E non ha quasi mai un vero scopo.

Come reagire: coerenza, non prediche

Il compito del genitore non è “smascherare” il bambino, né fare lunghe prediche. La morale, essendo astratta, non funziona ancora. Al contrario, il modello che i figli osservano è il comportamento quotidiano degli adulti: la coerenza vale più di mille spiegazioni.

Quando una bugia viene scoperta, il dottor Wechsler consiglia di affrontarla a freddo, in un momento sereno, senza rabbia né umiliazioni. Si nomina il fatto con semplicità: “L’altra sera hai detto proprio una bugia come si deve…”.

Conseguenze educative, non punitive

Poi si passa alla parte pratica: definire insieme una conseguenza concreta, non punitiva ma educativa. Non togliere qualcosa di piacevole, bensì aggiungere un piccolo compito che funzioni da deterrente - un’attività noiosa ma innocua, come aiutare in lavanderia.

Il tutto va vissuto come un accordo reciproco: “Se succede anche a me, cosa facciamo?”. Una sorta di contratto semplice, che valorizza il senso di responsabilità e riduce il fascino della trasgressione.

La puntata si chiude con un messaggio rassicurante: le bugie, in questa fascia d’età, sono parte della crescita. Ciò che conta è restare presenti, chiari nelle conseguenze e soprattutto essere i primi a dire sempre la verità. Il resto lo fa il tempo.

Se anche voi avete domande sulla crescita dei vostri figli, potete mandare le vostre domande per il dott. Andreas Wechsler scrivendo a Chiedilo al Doc.

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