Crans-Montana

“Il rumore mediatico potrebbe giocare a favore degli imputati” 

Nicolas Feuz, procuratore pubblico del Canton Neuchâtel difende l’operato delle procuratrici vallesane e chiede ai media un certo ritegno

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Il bar andato a fuoco dove sono morte 40 persone
06:26

Crans Montana, il pp Feuz difende i colleghi vallesani

SEIDISERA 22.01.2026, 18:00

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Di: Aron Guidotti 

Nicolas Feuz, procuratore pubblico del Canton Neuchâtel difende l’operato delle procuratrici vallesane e chiede ai media un certo ritegno. In un’intervista espone il suo punto di vista sulla relazione tra media e giustizia e risponde, una dopo l’altra, alle critiche mosse il Ministero pubblico vallesano.

Nicolas Feuz, in uno sfogo sui social ha invitato i media alla calma e al rispetto dell’inchiesta del Ministero pubblico vallesano. ha parlato tra l’altro di un non rispetto della presunzione d’innocenza e del fatto che il rumore mediatico potrebbe, qualora fossero condannati, andare proprio a favore dei proprietari del Constellation

“Sì, la presunzione d’innocenza è uno dei fondamenti di uno stato di diritto e significa che solo un tribunale può decidere se una persona è colpevole o meno. Qualsiasi giudizio espresso prima di un processo è una violazione di questo principio e ciò può avere conseguenze al momento del processo. Un processo che, in un caso come quello di Crans-Montana avrà luogo solo tra qualche anno. Una delle possibili conseguenze è che il giudice, o il tribunale, decida di concedere una certa riduzione di pena all’imputato, ritenendo che sia già stato condannato in qualche modo dall’opinione pubblica”.

E a lei nella sua esperienza di procuratore pubblico è capitato?

“È successo a Neuchâtel, in un caso che ha avuto grande risonanza mediatica durante le indagini e anche dopo. Un caso in cui ho dovuto invitare gli avvocati e i loro clienti, alla moderazione, in particolare riguardo a quanto comunicavano ai giornalisti. E in questo caso, il tribunale ha effettivamente concesso all’imputato una leggera riduzione di pena. L’opinione pubblica è rimasta sconvolta da questa decisione e le parti civili, questo è importante ricordarlo, non possono far ricorso sull’entità della pena. Possono ovviamente ricorrere contro una sentenza, colpevole o non colpevole, ma una parte civile non può mai esprimersi sull’entità della pena.”

Mi può dire di che caso stiamo parlando...

“È un vecchio caso che aveva coinvolto il mondo dell’hockey, dove alcuni giocatori di una squadra erano stati accusati di abusi sessuali su delle tifose e in particolare su una minorenne”.

E in questo caso sono stati giudicati colpevoli, ma la pena è stata ridotta a causa del processo mediatico?

“Sì, ha avuto un peso al momento del giudizio”.

Non crede però che le speculazioni dei media siano in realtà il risultato del silenzio da parte del ministero pubblico vallesano?

“Io chiaramente non ho accesso al fascicolo dell’inchiesta, per cui mi esprimo con estrema cautela. Inoltre, anche quando si ha accesso ai fascicoli (penso ai media che se lo sono procurato), si tratta di un fascicolo parziale, così come è costituito in un determinato momento. Nel mio lavoro presso il ministero pubblico, capita anche che non inserisca immediatamente alcuni documenti. Vi faccio un esempio generale. Può riguardare Crans-Montana. Se in qualità di procuratore rilascio mandati di perquisizione alla polizia, non li inserisco necessariamente nel fascicolo. Almeno finché non ricevo il rapporto della polizia con i risultati. E questo rapporto della polizia può richiedere diverse settimane, a volte anche diversi mesi”.

Ok, ma per quanto riguarda la comunicazione ai media, non dico che bisogna rivelare tutto, ma alcune cose potrebbero effettivamente impedire speculazioni e processi mediatici...

“Per quanto mi riguarda mi è sempre stato insegnato che effettivamente è necessario comunicare con i media. Nel Caso di Crans-Montana forse si sarebbe potuto usare l’off per spiegare perché non si potevano dire certe cose. E penso che effettivamente sia preferibile agire in questo modo piuttosto che optare per un silenzio totale”.

Nicolas Feuz, la procura vallesana è sotto il fuoco delle critiche, prima di passarne alcune in rassegna. Come valuta, in generale, l’operato del Ministero pubblico vallesano?

“Una cosa piuttosto interessante in ciò che pubblicano i media, in particolare i media svizzeri tedeschi che sono piuttosto virulenti, è che si basano su esperti, ma il più delle volte non fanno il nome. E quando lo fanno, si citano ad esempio professori universitari che per me rimangono accademici che, per la maggior parte, non hanno mai fatto un’istruzione, non sono mai andati alle 3 del mattino su una scena del crimine, non hanno mai dovuto prendere decisioni urgenti in base a una determinata situazione. Gli avvocati degli imputati o dei querelanti non sono esperti nel senso che, pur essendo professionisti del diritto, non sanno per forza, nella pratica, come funziona un’istruzione. Va anche detto che il pubblico ministero vallesano, come qualsiasi pubblico ministero in qualsiasi caso, non è solo nel momento in cui prende le decisioni. Si tratta di decisioni che vengono prese ovviamente in collaborazione con la polizia. Per tornare più specificamente alle critiche e alle accuse mosse al pubblico ministero vallesano, per quanto mi riguarda, e sempre nei limiti di questo mancato accesso al fascicolo, non le condivido. E vi dirò perché”

Ecco appunto, partiamo dalla prima critica, “i proprietari del Constellation andavano incarcerati immediatamente”

“Dunque, sappiamo che alcuni cantoni ricorrono alla detenzione preventiva in modo molto più facile rispetto ad altri. Vi direi che a Neuchâtel la si utilizza piuttosto con moderazione. Ricordiamo che la libertà di un imputato durante le indagini rimane la regola, mentre la detenzione preventiva deve rimanere l’eccezione, l’ultima ratio. E vi dirò anche che nella mia carriera, ho visto molto raramente casi di custodia cautelare ordinata in un caso di reati colposi. La custodia cautelare, il più delle volte, o nella stragrande maggioranza dei casi, viene pronunciata per reati intenzionali”.

Parliamo dei cellulari dei proprietari del bar, confiscati solo 8 giorni dopo il dramma...

“Dalle informazioni del fascicolo che si hanno dai media o dagli avvocati delle parti, so che le perquisizioni, sia delle abitazioni che dei telefoni, sono state ordinate già il 1° gennaio. Quindi da quel momento in poi, direi che il pubblico ministero vallesano non ha fatto nulla di sbagliato. L’esecuzione dei mandati di perquisizione spetta alla polizia. Certo, le procuratrici possono stabilire delle priorità, ma hanno comunque un impatto limitato sulle capacità della polizia. Le direi anche che, per quanto riguarda i telefoni e i computer, si sta un po’ esagerando”.

Ma alcuni avvocati delle famiglie delle vittime sostengono che oramai delle prove importanti sono andate perse

“Non ci credo. Personalmente non ci credo. Ci sono due cose. Si può sempre partire dall’idea che un imputato abbia fatto sparire un telefono, ma poi se si ritrova le cose si mettono estremamente male per lui. Per quanto riguarda l’idea che possa aver cercato di cancellare i dati dal suo telefono, vi direi che i servizi di investigazione digitale all’interno delle forze di polizia sono oggi perfettamente in grado di recuperare e ricostituire i dati cancellati. Sia in un telefono cellulare che in un computer. E se un imputato ha effettivamente cancellato dei dati, non solo li ritroviamo, ma questo renderà il suo gesto ancora più sospetto. “

Ci sono state molte critiche anche sul fatto che il Comune abbia trasmesso direttamente i documenti relativi ai controlli di sicurezza e non ci sia stata una perquisizione

“Non siamo in un paese di cowboy. Ci sono dei principi, in particolare il principio di proporzionalità, che devono essere rispettati quando si perquisisce un luogo. E poi, se è possibile accontentarsi di un mandato di deposito piuttosto che di un mandato di perquisizione, di solito lo si fa. In pratica significa semplicemente che si possono mandare dei poliziotti a prendere un fascicolo allo sportello di un’amministrazione piuttosto che perquisire essi stessi gli uffici.

Vi faccio un esempio. A volte capita che un ospedale telefoni al pubblico ministero, al procuratore, per informarlo che c’è stato un decesso tra le sue mura e che l’ospedale teme che i medici, gli infermieri o altri abbiano commesso un errore medico. In questi casi, chiediamo all’ospedale di inviarci la cartella clinica del paziente e non ci presentiamo come dei cowboy per andare a prenderla. Partire dal presupposto che l’ospedale farà sparire dei documenti non ha senso”.

Parliamo delle autopsie, non sono state fatte in maniera sistematica....

“È una critica che non condivido affatto. Bisogna sapere che un’autopsia medico-legale ordinata dal ministero pubblico nel procedimento penale ha lo scopo di accertare le cause della morte e, soprattutto, deve essere utile al procedimento penale. Se un’autopsia non serve al procedimento penale ma serve solo al diritto civile e al diritto assicurativo, non viene eseguita. Più delicata è la questione di sapere se l’autopsia possa fornire risposte di ordine psicologico alle famiglie in lutto. Direi che la regola di base è che se l’autopsia non serve al procedimento penale ma serve esclusivamente a questo scopo psicologico, la regola di base è che non si ordina l’autopsia. Si può fare in via eccezionale. Bisogna sapere che esiste anche quella che viene chiamata autopsia patologica. L’autopsia patologica non è un’autopsia medico-legale, è un’autopsia effettuata da un ospedale, da medici che non sono necessariamente medici legali e che possono fornire una risposta alla famiglia. Ma l’autopsia in quanto tale non ha alcun impatto sul procedimento penale. E nel caso specifico di Crans-Montana, vi dirò una cosa, dal punto di vista puramente penale, sapere che una persona è morta per ustioni, intossicazione da fumo o calpestamento a seguito dei movimenti della folla in preda al panico non ha una particolare rilevanza. Il decesso è dovuto a uno di questi tre casi. La morte è semplicemente dovuta all’incendio”.

Il Comune ha ammesso delle mancanze nei controlli di sicurezza e soprattutto ha ammesso, senza spiegare perché, che l’ultimo controllo antincendio risale al 2019. Come mai non è sotto inchiesta?

“Ancora una volta devo precisare che non ho accesso al fascicolo, ma penso che lo sarà....se non è già successo. Forse semplicemente non è stato comunicato nulla al riguardo. Bisogna anche dare tempo al pubblico ministero, rispettivamente alla polizia, di esaminare tutti i fascicoli amministrativi, siano essi comunali o cantonali. Perché bisogna anche ricordare una cosa, ovvero che un comune in quanto tale o uno Stato, un cantone in quanto tale, non possono essere indagati nel procedimento. Gli unici che possono essere accusati in un procedimento sono le persone fisiche che lavorano per un comune.

Quindi, bisogna anche dare il tempo di determinare chi ha preso o non ha preso le decisioni necessarie in un determinato momento. Se oggi non è stata ancora presa una decisione al riguardo, forse è perché la cerchia dei potenziali responsabili e la complessa catena di eventi che hanno portato al dramma non è stata ancora determinata. E vi dirò, tre settimane, mi sembra ancora un lasso di tempo del tutto ragionevole”.

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